Inchiesta cemento a Pomigliano, il gip dissequestra un cantiere: “non c’è reato”

0
27
foto generica di nuovi cantieri a Pomigliano
foto generica di nuovi cantieri a Pomigliano

Il palazzo in costruzione è della nipote di un boss defunto e figlia di colui che fino al 2016 è stato indicato come il reggente del clan

“Il reato di lottizzazione abusiva non c’è”. Secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nola, in base alle documentazioni finora valutate, non è abusivo il cantiere del palazzo sequestrato al corso Umberto di Pomigliano. Il cantiere in questione è stato quindi dissequestrato su disposizione dello stesso giudice. Era stato aperto grazie a una licenza comunale rilasciata alla fine di luglio del 2020 ai sensi della legge regionale “Piano Casa”, la cui applicazione è al centro di una clamorosa inchiesta giudiziaria che si trascina da dieci mesi e che ha portato al sequestro di 16 cantieri per un totale di 320 appartamenti. Ma questo dissequestro del cantiere edile di corso Umberto, inizialmente finalizzato alla costruzione di un palazzo di 5 piani per 12 appartamenti, sta scatenando discussioni accese. L’operazione, che culminò con l’apposizione dei sigilli al palazzo in costruzione, fece molto rumore in città perché l’opera è della nipote di un boss della camorra, defunto in carcere anni fa, nonché figlia di colui che, già condannato per associazione di stampo mafioso, è stato indicato dai carabinieri quale il reggente del clan egemone, almeno fino all’ultima sentenza subita nel 2016. La donna intanto risulta indagata dalla procura di Nola per la lottizzazione abusiva dell’edificio di corso Umberto, a pochi passi dal centro di Pomigliano, insieme con due tecnici, uno dei quali un giorno si e l’altro pure diffama pesantemente sui social i giornalisti che stanno seguendo con puntualità e nel dettaglio la vicenda dei cantieri sequestrati dietro convalida del tribunale. Una vicenda rilevante. Ma il giudice per le indagini preliminari di Nola ha di fatto bocciato il provvedimento di convalida del sequestro del cantiere di corso Umberto, provvedimento firmato a marzo dallo stesso gip. Ciò innanzitutto perché il magistrato ritiene che il reato contestato in un primo momento ora non c’è più. L’indagata, proprietaria del cantiere, aveva presentato al tribunale, alla fine di febbraio, cioè dopo il primo sequestro d’iniziativa messo a segno dal comandante della polizia municipale, Luigi Maiello, una proposta di ridimensionamento da 5 a 3 piani dei volumi dell’edificio. Il gip, però, a marzo non accolse questa proposta e convalidò il sequestro. Ma poi, a giugno, ha infine dato il via libera al dissequestro valutando tutte le eccezioni avanzate dai legali dell’azienda edile rappresentata dall’indagata. In conclusione: secondo il giudice per le indagini preliminari non sussiste “il fumus del reato di lottizzazione abusiva”. Una conclusione non dovuta soltanto al fatto che l’azienda di costruzioni si è dichiarata disponibile a ridurre il volume complessivo dell’opera. In base al provvedimento di dissequestro viene infatti riportata la circostanza, evidenziata dai legali di parte, secondo cui il cantiere è stato aperto in una zona del piano regolatore, denominata B1, in cui scorre una strada non vincolata. Condizioni che, sempre secondo il provvedimento di dissequestro, consentivano, al momento del rilascio della licenza, di costruire cambiando la destinazione d’uso da produttiva a residenziale, abbattendo il manufatto preesistente e ricostruendo un nuovo palazzo con l’ampliamento di volumetrie previsto dal Piano Casa. Adesso quindi costruttori e tecnici indagati dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta sui cantieri chiedono un incontro chiarificatore con il sindaco, Gianluca Del Mastro. Mercoledi scorso avevano avanzato questa richiesta con un sit in davanti al municipio.