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A Nola la situazione Covid non è delle migliori. Il numero dei contagiati è in crescita e le strutture pronte ad ospitare i positivi al virus hanno ormai terminato i posti disponibili. Ci stiamo avvicinando ad una presunta nuova chiusura e gli ospedali in Campania hanno bisogno di nuovi spazi per fronteggiare l’emergenza sanitaria. A Nola, dopo la chiusura del pronto soccorso, avvenuta negli scorsi giorni, l’ospedale mostra segni di criticità non di poco conto. A pagarne le conseguenze infermieri e pazienti.

L’estenuante lavoro degli infermieri non basta. Il nosocomio nolano non è riconosciuto ufficialmente quale Covid center, adatto, cioè, alla cura delle malattie infettive, ma dovrebbe fungere da struttura “stop Covid”, vale a dire sede momentanea pronta ad ospitare al massimo 12 pazienti positivi al virus che dovrebbero poi essere trasferiti appena possibile in una delle vicine strutture autorizzate. La realtà è ben diversa. Ben 20 sono le persone contagiate che attualmente si trovano nel presidio ospedaliero della città bruniana. Una soluzione che non rincuora, se si considera il problema principale: la mancanza di percorsi Covid.

In seguito alle numerose polemiche, è stato deciso che il pronto soccorso sarebbe dovuto essere riaperto. Le modalità, però, sono ancora poco chiare. Allo stato attuale, quello che funge da pronto soccorso generale, cioè destinato all’accoglienza di pazienti con patologie differenti dal coronavirus, è stato spostato nel seminterrato, che non solo non è stato adeguatamente sanificato, ma al tempo stesso risulta inadatto per i suoi spazi interni, non abbastanza ampi da fronteggiare un eventuale boom di emergenze. Per rendere tale ambiente operativo sin da subito, si è deciso di ricorrere ad un tipo di sanificazione basata su sistemi di vaporizzazione che ricorrono all’uso di ipoclorito di sodio, la classica candeggina, a fronte di un più corretto nebulizzatore a base Easychlor, compresse effervescenti per la disinfezione e sanificazione.

Al contempo, è stato stabilito che il pronto soccorso posto al piano terra sia riservato esclusivamente ai pazienti positivi al Covid, nonostante manchino i percorsi idonei e la struttura non sia in grado di ospitale per un periodo prolungato più di 12 contagiati, a fronte dei 20 attuali. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, non solo i pazienti in generale che, una volta messo piede in struttura, corrono il rischio di incorrere in facili contagi, ma anche e soprattutto gli infermieri del pronto soccorso, costretti ad affrontare intere giornate lavorative totalmente bardati, senza punti adeguati di ristoro dove recuperare le forze, dividendosi senza sosta tra i reparti Covid e non. Una situazione che lascia molto riflettere, con ambulanze che continuano ad arrivare per poi essere subito allontanate a causa della mancanza di ulteriori posti per chi, colpito dal virus, necessita di cure imminenti.