Home Generali Le edicole votive vesuviane: un patrimonio da difendere

Le edicole votive vesuviane: un patrimonio da difendere

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Collocate, sin dall’epoca più remota, sulle facciate dei caseggiati privati, le edicole votive sono state oggetto di un intenso culto, grazie al quale sono sopravvissute fino alla nostra epoca.

Nel 1984 il compianto prof. Raffaele D’Avino (1939 – 2007) scriveva sulla rivista Summana che il patrimonio culturale legato alle edicole votive vesuviane era stato poco approfondito e non tenuto nel debito conto come effettivamente meritava. Oltretutto, aggiungeva alla sua emerita dichiarazione che tali testimonianze non solo erano da studiare con serietà, competenza e in modo razionale, ma da tutelare con grande prudenza. E’ nei vicoli cittadini, infatti, che ancora oggi le troviamo collocate e, precisamente, in quei luoghi dove la comunità ha da sempre svolto tutte le manifestazioni della quotidianità, comprese quelle religiose. Sin dall’inizio della sua avventura generazionale – afferma lo scrittore Vito Pinto –  l’uomo ha sentito sempre il bisogno di crearsi un rapporto con un livello superiore, una entità capace di proteggere i suoi passi, accompagnarlo nel cammino, preservarlo dalle insidie, aiutarlo nelle difficoltà. Per questo da sempre l’uomo ha cosparso di immagini sacre le sue dimore, i luoghi della sua quotidianità, le strade dei suoi tragitti abituali.

Le edicole, sia esse rurali, urbane ed ecclesiastiche, traggono la loro origine e sono contemplate nel loro uso già in epoca greca: esse erano legate, in special modo, al culto dei defunti. A tal riguardo, venivano realizzate, in abbondanza, nelle immediate vicinanze delle necropoli, oppure in aree sacre greche e romane. Spesso la loro realizzazione era correlata ad eventi puramente straordinari, che esaltavano in genere gravi lutti, scampati pericoli o concessioni di grazie. In un certo modo la loro origine è del tutto simile a quella delle tavolette votive o ex – voto di grazia dei santuari mariani. Tuttora, la loro collocazione è generalmente situata sia all’interno che all’esterno dei centri urbani o inserite in architetture già esistenti o, addirittura, in monumenti autonomi dispersi nelle campagne in vicinanza di crocicchi e di masserie. Con le loro fioche luci delle lampade ravvivavano le zone più oscure e pericolose degli antichi villaggi vesuviani, quando l’illuminazione non si era ancora affacciata sulla vita quotidiana.

Mentre assistiamo in questa nostra società agli effetti a volte veramente degradanti delle molteplici immagini che condizionano la nostra vita e ci vengono proposte dalla pubblicità e da altri mass-media, le edicole votive – afferma la dott.ssa Olimpia Accardo –  con il loro silenzio, continuano a rilevare il valore del segno divino, aiutandoci a ritrovare le strade del sacro. La loro presenza, oltretutto, può divenire un’opportunità per riscoprire o approfondire le radici e la storia della nostra città e del santo che vi è rappresentato. Quasi tutte le edicole venivano realizzate in lucide e colorate mattonelle maiolicate, le cosiddette riggiole.

L’architettura, creata per racchiudere tali effigi, si esprimeva attraverso un monumentino o tempietto a se stante, di gusto specifico e privato. Qualche riggiola, in particolare, recava (e reca) dipinto, a scure lettere, il nome dello stesso committente con la specifica data di erezione. Ogni edicola, agli occhi degli osservatori, nasconde la sua storia, la sua importanza, la sua devozione, ma soprattutto la sua grazia. I temi trattati sono diversi e molteplici, ma ovunque ricorre meravigliosamente l’immagine della Vergine nei suoi attributi molteplici: Addolorata, Immacolata Concezione, Madonna del Carmine, del Rosario e così via. Ogni paese vesuviano, però, presenta la sua peculiare forma di religiosità: ad esempio Ottaviano con S. Michele Arcangelo, Somma Vesuviana con S. Maria a Castello, S. Anastasia con la Vergine dell’Arco e così via. Santi o beati, rimane comunque la preoccupazione di quel poco che è rimasto in vita. Il tutto – profetizzò il prof. D’Avino – corre il grosso rischio di essere miseramente distrutto, di essere oggetto di affrettati restauri da parte di personale non qualificato e addirittura trafugato da ignoti mani sacrileghe. L’unica speranza rimane legata alla sensibilità dei proprietari, oltre che in quelle degli amministratori locali, affinché non sia tutto disperso quest’ autorevole forma di religiosità popolare.