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Una buona notizia per la comunità mariglianese: sono state rimosse le 50mila tonnellate di ecoballe stoccate nel sito di Boscofangone, ai confini del territorio comunale.

Dodici anni fa, nel marzo del 2008, in piena emergenza rifiuti in Campania, la città di Marigliano veniva individuata come parte della soluzione: nella periferia nord, al confine con Nola, una vasta area accanto al depuratore veniva trasformata in sito di stoccaggio provvisorio e riempito di cosiddette ecoballe. In realtà si tratta di cubi di grosse dimensioni in cui si compattano i rifiuti solidi urbani una volta trattati, affinché diventino CDR (ossia Combustibile Derivato dai Rifiuti), eliminando le parti non combustibili e le materie organiche. I rifiuti idonei, in particolare quelli a base di materie plastiche, vengono ridotti in pezzi e poi aggregati in grandi blocchi compattati in strati di pellicola plastica, balle con il supporto “eco” perché fanno riferimento alla raccolta differenziata.

Nel corso del 2019, in circa sei mesi, i grandi cumuli di rifiuti sono stati finalmente rimossi dalla Regione Campania. “Un’altra promessa mantenuta dall’amministrazione De Luca, che si era impegnato a rimuovere le ecoballe. Inoltre, proprio grazie all’impegno dell’amministrazione e a una buona sinergia con la Regione e la Città Metropolitana, la scorsa estate abbiamo scongiurato il pericolo che altre ecoballe venissero stoccate a Marigliano” dichiara il sindaco Antonio Carpino, che sottolinea adesso la necessità di effettuare la caratterizzazione del sito, già approvata, e la relativa bonifica. Le analisi preliminari effettuate hanno confermato l’inquinamento della falda acquifera e del topsoil (lo strato di terreno più superficiale): “il piano di caratterizzazione è stato approvato e a questo farà seguito l’analisi del rischio, che si fa in riferimento alla destinazione dell’aria, quindi la bonifica. Abbiamo indicato che l’area del sito di Boscofangone deve rispettare i parametri delle aree agricole, molto restrittivi, quindi bisognerà ripristinare necessariamente quei livelli di salubrità”, aggiunge ancora il primo cittadino.

I lavori di rimozione sono stati completati negli ultimi mesi dello scorso anno, e hanno incluso anche la messa in sicurezza delle superfici che per undici anni hanno accolto quello che per la comunità mariglianese è stato un vero e proprio fardello. Un caso che all’epoca sollevò una protesta carica di rabbia e che nel corso degli anni ha lasciato il posto alla rassegnazione, soprattutto nel cuore di vive in un territorio in cui sono presenti ben 23 siti inquinati di interesse regionale, già censiti e per i quali nulla è stato fatto.

Grazie a Nicola Cossentino della Protezione Civile di Marigliano – ASS. NAZ. VV. F. – possiamo integrare l’articolo con alcune immagini che testimoniano le fasi della rimozione. L’associazione di volontariato ha garantito un contributo di sostegno, offrendo supporto logistico alle operazioni e assicurando le condizioni di sicurezza per il ripristino dell’area.