La distrazione dei ricordi: la Piedigrotta ottavianese del 1951 e le famiglie che la finanziarono

0
789

Il difficile dopoguerra e l’opera di ricostruzione di una Ottaviano bombardata e saccheggiata.  Ma nel ’47 si chiede l’autonomia dal Liceo Garibaldi della sezione del Liceo Classico, e nel ’48 si chiede l’apertura di una agenzia del Banco di Napoli. Nel 1951 torna, anche per l’impegno del Circolo “A. Diaz”, la Piedigrotta ottavianese: contribuiscono alle spese le più importanti famiglie della città, e gli imprenditori: di tutti pubblichiamo l’elenco.

 

Ottaviano esce a fatica dalle rovine della II guerra mondiale. Dopo lunghe e agitate discussioni tra le forze politiche, si decide di imporre, per il ’49, il tributo speciale previsto da un decreto del marzo ’47 sui prodotti locali destinati alla esportazione, e prima di tutto, sui 6000 quintali di vino, che venivano venduti a 5000 lire il quintale, sui 400 quintali di pesche e sui 500 quintali di albicocche e di fichi. La Giunta delibera anche che il gestore del Cinema Romano paghi per il 1949 2000 lire per la tassa affissione manifesti –  l’anno prima aveva pagato 200 lire -, pur riconoscendo che più manifesti si mettono in giro, più cresce il numero degli spettatori: dal settembre del ’48 al gennaio del ’49 il Comune ha incassato “ per diritti sugli spettacoli oltre 100000 lire mensili ”. Ma le casse sono vuote: tanto vuote che gli amministratori decidono di devolvere per le festa di San Michele e per la festa dell’ Immacolata, che fa parte della storia di San Gennarello,  200000 lire ricavate dalla vendita di certe razioni di riso che sono risultate eccedenti: il contributo sarà diviso secondo le proporzioni delle tessere annonarie. E tuttavia  nel settembre del ’48 la Giunta chiede che si apra a Ottaviano un’agenzia del Banco di Napoli: quella della Banca della Provincia non è più in grado di soddisfare le esigenze di un paese che conta 14000 abitanti, “ con tendenza all’aumento dato il crescente numero delle eccedenze delle nascite sui morti ”: inoltre rimangono ancora  in paese 4000 sfollati napoletani che non hanno né la possibilità né la voglia di tornarsene in città. L’economia di Ottaviano è dinamica, scrive la Giunta: l’agricoltura è il nerbo della ricchezza degli Ottavianesi, che producono anche rinomati liquori, tessuti, vetri, alcool, derivati del petrolio. Ottaviano ha anche un ginnasio con una sezione di liceo classico, voluta da Guido Lenzi. Di questa sezione il 26 gennaio del ’47 si chiede l’autonomia dal Liceo Garibaldi, e un comitato di cittadini a giugno ha già raccolto 250000 lire che il Comune presenterà come garanzia.

Nel 1951 tornò ” dopo un decennio di interruzione ” la Piedigrotta ottavianese, che accompagnava, il 15 e il 16 settembre, la tradizionale festa di Montevergine, legata al culto della Madonna Schiavona. Il circolo Diaz presentò il carro ” Isola delle Sirene “, ideato e costruito dalla ditta Tudisco di Nola ( vedi immagine in appendice) e tra le canzoni in gara furono acclamate Piererotta Vesuviana ( versi di A.Nappo – musica di M.Nicolò), Vucchella Amata (A.Nappo – A. Giancola) ), Mangiate ‘o limone (A.Nappo -F.Barile),  Speranza perduta (A.Nappo – M.Quintavalle): il poeta A.Nappo, autore dei testi delle canzoni vincitrici, ebbe una targa “con venature d’argento”. Contribuirono alle spese per la festa e per la stampa della plaquette Aniello De Vivo, Aurelio Trusso, Umberto Lanza,  Achille Pisanti,  Giuseppe Pascale, della ” China Vesuvio ” in Piazza Municipio, Luigi  Pascale, del  Bar Pasticceria in viale Ferrovia, i fratelli Duraccio della ” Vetreria Vesuviana ” in viale Ferrovia dello Stato, Antonio  Ragosta del bar in piazza della Ferrovia, l’industria di pavimenti e marmette veneziane ” la Vesuviana” in viale Elena, il dott. Carlo Pirone, amministratore unico della cartotecnica ” Santa Lucia ” in via Camillo Peano ( vedi immagine in appendice), Tonino, parrucchiere per signora  al corso Umberto I,  Ferdinando Saviano della “Casa Vinicola” alla salita Piazza, Salvatore Coppola del  “Cravattificio” in piazza San Giovanni ( cravatte, bretelle e giarrettiere), Michele Parisi che in piazza Mercato vendeva gas ( Pibigas), articoli da regalo e macchine per cucire Necchi, i fratelli Nappo autotrasportatori di via Ginnasio, Adamo Scudieri della camiceria Adam al corso Umberto, i fratelli Sessa di via Roma ( liquigas, macchine Borletti – punti perfetti, radio ), Giuseppe Avino della “Giav, biancheria da uomo”,  Romano del Cinema Teatro, , Giuseppe Del Giudice dell’ “industria Cartonaggi” a Piazza Durelli,  Dino Lazzareschi che aveva un’officina meccanica e riparava auto a viale Elena,  Umberto Polise, Giuseppe Liguori delle “ Beccherie di I categoria ” , Francesco Capasso che produceva confetti nel viale degli Oleandri,  Raffaele e Michele Nappo delle “Tessiture Meccaniche”, e poi i venditori dei vini, “’e vinajuole”, Luigi Romano e Luciano Romano che avevano bottega ai Mozzoni, Gaetano Ragosta di via Casalvecchio, Francesco Ragosta di Piazza San Lorenzo, Antonio Del Giudice di piazza Durelli,i fratelli Saggese di via San Giovanni, Raffaele Rianna di via Genio Civile, l’Enopolio Vesuviano del Consorzio Agrario Provinciale, che aveva sede e bottega in via Ferrovia dello Stato.

Di tanto in tanto, pubblicheremo altri “ricordi”. Servono a distrarci. Per un po’.