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Napoli, città diffusa

Pochi giorni fa, in una trasmissione di La7, Roberto Vecchioni ha definito Napoli una città provvisoria che potrebbe sparire perché collocata ai piedi di un vulcano pericoloso. Intanto, però, sopravvive dal 1200 con grandi contenuti di storia, di cultura e di tradizione. Al di là delle bellissime parole spese da Vecchioni, il quale vanta genitori partenopei, credo che mai e poi mai Napoli, città provvisoria, potrebbe sparire perché è una delle poche metropoli mondiali ad essere ‘Città diffusa’.  Con questa definizione si intende una “città che non è chiusa nei limiti territoriali, ma che si estende geograficamente e culturalmente in altri contesti”. A tal riguardo riporto una pagina del mio libro “Il gusto popolare in cui si parla di questi concetti”.

Napoli ha una peculiarità: è una delle poche se non l’unica ad essere Città diffusa nel mondo. I napoletani, infatti, sono riconosciuti ed identificati con il nome della città di origine, come pochi altri popoli al mondo. Addirittura con il termine napoletano in altre zone d’Italia vengono classificati anche gli abitanti delle varie provincie della regione Campania. Mentre all’estero si attribuiscono i simboli della Città partenopea, come la pizza, la pasta ed il mandolino, all’intero popolo italiano. I confini geografici di Napoli sono molto angusti e limitati. La provincia napoletana più estrema, infatti, dista dal centro città non più di 25 chilometri. Un’inezia. In questo unico conglomerato urbano, pertanto, ci sono: storia, tradizione e cultura, di cui la gastronomia rappresenta una delle più positive espressioni. Bisogna anche considerare che una buona parte dell’affermazione della tradizione agroalimentare culinaria e dei prodotti napoletani come la pizza, le sfogliatelle, il nocino, la mozzarella di bufala, i pomodori del piennolo e San Marzano va riconosciuta anche agli chef, agli artigiani ed ai negozi napoletani che all’estero si sono particolarmente contraddistinti ed hanno diffuso una tradizione gastronomica millenaria. Napoli ha la fortuna, pertanto, di essere Città diffusa. Sicuramente la più originale e feconda al mondo. I napoletani che sono all’estero o in altre regioni d’Italia, infatti, non si chiudono in ghetti o in enclave. Mantengono per tutta la vita l’accento, la cultura ed il sistema di vita come se fossero ancora nella loro città d’origine. Una pasticceria, un negozio o un ristorante, gestiti da emigrati a Miami, a Shanghai, o in qualsiasi parte dei Continenti sono un pezzo di Napoli all’estero, dove si possono godere l’atmosfera, gli umori, l’ironia e i sapori tipici della città. All’estero i partenopei, pur di mantenere l’identità, hanno addirittura inventato una lingua, il broccolino, parlato dagli emigrati in America, ripreso in film ed in canzoni in versione originale. I napoletani hanno diffuso nel mondo anche “La parlèsia”, un gergo usato dai musicisti per dialogare fra loro senza farsi intendere dal pubblico. Questa lingua, una specie di esperanto, si usa in tutti i porti del mondo. Anche questo è un modo per sentirsi città diffusa.

Fonte immagine: rete internet.

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