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Ottaviano: gli alunni dell’I.C. “D’ Aosta” vanno a conoscere il patrimonio d’arte e di memorie della “Terra Vecchia”

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Il progetto è stato proposto dall’ Associazione “A. Cifariello”. Carmine Cimmino ha parlato ai ragazzi della storia e degli aspetti sociali del culto di San Michele, e dell’importante funzione svolta nei secoli dalla Congrega “Santa Maria Visitapoveri” per evitare tensioni tra i “nobili” che abitavano lungo la strada del Vaglio e gli “umili”. La storia sociale dei luoghi dimostra che il presente ha salde radici nel passato.

 

Sollecitati dal progetto dell’Associazione “A. Cifariello”, il prof. Michele Montella, dirigente dell’I.C. “D’Aosta”, e Carmine Cimmino hanno fatto in modo che due gruppi di alunni, accompagnati martedì dalle docenti Maria Teresa Ammirati, Pina Rega e Maria Luisa Del Giudice e mercoledì dalle docenti Lucia Battaglia, Anna Giugliano e Luisa Boccia visitassero la Terra Vecchia- il Centro Storico –  e incominciassero a confrontarsi non solo con le splendide opere d’arte della Chiesa di San Michele e con i suggestivi affreschi della Chiesa della Confraternita “Santa Maria Visitapoveri”, ma anche con le facciate dei palazzi antichi, con i cortili interni, con la storia delle famiglie ricche, e di quelle povere, con i basoli che lastricano la strada. Carmine Cimmino ha raccontato ai ragazzi che questa strada, la strada del Vaglio, che congiungeva il Palazzo Medici alla piazza della Taverna, fu la prima strada del Vesuviano ad essere interamente lastricata di basoli: i lavori li fece, nel 1738, un “fabbricatore di sopra San Giovanni”, Giovanni Perillo, che lasciò il ricordo di questa “fabbrica” inciso su un foglio di pietra ancora infisso in un muro di Casa Bifulco. Cimmino ha raccontato storie particolari, per attirare l’attenzione dei ragazzi, e per incominciare a comunicare una verità importante: il conoscere la storia vera della propria terra apre la strada alla conoscenza di sé. Perciò si è dilungato nella “presentazione” delle due statue di San Michele che sono custodite nella chiesa del Patrono: San Michele “’o gruosso”, in legno di ciliegio, che “vince” il diavolo, anche lui scolpito nello stesso tipo di legno prezioso; San Michele “’o piccirillo”, opera viennese in smalto e metallo, forse donato alla Chiesa da Luigi de’ Medici. La processione del Santo Patrono di Ottaviano si svolse, dal 1660 al 1870, l’8 maggio e il 29 settembre, poi quella di settembre venne abolita. E alcuni ragazzi già sapevano, per averlo appreso dai loro genitori, che se l’8 maggio San Michele non esce in processione, per gli Ottavianesi è un segnale infausto.

Mercoledì la “guida” ha spiegato perché il volo degli angeli che è il momento più intenso della processione dell’8 maggio è tradizionalmente affidato a ragazzi della famiglia Duraccio, del ramo che è noto con il soprannome di “maccaronari”: già nel ‘700 questa famiglia controllava , per conto dei principi Medici, l’acquisto di imponenti quantità di grano nel Gargano e nel Tavoliere delle Puglie e gestiva la lavorazione dei maccheroni nell’ “officina” a piazza Taverna, a Ottaviano, e, a Terzigno, nella Taverna dei “Passanti” E poiché il Gargano occupa un posto centrale nel culto di San Michele, parve naturale ai principi e agli Ottajanesi affidare ai Duraccio un ruolo importante nell’organizzazione della festa del Patrono. Da qui il privilegio di far volare come angeli i ragazzi della famiglia. Sono stati mostrati agli alunni dell’I.C. “D’ Aosta” il “San Giovannino” di Guido Reni, la “Santa Egiziaca” di Carlo Cignani, il Crocifisso ligneo che Gennaro Francese scolpì nel 1762, e, in sacrestia, il “San Michele che scaccia i diavoli” di Angelo Mozzillo, la piccola statua di San Michele che trionfa su una diavolessa e la misteriosa lastra di marmo con segni apotropaici che fu trovata negli scavi condotti poco lontano dal Palazzo Medici.

Della Congrega “Santa Maria Visitapoveri”, che dal 1662, ha sede nella chiesa dell’Oratorio, è stata sottolineata la funzione sociale, svolta per secoli dai Priori e dai Confratelli, di smussare nel modo più incisivo i contrasti tra i ricchi e i poveri, i nobili e gli umili, in un quartiere in cui abitavano le famiglie più importanti di Ottaviano, ma anche centinaia di contadini, di muratori, di facchini, insomma di “umili”. Le potenti famiglie dei Bifulco, dei Cola, dei Ranieri, dei De Rosa, i cui palazzi si affacciano ancora sulla strada del Vaglio e su piazza Annunziata,offrivano alla Congrega ingenti somme di danaro, con cui il Priore e i membri del Consiglio procuravano  cibo, abiti e medicine ai poveri, e “maritaggi”, cioè le doti matrimoniali, alle giovani donne del quartiere che non avevano i mezzi finanziari indispensabili per contrarre matrimonio. Il fenomeno complesso di questo caritatevole dialogo tra ricchi e poveri, tra nobili e umili, trovava il suo senso nel tema della morte livellatrice, che gli affreschi della chiesa sviluppano senza toni drammatici, anzi nella serenità della luce che si irradia dal volto della Madonna nel quadro dell’altare maggiore. Cimmino ha ricordato che dopo l’eruzione del 1906 la Congrega dell’Oratorio contribuì con fondi cospicui alla ricostruzione della Chiesa di San Michele e alla “fabbrica” della mirabile cupola che da allora è segno distintivo del panorama della nostra città.

A nome del Dirigente prof. Montella, dei docenti, dei ragazzi, e a nome suo Carmine Cimmino ha ringraziato il parroco di San Michele, don Michele Napolitano, e il dott. Annunziata, Priore della Congrega “Santa Maria Visitapoveri”, per la disponibilità e la cortesia con cui hanno accolto i visitatori.