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Prende il via oggi la nuova rubrica “Pianeta Scuola” a cura di Leonardo Iovino, avvocato, docente di sostegno e cultore della materia di Diritto Privato presso l’Università Phartenope di Napoli.

 

In questi mesi difficili la Scuola ha proseguito nel suo compito sociale, affidatole dalla Costituzione, di educazione e formazione delle studentesse e degli studenti, cercando di superare la distanza fisica attraverso la didattica a distanza nella logica di “fare scuola ma non a scuola”.

Dirigenti scolastici e docenti, da subito, hanno messo in campo forza reattiva e capacità di ricerca e di sperimentazione che non hanno precedenti nella storia della scuola italiana, realizzando uno sforzo e un impegno anche maggiori rispetto al lavoro che quotidianamente svolgevano nelle aule scolastiche. L’obiettivo condiviso dai docenti è stato quello di assicurare, in un tempo di grande difficoltà, nuovo per tutti, un ritmo quotidiano alle attività, temperando gli sconvolgimenti, nonché di restituire ai ragazzi un senso di tranquillità e sicurezza, per  proteggerli ed educarli a rispondere flessibilmente ai cambiamenti e prepararli a trarre insegnamento anche dalle difficoltà, trasformando un momento di crisi in risorsa.

Il trasferimento delle metodologie in presenza alle metodologie a distanza, del cartaceo al digitale, ha avvicinato gli studenti più bravi e con più risorse ma ha amplificato, in alcuni casi, le differenze personali, sociali e culturali e indebolito l’uguaglianza delle opportunità e degli esiti formativi.

Dopo circa tre mesi la “DaD” ha mostrato le proprie fragilità nel reggere elevati livelli di inclusione: il suo buon esito può dipendere, alle volte, da dove si vive, dalla famiglia che si ha, dalla scuola e dai contesti sociali che si frequentano.

Alcuni studenti non possiedono un pc e utilizzano, per le attività, il loro smartphone, non sempre hanno giga a sufficienza per potersi connettere, altre volte l’accesso a piattaforme digitali non è supportato dai dispositivi mobili. Assieme alle problematiche tecniche, bisogna considerare anche il basso livello culturale e le difficoltà linguistiche dei tanti nuclei familiari stranieri.

Gli studenti con bisogni educativi speciali hanno poi potuto confidare essenzialmente sul supporto dei genitori che, in mancanza di assistenti alla comunicazione o all’autonomia, per amore dei propri figli hanno improvvisato ruoli  pedagogici, formativi e terapeutici, laddove fosse richiesto.

Dunque, quella che doveva essere una forma di “pedagogia della vicinanza” si è talvolta rivelata un’occasione di lontananza, prima di tutto per gli studenti più fragili.

In assenza di una “comunità scolastica” e in presenza di bisogni educativi speciali non è facile fare lezione a distanza, ad esempio con alunni autistici occorre lavorare sulle abilità sociali, area di funzionamento che la DaD compromette significativamente.

La Fondazione Agnelli insieme alla Libera Università di Bolzano, all’Università LUMSA di Roma e all’Università di Trento, ha condotto una ricerca online rivolta ai docenti guidata dal Prof. Dario Ianes, ordinario di Pedagogia e Didattica Speciale, per conoscere le criticità più forti per i disabili nella didattica a distanza. L’indagine ha coinvolto 3.170 insegnanti di cui l’84% di sostegno; dall’analisi dei questionari è emerso che uno studente con disabilità su tre è rimasto escluso dalla didattica a distanza o perché si è mostrata inefficace (26%) o perché la DaD non era di fatto praticabile (10,3%); più della metà dei docenti crede che i propri alunni con disabilità stiano patendo una involuzione in termini comportamentali, di autonomia, apprendimento e comunicazione.

Emerge che la DaD ha importanti limiti oggettivi che possono indebolire l’uguaglianza in termini di opportunità formative; l’auspicio è, dunque, che a settembre, attuate tutte le misure per la sicurezza della salute delle comunità scolastiche, si ritorni alla didattica in presenza, da sempre capace di assicurare pari opportunità nell’attuazione del diritto all’Istruzione.

(fonte foto: ilformat.info)