La “Rivoluzione digitale”: crea o distrugge posti di lavoro?

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Dalla riforma Monti-Fornero ad una nuova era.
In occasione della cerimonia finale del MEF (Master in Economics and Finance) 2016, corso di laurea del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università degli studi di Napoli Federico II, Tito Boeri, Presidente INPS, ha presentato uno dei suoi progetti di ricerca: “A clash of generations” (Uno scontro tra generazioni). Il focus del seminario è stato l’impatto della Riforma delle Pensioni Monti-Fornero sull’occupazione giovanile.

Nella maggior parte dei Paesi europei, l’aumento dell’età pensionabile si associa all’aumento della disoccupazione giovanile. Lo studio presentato dal Presidente Boeri è basato su dati italiani raccolti tra il 2011 ed il 2014. Il risultato principale della ricerca è il seguente: nelle aziende private con più di 15 dipendenti si è registrata una perdita, cumulata, di 36.745 posti di lavoro “giovani”; questo dato rappresenta il 22% del totale aumento di disoccupazione giovanile relativo al periodo 2011-2014. Le implicazioni immediate di questi numeri sono, chiaramente, una crescente preoccupazione per i giovani italiani e la raccomandazione al governo di studiare un programma atto ad aumentare la flessibilità del sistema delle pensioni italiano.

Per avere un quadro più generale della questione è importante, però, far riferimento alla fase economica che il mondo, ed il nostro Paese, stanno vivendo. Siamo all’inizio della “Rivoluzione digitale”: nessun settore può restare immune allo sviluppo tecnologico. Le pubbliche amministrazioni non sono escluse; basti pensare alla digitalizzazione dei processi o all’introduzione della Carta d’Identità elettronica.

stock-photo-background-concept-wordcloud-illustration-of-digital-revolution-74930305La crescita tecnologica desta però le sue preoccupazioni, prima tra tutte che la crescente capacità delle “macchine” riduca la necessità di risorse umane, insomma che l’innovazione distrugga posti di lavoro, invece che crearne.

Una risposta a tale interrogativo può essere fornita da un recente sondaggio di EY, una delle più importanti società di consulenza al mondo. A più di 2.500 imprenditori è stato chiesto quali fossero le intenzioni di assunzione nei prossimi 12 mesi: il 59% ha dichiarato di voler aumentare la propria forza lavoro, determinando un aumento totale dell’occupazione mondiale del 9.3% (rispetto al 7.8% del 2015).

La possibilità di nuove assunzioni è naturalmente condizionata alla crescita dell’economia, e di ogni particolare settore. Sulla base del sondaggio di EY, gli imprenditori più “distruttivi”, cioè quelli che stanno rimpiazzando i mercati, le industrie e le tecnologie esistenti, sono proprio quelli che maggiormente pianificano di espandere la propria forza lavoro.
Questo risultato suggerisce che l’innovazione è un creatore, e non un distruttore, di posti di lavoro.

Schumpeter l’avrebbe definita una “distruzione creativa”.