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Si torna a parlare del sito di compostaggio in città, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’assessore all’Ecologia, Raffaele Coppola, nel corso di una diretta con i soci dell’associazione di promozione sociale Oltremarigliano, sviluppatasi su Facebook lo scorso 21 gennaio. La notizia, di certo non nuova, è che l’impianto si farà: i cittadini mariglianesi lo sanno già da alcuni anni, almeno da quando l’amministrazione Carpino, con una delibera, aveva manifestato l’interesse a realizzare sul territorio comunale un sito di compostaggio di tipo integrato (aerobico e anaerobico). Una manifestazione di interesse che nasceva in seno all’approvazione dell’aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani, entrato in vigore il 21 dicembre del 2016, con il quale si formulava un nuovo fabbisogno di compostaggio, stimandolo in 745.000 tonnellate annue a regime (al dicembre 2019 la capacità complessiva per il trattamento della frazione organica era stimata in circa 221.600 tonnellate all’anno). Un bel salto.

A tal fine, nel marzo del 2017 la Regione Campania stanziava 190 milioni di euro (poi diventati circa 160 nel 2018) per favorire la realizzazione dei nuovi impianti, tra cui era contemplato anche quello di Marigliano, l’unico dei quattro previsti per la provincia di Napoli che ha come soggetto attuatore proprio la Regione. Evidentemente questo è dovuto al fatto che il sito di compostaggio sorgerà in località Boscofangone, esattamente dove, fino a pochi mesi fa e per oltre dieci anni, sono state depositate le cosiddette “ecoballe”, residui della grave emergenza rifiuti del 2008: un luogo, dove si trovano anche i depuratori, che è di proprietà della Regione Campania, come ha ricordato anche l’assessore Coppola nel corso della succitata diretta.

Quasi dodici anni di stoccaggio “temporaneo” per le ecoballe a Marigliano, e quanto pare l’unico ristoro sicuro è la realizzazione del sito di compostaggio, come già definito anche da una delibera di giunta regionale del 3 luglio 2018, la n. 424, nella quale si cita la cittadina: “La realizzazione dell’impianto di compostaggio di Marigliano (NA), per un costo di € 14.100.000,00, programmato sul FSC 2014/2020, ha tempi di realizzazione non compatibili con il rispetto del termine dell’assunzione dell’OGV del 31.12.2019 prescritto dalle Delibere Cipe nn. 25 e 26 del 2016 perché sono in corso sul sito le attività di rimozione delle ecoballe che termineranno a maggio 2019”. In pratica il progetto del nuovo impianto è stato solo rimandato, mai arrestato, e questo esclusivamente in funzione delle operazioni di rimozione dei precedenti rifiuti da terminare.

Nel marzo dello scorso anno, da noi interpellato, l’ex sindaco Antonio Carpino confermava l’ipotesi e sottolineava la necessità di effettuare la bonifica del sito che aveva ospitato i grossi cubi di rifiuti urbani compattati, dove le analisi preliminari avevano già evidenziato l’inquinamento della falda acquifera e del topsoil (lo strato di terreno più superficiale): “Il piano di caratterizzazione – dichiarava all’epoca l’ex primo cittadino – è stato approvato e a questo farà seguito l’analisi del rischio, che si fa in riferimento alla destinazione dell’aria, quindi la bonifica. Abbiamo indicato che l’area del sito di Boscofangone debba rispettare i parametri delle aree agricole, molto restrittivi, quindi bisognerà ripristinare necessariamente quei livelli di salubrità”.

Ma a che punto è l’iter?
Nella tarda primavera del 2020, in risposta a una interrogazione parlamentare più generale del senatore Antonio Iannone di Fratelli d’Italia, l’attuale ministro per l’Ambiente, il campano Sergio Costa, affermava testualmente che “la progettazione definitiva è stata affidata all’operatore economico che si è aggiudicato con determina dirigenziale n. 215/2018 il relativo appalto indetto dalla Regione, basato su un accordo quadro. Il 28 marzo 2019 è stato sottoscritto il relativo contratto. In data 27 marzo, a seguito del riscontro del superamento di alcuni parametri nel corso delle indagini preliminari, è stato affidato l’incarico, a tecnico interno della struttura, di redazione piano di caratterizzazione. Il 17 giugno 2019 con delibera di Giunta regionale n. 262 è stata disposta la riprogrammazione finanziaria degli interventi a valere sul POR 2014-2020, tra cui l’impianto di compostaggio nel comune per l’importo di 13.339.199,72 euro. La società aggiudicataria sta predisponendo la progettazione definitiva dell’impianto”. Questo indica, dunque, lo stato d’attuazione dell’impianto di compostaggio previsto per la città di Marigliano.

