In carcere il killer dell’ultimo cutoliano, gli inquirenti: “Il boss minacciò anche lo zio”

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Salvatore-Andretta-e-suo-figlio-Andrea-a-destra-il-materiale-sequestrato-dai-carabinieri
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Emergono particolari agghiaccianti dall’operazione che ha portato all’arresto del boss e di suo figlio. Dagli agguati alle estorsioni ai danni di chiunque     

 

Quando era solo un ragazzo, poco più che ventenne, Salvatore Andretta uccise in pieno centro il boss cutoliano di Acerra, Raffaele Nuzzo, e il suo braccio destro, Antonio Auriemma. Era il 5 giugno del 1987. Per quel duplice omicidio Andretta andò in prigione, nel 1995. Fu scarcerato nel febbraio del 2020, dopo 25 anni. Ma in questo lampo di ritrovata libertà, Andretta, che ora ha 59 anni, ha avuto il tempo per farne ancora di tutti i colori. Gli inquirenti, che ieri lo hanno di nuovo arrestato insieme al figlio Andrea, 37 anni, lo descrivono come una vera furia del crimine.

Giuseppe Visone, pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, e i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna lo accusano di aver tentato di uccidere un altro pregiudicato e di aver messo a ferro e fuoco Acerra per taglieggiare tutti i cantieri edili e tutte le imprese possibili. Estorsioni “corredate” da minacce di morte, anche ai danni dell’azienda di uno zio acquisito, lo zio di primo grado della moglie.

 

Inoltre, sempre stando alle accuse contestate attraverso il fermo sottoscritto dal pm Visone, che Salvatore Andretta sia un boss a tutti gli effetti lo confermerebbero non solo le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti, i filmati, le foto, le testimonianze dei pentiti. Gli inquirenti tirano in ballo un episodio, avvenuto il 30 gennaio del 2022, giorno in cui alcuni “fujenti” devoti alla Madonna dell’Arco portarono la statua della Vergine al cospetto di Andretta per l’ormai “consueto” inchino al capoclan.

L’inchino al boss della statua della Madonna, triste usanza in voga da tempo immemore in tanti paesi del Sud, è finito in un filmato degli investigatori. Nel video si può osservare Andretta mentre si affaccia dal balcone di casa e guarda dall’alto i battenti vestiti di bianco disporsi in fila con la statua sulle spalle e gli stendardi religiosi sventolanti, nel cortile dell’abitazione del capoclan. Comunque a pesare molto di più sul piatto della bilancia della giustizia sono di sicuro le accuse relative al tentato omicidio, allo spaccio di stupefacenti, alle estorsioni e alla detenzione di armi. Il tentato omicidio, motivato dal controllo delle piazze di spaccio, è quello, avvenuto la sera del 21 novembre 2021 al corso Italia: un agguato ai danni del pregiudicato Emanuele D’Agostino. D’Agostino fu raggiunto alla testa da un proiettile. Si salvò per miracolo. Poco prima dell’agguato i vari esponenti del clan di Andretta, tutti a bordo di potenti moto, si scatenarono per le strade di Acerra mettendo a segno una serie di stese a colpi di pistole e mitragliette, mirando sule abitazioni dei loro “nemici”.

 

In possesso di Salvatore Andretta e del figlio Andrea i carabinieri hanno trovato pistole e un kalashnikov. Tentato omicidio e droga ma non solo. Magistratura e carabinieri hanno acquisito una miriade di prove legate a una serie impressionanti estorsioni. C’è un elenco di aziende minacciate. Figura pure quella, una ditta per il noleggio di autoveicoli, di uno zio della moglie di Andretta. “Di a tuo zio che chi denuncia ai carabinieri deve morire”, il messaggio consegnato dal boss a un nipote del taglieggiato, il fratello della moglie, suo cognato. Poi c’è l’estorsione alla ditta che sta ristrutturando la ex Doria di Acerra, fabbrica agroalimentare chiusa di recente ma che un imprenditore vuole riaprire. Un tempo si chiamava Knorr. Per questo pizzo erano già stati arrestati, a dicembre, Gennaro Tedesco, 58 anni, Vincenzo Carofaro, 57 anni, e Massimiliano Volpicelli, 36 anni.