“Se i cittadini mi daranno la possibilità di rappresentarli nel Consiglio regionale della Campania, pretenderò , senza alcun tentennamento e a prescindere dal colore politico, l’introduzione di una legge regionale che tuteli i territori già fortemente stressati dalla massiccia presenza di impianti di smaltimento dei rifiuti”. Alessandro Cannavacciuolo, 32 anni, ambientalista di Acerra e persecutore di ogni tipo di illegalità che si consuma nel territorio della Terra dei Fuochi, si candida alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania, dopo aver superato le Regionarie del Movimento Cinque Stelle. Il giovane ecologista dunque scende in campo nell’agone politico e tiene già pronta una proposta di legge in vista dei prossimi, importanti, appuntamenti che si stanno profilando non solo per il territorio di Acerra ma anche per tante altre terre martoriate dall’inquinamento. “C’è l’assoluta urgenza – spiega – di introdurre nuovi parametri di tutela dei territori già saturi di impianti impattanti. Per fare un esempio lampante prendiamo il caso di Acerra. Qui sono spuntate come funghi, grazie alle autorizzazioni della Regione, decine e decine di aziende che stoccano e trattano ogni giorno valanghe di rifiuti, anche molto pericolosi. Questo vero e proprio polo dei rifiuti è sorto, guardacaso, proprio accanto all’inceneritore e alla centrale a biomasse più grandi d’Europa. Tutto ciò non è umanamente accettabile. Bisogna a tutti i costi mettere dei paletti normativi che siano in grado di limitare al massimo questo scempio se non addirittura di fermarlo laddove le condizioni ambientali risultino compromesse, come ad Acerra e in altri territori della Terra dei Fuochi”. A questo punto però ci si chiede quali soluzioni tecnico normative presenti la proposta. “Bisogna approvare una legge regionale – specifica Cannavacciuolo – che stabilisca il principio del fattore di pressione ambientale in quel determinato territorio per il quale è stata avanzata la richiesta di autorizzazione da parte delle aziende impattanti. Nella stessa legge si devono tenere in considerazione anche gli impianti che operano al di fuori dei confini comunali ma con un raggio di ricaduta delle emissioni pari almeno a un chilometro. Il fattore di pressione deve essere attribuito a ogni categoria di impianto e nel caso in cui nella fase di studio previsionale venga superato il limite prefissato allora questa condizione è già sufficiente a negare la richiesta di autorizzazione all’insediamento dell’impianto. In questo modo si dà anche la possibilità agli organi preposti al rilascio dei permessi di negare le autorizzazioni nei territori compromessi in maniera giusta e ben motivata”. Cannavacciuolo ha però anche un ultimo suggerimento in materia: “Dobbiamo anche agire sull’Arpac, cioè sugli organismi di controllo ambientale: solo controllando l’inquinamento in modo davvero approfondito, altamente scientifico e indipendente potremo assicurare certamente la corretta applicazione delle leggi a tutela della salute pubblica e ambientale”.

