“La tirannia dei buffoni”, i “social”, il trionfo delle apparenze: cosa resta del Carnevale?

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Christian Salmon, studioso dei meccanismi della politica e, in particolare, dell’arte politica di raccontare i fatti non secondo verità, ma secondo utilità, ha pubblicato due anni fa “La tirannia dei buffoni. Il potere grottesco”, riferendosi esplicitamente alla “tragedia della politica contemporanea”. Questa tirannia “i buffoni” la consolidano spingendo le persone a privilegiare le apparenze sia sui “social” che nella vita reale. E così il Carnevale non ha più il suo significato storico, quello indicato da Bachtin, da Eco, da Benjamin. Correda l’articolo uno dei quadri che J. Ensor dedicò alle maschere che usiamo ogni giorno.

 

I “social” hanno sancito la vittoria totale dell’“apparire” e la dissoluzione dell’“essere”. Non sappiamo più chi siamo, ma sappiamo in quali “abiti” vogliamo “apparire”: virologi durante la pandemia, esperti di sociologia e di pedagogia quando si scatena il dibattito sulla scuola e sul ruolo dei docenti, e a seconda dei temi del giorno, studiosi dell’arte della guerra, dell’economia, della storia. E filosofi moralisti. E per “apparire” non esitiamo a “postare” con il nostro nome notizie, meditazioni e pensieri già pubblicati da altri o presi dalle antologie di citazioni che le case editrici continuano a mettere sul mercato. Siamo tutti dei narcisisti. “Le realtà esterne e lo stesso “io” del narcisista perdono la qualità di depositari di una riserva inesauribile di senso…tutto il reale sbiadisce in una scialba indeterminatezza, si appiattisce in superfici senza profondità, perde densità e spessore, si alleggerisce in apparenze prive di sostanza, cioè in simulacri. Tutto fluttua in un magma indistinto, diventa “liquido”, per dirla con Bauman”. Lo hanno scritto Vincenzo Cesareo e Italo Vaccarini in un libro, “L’era del narcisismo”, pubblicato da Franco Angeli nel 2012: un libro notevole, che descrive con esattezza cause, aspetti e “figure” di un dramma epocale. I due autori fanno notare che il narcisista e il vanitoso sono due figure distinte: il vanitoso ama l’apparire, ma sollecita “il pubblico” a notare che sotto le apparenze c’è anche la sostanza, mentre al narcisista la sostanza non interessa, anche perché sa che non c’è:la sua vita è soltanto un quotidiano gioco di maschere. Questo sistema ha cancellato l’identità storica del Carnevale. Fino ai primi anni del ‘900, scrisse Bachtin, il Carnevale è stato un momento esplosivo in cui si realizzava “l’interruzione temporanea di tutto il sistema ufficiale, dei suoi divieti, delle sue barriere gerarchiche. Per un breve lasso di tempo la vita usciva dal suo binario abituale, legalizzato e consacrato, per entrare nella sfera della libertà utopica”. Nemmeno il fascismo riuscì a bloccare del tutto la satira che il Carnevale di Venezia e quello di Viareggio esercitavano contro i potenti e contro le forme del loro potere. L’identità storica del Carnevale era radicata nella memoria dei Saturnali di Roma antica, nell’intenso valore simbolico di quei giorni in cui i padroni facevano i servi e i servi erano i padroni, e Orazio doveva concedere al liberto Davo la “licenza” di accusarlo apertamente di essere un ipocrita: “Tu cerchi di conquistare la moglie di un altro, io, Davo, mi devo accontentare di una prostituta non di prima fila: chi di noi due merita di essere condannato al supplizio della croce?”. Oggi il Carnevale è solo uno spettacolo di luci, di colori e di maschere, diciamo così, giustificate dall’evento: non c’è più spazio per l’ironia, per la satira, per il sarcasmo contro il potere e contro i potenti. E invece proprio oggi sarebbe utile il Carnevale dei tempi che furono, perché oggi il potere e i potenti hanno la dimensione del grottesco: Christian Salmon ritiene che solo l’aggettivo “grottesco” possa definire una situazione in cui il potere viene esercitato proprio da “individui che non hanno nessuna delle qualità indispensabili per esercitarlo”. Da qui il titolo del suo libro, pubblicato nel 2020, “La tirannia dei buffoni. Il potere grottesco”. Salmon fa nomi e cognomi di politici che sono grotteschi in modo “chiassoso”, ma il ridicolo e il grottesco possono penetrare nella politica in modo più sottile, senza eccessi evidenti e talvolta anche con eleganza, arrivando comunque a sovvertire, grazie al controllo dei “social” e dei mezzi di comunicazione, la logica e il buon senso, a costruire realtà parallele, a manipolare la percezione dei fatti e dei risultati. Il potere grottesco non cerca quelle forme di legittimazione che Max Weber considerava indispensabili: al contrario, quel potere si affida, osservò Sofia Ventura presentando il libro di Salmon, “alla sua capacità di delegittimare l’esistente, in un’orgia carnevalesca dove si perde la percezione di alto e di basso, vero e falso, bene e male, conoscenza e ignoranza, competenza e incompetenza.” (la Repubblica, 25 settembre 2020). Buon Carnevale.