Bisogna poi ricordare, come ha fatto anche l’assessore Coppola nel corso della diretta con Oltremarigliano, mostrandosi piuttosto esitante in merito all’aspetto tecnico della vicenda, che la questione è di pertinenza dell’assessorato all’Ambiente, che però al momento non è chiaro a chi competa. Di sicuro l’architetto Anna Terracciano ha la delega alla Rigenerazione Urbana e Ambientale, ma non è detto che spetti a lei interessarsi della vicenda. Il sindaco Peppe Jossa, che abbiamo provato a interpellare, ha preferito attendere ancora un paio di giorni prima di esprimersi, in quanto pare che nelle ultime ore siano arrivati al Comune importanti documenti da parte della Regione presieduta da Vincenzo De Luca. Lo stesso tempo ha preso anche Saverio Lo Sapio, ambientalista, candidato sindaco alle ultime elezioni comunali, che tendenzialmente concorda con la realizzazione di un impianto di compostaggio in città.

Ma cosa prevede il nuovo sito? Stando alle parole dell’assessore Coppola, l’impianto, che sarà di tipo aerobico (e quindi produrrà il compost), tratterà circa trenta tonnellate di rifiuti organici al giorno, provenienti però dai 59 comuni che compongono l’ATO3. Tuttavia, facendo due calcoli si scopre che, se così fosse, si arriverebbe a un totale di circa novemila tonnellate all’anno, mentre i documenti della Regione Campania ci dicono che la capacità dell’impianto mariglianese (a quanto pare non espressa dettagliatamente dal Comune in fase di manifestazione di interesse) si aggirerebbe sulle trentamila tonnellate annue: questo vorrebbe dire che ogni giorno a Marigliano dovrebbero confluire quasi cento tonnellate di rifiuti organici dall’intera provincia.

Un “peso” notevole che ha già fatto cambiare idea, per esempio, allo Stir di Tufino, dove le vicissitudini degli ultimi mesi, con carichi eccessivi in arrivo soprattutto da Napoli e presenza ingombrante e maleodorante degli autocompattatori in attesa di entrare e sversare, hanno fatto cambiare idea all’avvocato Andrea Manzi, sindaco di Casamarciano e presidente dell’ATO3 Campania, il quale, dopo aver sostanzialmente bloccato il sito di compostaggio già previsto anche a Tufino (a causa di una procedura di realizzazione non correttamente eseguita) ha dichiarato: “Abbiamo idee nuove e chiare di cosa deve essere domani lo Stir di Tufino, senza Napoli e con il piccolo miglioramento della raccolta differenziata dei comuni dell’ATO potrà diventare una piattaforma per gli ingombranti”.

Ma Tufino non è stato l’unico comune a ribellarsi: già nel 2017 Polvica di Nola (frazione della città bruniana al confine con Marigliano) si era detta contraria alla realizzazione di un sito di compostaggio a Boscofangone, e addirittura all’epoca si era levata la voce divergente del deputato Paolo Russo, impegnato a ricordare che “l’umido cola”, eppure oggi profilo politico di sostegno alla maggioranza dell’amministrazione Jossa, grazie alle liste di derivazione forzista Azzurra Libertà e Città in Movimento.

Ciononostante, in tempi anche abbastanza recenti alcune figure politiche, ricordando come il consiglio comunale abbia votato all’unanimità una moratoria che impedirebbe la nascita di qualsiasi impianto di trattamento dei rifiuti sul territorio mariglianese, si sono dette assolutamente contrarie alla realizzazione del sito di compostaggio, sostenendo con forza che la soluzione al problema dell’ATO più grande della Campania, alimentato da oltre un milione di abitanti, non può essere nuovamente Marigliano. A corroborare la tesi interviene anche il codice dell’ambiente, il TUA, che afferma l’assoluto bisogno di rispettare il principio di prossimità, il che significa realizzare nuovi impianti nelle vicinanze dei luoghi dove si producono i rifiuti.

Insomma, una vicenda intricata che si muove tra il desiderio di ottimizzare, in termini ambientali, i risultati della gestione integrata dei rifiuti, e l’esasperazione per l’infinita attesa delle bonifiche, e la consueta vessazione, in tema di ecologia, di un territorio che sente di aver già abbondantemente pagato e si ritrova oggi con siti di interesse nazionale più che dimenticati (si pensi ad Agrimonda, sul confine tra Mariglianella e Marigliano), interdizione di pozzi e terreni, divieti di pascolo, emergenza oncologica, pessima qualità dell’aria, vicinanza all’inceneritore di Acerra, depuratori che non funzionano e altro ancora.

I cittadini voglio saperne di più e capire a cosa sta andando incontro la comunità, ancora una volta: ma a quanto pare anche i politici ne hanno bisogno.