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Luigi de’Medici versò a Metternich e a Talleyrand centinaia di migliaia di ducati per riportare i Borbone sul trono di Napoli. Nella visita del maggio del 1819 il principe è conquistato dallo splendore della città. I moti del 1820 a Napoli e e la Costituzione concessa da Ferdinando I inducono Metternich a esprimere sui Napoletani un giudizio sprezzante, nel quale si nasconde forse il timore che proprio da Napoli possa partire l’onda che travolgerà la “restaurazione” e metterà in discussione il ruolo dell’ Austria e degli Asburgo.

 

Dopo la sconfitta di Napoleone, il principe Klemens von Metternich, cancelliere dell’Impero asburgico, fu ideatore e regista del Congresso di Vienna che tra il 1814 e il 1815 cercò di cancellare il “disordine” culturale e politico che la Rivoluzione Francese e Napoleone Bonaparte avevano provocato nella storia d’Europa. Alcuni studiosi ritengono che Metternich sapesse bene che il corso della storia non poteva essere modificato, e che si accontentasse di rallentarlo e di tutelare la centralità degli Asburgo e di Vienna. Dunque, bisognava riportare l’Europa a come era prima del1789: la parola d’ordine era “restaurare”. Ma in qualche caso non era cosa facile. Aperti i lavori del Congresso, Metternich e il suo braccio destro Talleyrand avvertirono Luigi de’ Medici, che a Vienna rappresentava i Borbone, che la classe dei “proprietari” e dei “borghesi” napoletani non voleva il ritorno della dinastia, ma chiedeva con insistenza che il trono venisse assegnato all’erede di Murat. Alla fine la “restaurazione” vinse anche a Napoli, grazie soprattutto alle centinaia di migliaia di ducati versati dal Medici a Metternich e a Talleyrand, e registrati in uscita nei bilanci 1815 – 1819 del Regno di Napoli( le cifre sono state pubblicate da Luigi Iroso nel libro “La città liberale”, Erasmus, 1996). Metternich venne a Napoli nel 1819, al seguito dell’imperatore d’Austria Francesco I, che restituiva la visita fatta nel 1816 da Ferdinando IV ( e poi Ferdinando I) re di Napoli, recatosi a Vienna a ringraziare gli Asburgo. L’imperatore, la moglie e Metternich visitarono il Museo Borbonico e la Fabbrica dei Tabacchi, si recarono a Pompei, salirono sul Vesuvio, furono gli ospiti di onore al San Carlo, dove andò in scena il “Flauto magico” di Mozart, e alla splendida festa che venne organizzata nella reggia di Capodimonte la sera dell’11 maggio. Il 18 maggio il corteo imperiale lasciò Napoli, diretto a Roma, e Francesco I d’Austria, per dimostrare quanto avesse gradito i modi dell’accoglienza, concesse la Gran Croce dell’ Imperiale Ordine di Leopoldo non solo ai quattro “Capi di Corte”, ma anche a Michele de’ Medici, principe di Ottajano, Intendente della Provincia di Napoli, e nipote di Luigi de’ Medici, il generoso distributore di sacchi di ducati. Metternich parlò di questo viaggio a Napoli nelle lettere alla moglie, alla madre e all’amante del momento, la contessa di Lieven. Il 25 aprile, giorno dell’arrivo a Napoli, Metternich scrisse alla contessa che l’aspetto della città non lo aveva sorpreso, perché lo conosceva da tempo, attraverso i disegni e i quadri, ma aveva suscitato il suo stupore  la fecondità della campagna: “figurati un paese ricco di tutti i doni della natura, un cielo come non ne esiste un altro, una terra che produce senza posa”. Metternich assistette al rito del miracolo del sangue di San Gennaro, si recò a Baia e a Paestum, e quando partì da Napoli scrisse alla madre: “Qui sareste la creatura più felice del mondo. Tutto ciò che la natura ha fatto di più bello, di più maestoso e di più incantevole è versato qui a torrenti su tutto ciò che si vede, si sente e si tocca”. Il 3 maggio, descrivendo alla madre e alla moglie l’ascesa sul Vesuvio, aveva notato che il vulcano” è pericolosamente prossimo alla città, ma i Napoletani non ne sono preoccupati “, “si comportano come i marinai, che dimenticano che solo una tavola li separa dall’abisso”, e del resto “ il godimento può far dimenticare anche i rischi”. I moti napoletani del 1820 e la Costituzione concessa da Ferdinando irritarono Metternich, perché venivano messi fortemente in discussione il “protettorato” che l’Austria esercitava di fatto sul Regno di Napoli e i princìpi fondamentali della “restaurazione”. L’ira dettò al principe un giudizio sprezzante sui Napoletani, un giudizio registrato nelle sue “ Memorie”: “ Il sangue scorrerà a torrenti. Un popolo per metà barbaro, di una ignoranza assoluta, di una superstizione senza limiti, ardente e passionale come sono gli africani, un popolo la cui ultima parola è il pugnale, è proprio un bel soggetto per l’applicazione dei principi costituzionali.”. Ma il principe sapeva che questo popolo aveva apprezzato l’opera di Murat e che aveva espresso intellettuali capaci di approfondire i valori dell’Illuminismo e di morire per essi: le sue parole sprezzanti nascondevano, come spesso accade, la paura che proprio da Napoli partisse l’onda che avrebbe travolto il “teatro restaurato” dal Congresso di Vienna.

L’epistolario Metternich- Luigi de’ Medici meriterebbe un’analisi approfondita.