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Per le minacce di morte e le offese diffamatorie all’indirizzo del presidente dell’associazione antiracket, Salvatore Cantone, il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Henry John Woodcock, ha mandato a processo Giuseppina D’Agostino, 36 anni, figlia di Pietro D’Agostino, il ras dei “Cavallari”, soprannominati così perché la loro famiglia gestisce da molti anni una macelleria equina nel centro vecchio di Pomigliano. Intanto, in base al decreto di citazione diretta a giudizio firmato dal magistrato antimafia, Giuseppina D’Agostino dovrà rispondere dei reati contestati al giudice monocratico della terza sezione, Salvatore D’Ambrosio, nell’udienza fissata alle nove del mattino del 16 aprile 2020 presso il palazzo di Giustizia partenopeo. < Spero che farai una brutta morte. Meglio il suono delle sbarre di un carcere che il suono delle campane. Pensa ad altri ca..i . Tu non sei nessuno, me..a. Non fai paura. E togliti i debiti con i tuoi ex operai, visto che hai chiamato fallimento. Sei un delinquente autorizzato, un fallito >, scrisse a marzo contro Cantone l’imputata commentando irata su Facebook un articolo pubblicato dal giornale on line Il Mediano. Un articolo, citato dallo stesso Woodcock, firmato dal sottoscritto ed il cui titolo era il seguente: “Hanno vinto le vittime del pizzo: condannato D’Agostino. Ma l’Antiracket accusa: il Comune di Pomigliano non è parte civile”. Proprio in quelle tese giornate di primavera Pietro D’Agostino, 63 anni, precedenti per furto, estorsione e traffico di droga, era stato infatti condannato dal tribunale a 6 anni e mezzo di reclusione insieme a un suo complice, Antonio Mennetta, di 36 anni, per aver chiesto il pizzo a due commercianti della zona. “Estorsione aggravata dal metodo mafioso”, la sentenza giudiziaria. I commercianti avevano denunciato l’estorsione aiutati da Salvatore Cantone, che da anni è il presidente fondatore dell’associazione antiracket “Pomigliano per la Legalità”. E’ dedicata a Domenico Noviello, il titolare della scuola guida di Castel Volturno che per aver denunciato le estorsioni fu ucciso, nel 2008. Come Noviello anche Cantone è un piccolo imprenditore. La sua azienda fu taglieggiata nella prima metà del 2005 da un gruppo di camorristi di Sant’Anastasia. Li denunciò e li fece condannare. Da allora Cantone ha dato il via a una crociata anticamorra fondando la prima associazione antiracket nel territorio a est di Napoli, associazione collegata alla FAI creata da Tano grasso. Ma la figlia dell’ultimo estorsore condannato nel territorio grazie all’operato dell’associazione Noviello non l’ha mandata giù. Ha minacciato e attaccato il presidente anche sul piano personale. < Ovviamente la delazione fa parte del “gioco”. Lo ripeto: non mollo >, aveva commentato a caldo l’esponente anticamorra. Cantone in quella inquietante circostanza era stato duramente giudicato dal sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, che nel commentare l’accusa della mancata costituzione di parte civile del Comune al processo contro D’Agostino lo aveva definito < professionista dell’antimafia >. In quel frangente Russo prese anche la decisione di togliere il patrocinio del Comune al corteo anticamorra che ogni anno si svolge a Pomigliano per ricordare, il 19 marzo, l’anniversario dell’uccisione di don Peppino Diana, il sacerdote di Casal di Principe ucciso dai casalesi. In difesa del presidente antiracket entrarono a piedi uniti, con due comunicati successivi, Dario De Falco, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle a Pomigliano nonché componente della delegazione pentastellata a palazzo Chigi, e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. “La mancata costituzione di parte civile – la replica del sindaco Russo comunicata sei mesi fa – è stata dovuta al fatto che non ho saputo del processo”. Il sindaco in quella fase annunciò di non voler rinnovare la convenzione tra il Comune e l’associazione. “Un comportamento vergognoso, questo, che schernisce la lotta alla criminalità. Un’onta per la nostra città, una pagina buia. Una ferita >, il j’accuse di De Falco messo nero su bianco in quelle convulse giornate di sentenze e polemiche al veleno.

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