Nel 1564 Daniele da Volterra vestì i nudi del “Giudizio Universale” e lo chiamarono “Braghettone”

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Mentre leggevo la storia della docente americana licenziata perché ha mostrato agli allievi l’immagine del David di Michelangelo, mi sono ricordato di Daniele da Volterra a cui fu ordinato di “vestire” i nudi del “Giudizio Universale” della Cappella Sistina e che, per questo, “meritò” il soprannome di “Braghettone”. Ma se Daniele non avesse “coperto” le nudità, quegli affreschi straordinari sarebbero stati sicuramente cancellati e distrutti.

Concluso il Concilio di Trento, papa Pio IV avviò la Controriforma indossando i panni del censore implacabile: e perciò accrebbe il potere dell’Inquisizione, ordinò che non ci fosse nessuna pietà per streghe e “fattucchiare” e si convinse che era necessario “coprire” con mantelli e mutande i santi del “Giudizio Universale” la cui nudità lo turbava ogni giorno, quando andava a pregare nella Cappella Sistina: insomma, Michelangelo aveva esagerato. Nel 1564, approfittando – dicono gli studiosi – anche del fatto che Michelangelo era morto, nel febbraio di quell’anno, e dunque non avrebbe potuto protestare – e quando Michelangelo protestava, non c’era via di scampo per nessuno – il papa censore incaricò Daniele Ricciarelli da Volterra di dare un po’ di decenza e di decoro a quelle figure: l’artista era stato amico del Buonarroti, aveva fatto parte della cerchia dei suoi collaboratori, lo aveva ritratto in un dipinto, e dopo la sua morte, in due busti di bronzo, commissionati dal nipote del Maestro. Daniele da Volterra coprì con foglie di fico e con brache i genitali degli “attori” di quel magico “teatro” che è il “Giudizio Universale” della Cappella Sistina ed ebbe l’accortezza di dipingere a tempera le coperture, salvando, nella sua integrità, il “lavoro” di Michelangelo. Se egli non fosse intervenuto, quegli affreschi sarebbero stati sicuramente cancellati, e distrutti definitivamente: ma i contemporanei non gli riconobbero questo merito, anzi gli affibbiarono, come marchio di eterno insulto, il soprannome di “Braghettone”.Le “correzioni” del “Giudizio”, spesso affidate a pittori veramente mediocri, continuarono anche nei secoli successivi, ma nessuno se ne accorse. L’intervento di Daniele da Volterra fu radicale solo sulle figure di Santa Caterina e di San Biagio: la Santa Caterina di Michelangelo era completamente nuda e San Biagio era piegato su di lei, alle sue spalle, in una “posa” che poteva consentire una “lettura” equivoca (vedi immagine in appendice). Daniele da Volterra “ricoprì” la Santa con un abito verde e lasciò intatte la testa, le braccia e la ruota del martirio, ma la figura di San Biagio venne rifatta nella sua interezza: il Santo ora non è più piegato su Santa Caterina, ma rivolge il suo devotissimo sguardo verso Cristo venuto a giudicare (vedi immagine in appendice). Negli anni ’90 del Novecento la Cappella Sistina venne restaurata: dopo lunghe discussioni, fu deciso di cancellare tutte le “correzioni” apportate nei secoli al “Giudizio Universale”, eccezion fatta degli “interventi” di Daniele da Volterra, considerati significativo documento della storia culturale del Cinquecento. Il restauro della Sistina scatenò polemiche clamorose e aspri contrasti tra studiosi e restauratori. Mi piace riportare ciò che disse Giovanni Paolo II durante la messa dell’8 aprile 1994, celebrata nella Cappella in occasione della riapertura dopo il lungo e tormentato restauro: “La Cappella Sistina è proprio il santuario della teologia del corpo umano: in essa Cristo ha espresso l’intero mistero della visibilità dell’invisibile”.