Home cinema e parole; “Io, Daniel Blake” di Ken Loach: la storia della battaglia tra un...

“Io, Daniel Blake” di Ken Loach: la storia della battaglia tra un lavoratore onesto e il mostro della burocrazia feroce e insensibile.

705
0
CONDIVIDI

Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2016, l’ ultimo film, ambientato a Newcastle, del leggendario regista Ken Loach è un tormentoso, attualissimo, nonché necessario, dramma sociale.

 

Burbero, ma di buon cuore, Daniel Blake (Dave Johns) è un uomo fuori dal tempo: falegname instancabile e vedovo fedele al ricordo della moglie, conduce la propria esistenza rifiutando l’uso della tecnologia, guidato solo dal proprio buon senso e dal rispetto stringente della legge e del codice morale comune. Dopo un attacco di cuore che lo rende inabile al lavoro, l’ostinatamente autosufficiente Daniel deve alzarsi e combattere per far valere i propri diritti, conducendo, a tutela della sua dignità, una crociata contro il mostro della burocrazia statale, che si rivela ridicola e assurda nella sua incapacità di garantirgli il sussidio per malattia. La funesta battaglia che ingaggia contro lo Stato, non  impedirà a Daniel di aiutare, nel segno della pietas, una problematica madre single e i suoi sventurati figli, e di accendere nei loro cuori  la speranza di una vita migliore.

La giustizia sociale è sempre stata il tema per eccellenza del cinema di Loach, come se il regista avesse voluto puntare il dito contro tutte le autorità che tentano di manipolare il gioco  delle parti sociali. In questa pellicola, il bersaglio è un sistema che sembra cinicamente strutturato per frustrare le aspirazioni degli onesti, sballottandoli da un impiegato governativo ad un altro, fino ad imbrigliarli in un incubo kafkiano. Il protagonista è la vittima perfetta dell’assurda pretesa del sistema burocratico che tutti siano “digitali di default”; Daniel non lo è (non è nemmeno in grado di utilizzare il mouse del computer) e si rifiuta di assoggettarsi alle catene della tecnologia: il prezzo che dovrà pagare, malgrado l’aura dell’empatia in cui è immerso , è decisamente sproporzionato rispetto a questo suo “deficit” informatico. A causa dell’ignobile processo che il progresso sta portando a termine, l’individualità diventa omologazione, e il singolo è ridotto a sigle, a un  numero di conto corrente. Partendo da questa semplice e risaputa premessa, Loach ci dimostra come, malgrado l’umanitarismo esista ancora, l’onestà e la dignità di un solo cittadino possano diventare ben poca cosa per la macchina burocratica, che è ferocemente insensibile.

Le espressioni colloquiali e la decadenza generale della classe operaia di Newcastle, rese potentemente da un cast notevole, rendono “Io, Daniel Blake”  una miscellanea magistrale di tenerezza, semplicità e consapevolezza politica. A parte il turbamento emotivo causato dalla scena centrale da cui il film prende il titolo, tutto il film si sviluppa con un ritmo serrato e di scena in scena sempre più intenso. Sarebbe facile sottovalutare la quiete brillantezza di questo film in movimento, ma esso, in realtà, costituisce una registrazione dettagliata delle tecniche precise con cui gli afflitti membri della classe operaia sono privati dei loro diritti civili e condannati all’umiliazione degradante.  “Io, Daniel Blake”, è un pugno emotivo paragonabile a pochi altri, la sua drammatica verità rompe il muro sordo del silenzio, come solo la verità sa fare.