La fortezza del Maradona cade per la prima volta in stagione sotto i colpi dell’ex comandante che ha stravolto la sua strategia bellica

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Nell’anticipo della 25ª giornata di campionato, il Napoli trova la seconda sconfitta stagionale (la prima in casa) e interrompe così il filotto di otto vittorie consecutive iniziato lo scorso 8 gennaio contro la Sampdoria.

È apparso subito evidente che fosse una partita diversa rispetto al solito, con gli azzurri che sin dalle fase iniziali hanno avuto molte difficoltà a far girare palla velocemente e soprattutto ad innescare Lobotka: in questo ci sono i meriti del grande ex di serata Sarri che, invece di mettere un solo uomo in marcatura, ha disposto una gabbia di 4 calciatori intorno al regista slovacco, impedendogli di svolgere il suo preziosissimo lavoro. Però anche quando l’azione riusciva a svilupparsi sugli esterni, non c’è quasi mai stata quella sensazione di pericolosità che solitamente caratterizza gli attacchi del Napoli: il tridente, ma soprattutto Kvara e Osimhen, è sembrato sottotono e impreciso sia a livello tecnico che di scelta, specie nell’ultimo passaggio.

Chiaramente si tratta di una sconfitta preventivabile nell’arco di una stagione così importante e con un distacco molto ampio sulle inseguitrici; è necessario però che resti un caso isolato, sia perché non si è vinto ancora niente e quindi bisogna tenere alta la concentrazione, sia perché è attraverso partite di questo genere che ci si prepara alle sfide secche della Champions, dove è vietato sbagliare.