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La Regina di Napoli voleva solo i garofani coltivati a Cacciabella e a Villa Albertini

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Cenni di storia dei “Casini reali” di Palazzo Albertini e di Cacciabella negli ultimi anni del ‘700: l’agricoltura, la lavorazione della seta, i “mestieri” degli artigiani che vi lavoravano. Le notizie sono fornite dai registri dell’amministratore Patturelli. Nel settembre del 1779 arrivano, per una battuta di caccia, Ferdinando IV e la regina Maria Carolina, che chiedeva, due volte alla settimana, per la Reggia, i garofani coltivati a Cacciabella. Introduce l’articolo il ritratto di Maria Carolina d’ Asburgo, dipinto da  Raphael Mengs nel 1768.

 

Alla fine del sec.XVIII i Casini Reali di Cacciabella e di Albertini diedero un contributo notevole all’economia del territorio. I registri dell’amministratore Crispino Patturelli ci dicono che dal 1788 al 1792 le entrate annue erano più del doppio delle “uscite”, grazie alla vendita della legna del Bosco Gaudo, delle castagne, del fitto della Taverna della “Piazzola” ad Arcangelo Tuzzoli e dei giardini a Pietro Pizza e ad Antonio Saviano. Più intensa era diventata tra il 1760 e il 1780 la coltivazione del gelso, che alimentava l’allevamento dei bachi da seta: Felice Romano, che alla storia della “sua” Piazzolla ha dedicato uno splendido libro, scrive che nel 1790 il Palazzo Albertini e il bosco di Cacciabella vennero affidati, per 500 ducati all’anno, al controllo del genovese Giacomo Bruzone, che si impegnava a costruire nel territorio una filanda di sete “organzine” e a dare lavoro ai “telajuoli” di Ottajano. Lavoravano nelle due masserie il “cristallaro” Giovanni Armenio, il “materazzaro” Raffaele Troiano, e gli “esperti di montagna” Ignazio D’Avino, Domenico Sangiovanni, Arcangelo Cutolo e Simone Annunziata. Questi “esperti” conoscevano non solo la preziosa e delicata varietà di piante e ortaggi del territorio, ma anche i “segreti” degli alvei attraverso i quali l’acqua dai “tuori” del Somma scendeva a valle risultando quasi sempre assai utile per l’agricoltura e per la rete delle cisterne, ma talvolta anche molto dannosa. Notevole era il ruolo del canonico Pietro Luciano, che curava le anime, riforniva d’olio i fanali che di notte illuminavano i due Casini, e di vino, di ostie e di arredi le cappelle, e fungeva da testimone quando il Patturelli dava la paga ai “bracciali” che non sapevano firmare e quando il notaio Carlo Pisanti rogava i contratti, gli atti di vendita dei prodotti delle masserie  e gli atti di acquisto di asini e muli. E’ forse proprio il Luciano il “prete” che passava alle guardie di Ottajano e di Nola notizie sulle riunioni dei “rivoluzionari” del territorio e sul movimento dei libri “pericolosi”. La salute degli abitanti delle masserie veniva controllata dagli “speziali di medicina” Giuseppe Sanziani, Giovanni Ammirati, Arcangelo dell’Annunziata e da quel Giovanni Vivenzio che possedeva, nel territorio di Ottajano, molte moggia di campagna coltivata a gelso e un palazzo “con cisterna, cantina e due stalle”. Luca De Paoli, il guardarobiere dei due Casini Reali, lavava le “mappine”, lucidava i mobili, rimetteva in sesto i materassi lavorando con “l’ago seccolare” e accudiva due gatti che, scrive il Patturelli nei suoi registri, costavano, per il vitto, dieci ducati all’anno. Nel 1778 la struttura dei due “casini” venne risistemata: Nicola Gabrielli, che l’anno prima aveva lavorato al Palazzo Medici, diede nuova luce agli stucchi, per 1300 ducati; Giovanni Liguoro sistemò le “crete cotte, fornite”, per 200 ducati, dalle “Reali Fornaci di Portici”; Saverio Napolitano e Carlo Menzione, “tagliamonti di pietra dolce”, rimisero in sesto, per 800 ducati, le cornici in pietra di porte e finestre e il tetto delle stalle. L’11 settembre 1779 arrivarono il re Ferdinando IV e la moglie Maria Carolina: li accompagnavano, in gran numero, i cortigiani e i servi addetti ai cani da caccia. Restarono a Cacciabella e al Palazzo Albertini per un mese, in un ininterrotto movimento di ospiti, di messi e di corrieri: Domenico Montanino era il corriere incaricato di custodire i fucili della regina, mentre l’ottajanese Giuseppe Boccia aveva il compito di portare alla “fasaneria” di Caiazzo le pernici inviate dal Re. Di solito, almeno due volte alla settimana, i fiorai di Cacciabella, Angelo D’Alterio e Domenico e Ferdinando Annunziata portavano, a Napoli,  alla regina, i garofani coltivati nei due Casini Reali e spesso ne faceva richiesta anche la Regina Madre che passava i suoi giorni nella villa di Portici. La regina Maria Carolina d’Asburgo – Lorena (1752- 1814) era figlia di Maria Teresa d’Austria e dell’imperatore Francesco I, e sorella di Maria Antonietta, l’infelice regina di Francia.