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la festa dei gigli di Brusciano attraverso le origini, il folklore e la tradizione

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L’essenza della tradizionale celebrazione nelle pagine del libro di Luigino Tramontano, poeta, storico e studioso bruscianese.

 Le origini di questa festa sono mnuziosamente documentate in un interessante libro, del 1990, frutto di un studio accurato, "Brusciano attraverso i secoli" del grande maestro ed esperto di tradizioni, Luigino Tramontano. Secondo l’autore le origini di tale evento si fanno risalire al miracolo effettuato da Sant’Antonio da Padova a Brusciano nel 1875 con la guarigione del figlio di una povera popolana gravemente ammalato, ed avvenne, precisamente, in via Cortaucci, oggi via G. Cavalcanti, nel cortile dove abitava il ragazzino.

La popolana era Zi Cecca De Falco, molto religiosa e devota di Sant’Antonio, al punto che aveva promesso al Santo una testiera d’oro per il Bambinello, per la guarigione del figlio. Ben presto si accorse di non avere denaro a sufficienza, essendo una nullatenente, e allora offrì al Santo una guantiera di fiori e di 16 ostie.
"Delle sedici ostie che volteggiavano nell’aria, tredici, ad una ad una, si disposero a guisa di un cappellino sul capo del Bambinello, volendo appunto significare il gradimento del Santo". La notizia si sparse in un baleno e varò i confini di Brusciano.
Fedeli provenienti da ogni luogo, vollero rendere omaggio alle virtù taumaturgiche del Santo, come avviene ancora oggi.

Anche a Nola, a giugno, si celebra la grande festa dei Gigli in occasione di San Paolino (vissuto dal 354 a 431 d.C., vescovo di Nola), e le due feste hanno delle forti analogie in comune.
San Paolino, secondo la leggenda, si era recato in Africa a liberare dei prigionieri, che riportò con sè, approdando con una barca a Torre Annunziata. Gli andarono incontro, festanti, i rappresentanti delle otto corporazioni di arti e mestieri e, da allora, la tradizione è rimasta inalterata: otto Gigli più la Barca.

Tramontano, a riguardo, fa anche un’analisi sull’etimologia dell’antichissima parola giglio, fiore simbolo della purezza, e sostiene che "gli etimologi sono concordi nel ritenere che derivi dal greco: kalamous o dal latino: calamos (canne che oscillano, le quali abbondano nel paesi tropicali, l’Africa appunto ) cui si aggiunge ferontes o ferentes, cioè portatori di canne. I portatori di canne di allora sono i portatori (cullatori) del Giglio di oggi.
"Altri studiosi identificano il Giglio con la torcia infiorata. Siamo indotti a credere che tra il XV e XVI secolo ebbe inizio a Nola la costruzione di vere e proprie strutture in legno, le prime, quelle che ora costituiscono l’ossatura della Festa" spiega, nel libro, Tramontano.

Con il passare degli anni, attraverso l’organizzazione dei "capiparanza", personaggi esperti e carismatici, i Gigli, inizialmente opere immobili, vennero portati sulle spalle da persone ben provviste di forza fisica, in giro per il paese al ritmo della musica ed al canto di canzoni occasionali che introducevano la "BALLATA" al comando univoco di "ALZATA" e "PUSATA", come tuttora avviene.

Ogni anno, a Brusciano si accendono le luminarie lungo le strade e i vicoli si vestono a festa per celebrare l’evento storico. Lunghi punteruoli si issano verso l’alto per dare omaggio alla spiritualità, e quindi, a Sant’Antonio da Padova, strutture di legno e cartapesta addobbate da un’infinità di gigli, simbolo del santo, sono pronte per essere sollevate e trasportate sulle spalle di uomini organizzati in squadre, quest’ultime di formazione antica (la più antica è Ortolano 1875). La gente segue sempre con devozione, commozione e grande partecipazione la sfilata delle paranze con canti, balli e lunghi cortei. Il 31 agosto i gigli faranno la cd. Ballata, sfileranno per le strade, e la curiosità di ammirare le grandi scenografie verticali, ispirate ogni anno a un tema diverso, è molto forte.

Dopo la ballata del 31, la festa proseguirà fino al 2 settembre e culminerà con il concerto nel cantautore Amedeo Minghi.
Storia e leggenda, sacro e profano, mito e modernità ammantano di bellezza e suggestione una delle più belle feste del territorio campano, alla quale è impossibile mancare.
Approfondimenti:
"Brusciano attraverso i secoli" di Luigino Tramontano

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