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Il Rotary Club Ottaviano ricorda gli eroi ottavianesi della Grande Guerra e il rapporto tra Armando Diaz e la città

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La manifestazione si è tenuta, il 4 novembre, a Ottaviano, nella chiesa della Confraternita della SS. Assunta e dell’ Angelo Custode: nella stessa chiesa, cento anni fa, i primi soldati ottajanesi reduci dal fronte ringraziarono la  Vergine Santissima che li aveva protetti. I legami di amicizia tra il generale Diaz e alcune famiglie ottajanesi. L’ospedale per i prigionieri austriaci organizzato nella sede del Ginnasio. Il ricordo dei soldati ottajanesi  che non tornarono, e di quelli che conquistarono medaglie e diplomi d’onore.

 

Domenica 4 novembre, a Ottaviano, nella chiesa della “Confraternita SS. Assunta e Angelo Custode”, il Rotary Club Ottaviano ha ricordato gli eroi ottavianesi della Grande Guerra e la storia dell’attenzione che Armando Diaz prestò sempre alla città vesuviana. Dopo i saluti di Luigi Tuorto, presidente del Rotary Club Ottaviano, dell’assessore alla cultura Virginia Nappo e di Lorenzo Pisanti, priore della Confraternita, Carmine Cimmino ha ricordato che Armando Diaz faceva parte di quel gruppo di rappresentanti delle istituzioni, di intellettuali e di artisti napoletani, E. A. Mario, Mario Costa, Gaetano Miranda, Matilde Serao, Francesco Cangiullo, che negli anni della “Belle ‘Epoque” frequentavano abitualmente Ottajano, ospiti dei Galliano, degli Scudieri, dei Cola, dei Menichini. Grazie alle sollecitazioni di questi amici napoletani, nel 1892 Evelina Felicita Gallone, moglie di Giuseppe V Medici, l’ultimo principe di Ottajano, ospitò nel Palazzo ottajanese Gabriele D’ Annunzio e la sua nuova “amica”: uno Scudieri, ha ricordato Cimmino, partecipò, al seguito di D’Annunzio, all’impresa di Fiume.

Dopo l’eruzione del 1906, quando si seppe che Vittorio Emanuele III, considerata la gravità del disastro, progettava di cancellare per sempre ciò che restava di Ottajano e di trasferire i superstiti nelle campagne del Lazio meridionale, furono Diaz e il duca D’ Aosta a sostenere l’azione del Comitato “Pro Ottajano” e a spiegare al re, con il conforto delle relazioni degli studiosi dell’Istituto di Agraria di Portici – Miraglia, Comes, Bordiga- che dopo qualche anno la terra di Ottajano avrebbe prodotto, dalla cenere e dai lapilli, vini e frutti ancora più preziosi. Il re fu convinto e Ottajano fu salva. Secondo Silvio Cola, nella Grande Guerra morirono 110 Ottajanesi, 61 del Centro Abitato e 49 di San Gennarello: ma le carte sparse dell’archivio comunale hanno consentito a Carmine Cimmino di confermare che negli elenchi pubblicati nel 1958 dal Cola mancano almeno 30 “caduti”, morti negli ospedali e nelle prigioni nemiche. Bisogna dire che tutte le notizie illustrate dal relatore il Rotary Club Ottaviano le ha pubblicate in una “plaquette”, le cui copie sono state distribuite al pubblico presente nella chiesa della Confraternita.

Carmine Cimmino ha ricordato che nel1935 il Real Ginnasio di Ottaviano, che già portava il nome di Armando Diaz, pubblicò un volume in onore dei 25 ex alunni che erano caduti durante il conflitto, alcuni dei quali , per l’eroismo con cui avevano sacrificato la vita per la Patria, meritarono medaglie e diplomi. Michele Diomede Pisanti, medaglia d’argento al valor militare, cadde sul Monte San Michele il 6 agosto1916: il giorno prima, nello stesso luogo, aveva pianto Giuseppe Ungaretti: “Come questa pietra /è il mio pianto / che non si vede / La morte si sconta vivendo.”. Dopo il 1916 nella sede del Ginnasio venne attrezzato un ospedale per i prigionieri, e qui venne curato dal dott. Salvatore Catapano il croato Mile Sertic, tenente colonnello medico dell’esercito austriaco. Tornato in patria, il Sertic fece in modo che il governo croato insignisse il medico ottajanese con un’alta decorazione. Per tutti questi motivi al Ginnasio di Ottajano venne concesso il privilegio di custodire nella sua sede un cannone proveniente dal bottino di guerra e di esporre – certamente per volontà di Diaz- il “Bollettino della Vittoria” inciso nel bronzo ricavato dalla fusione delle armi prese al nemico.

Finita la guerra, tra il 4 e l’8 dicembre del 1918 i primi soldati ottajanesi reduci dal fronte si recarono nella chiesa della Confraternita dell’Assunta per consentire al sacerdote di benedire, durante la messa, le medaglie, le immagini sacre e gli “abitini” che essi avevano portato addosso e che li avevano protetti dal fuoco nemico. Anche per ricordare questa vicenda il Rotary Club Ottaviano ha voluto che la manifestazione si svolgesse, cento anni dopo, in quella chiesa. E l’assessore alla cultura, Virginia Nappo, ha annunciato che il 5 dicembre l’Amministrazione Comunale celebrerà il sacrificio e l’eroismo dei soldati ottajanesi con un evento che coinvolgerà le scuole, poiché è necessario che la memoria storica resti viva: solo così il presente può trarre frutti preziosi dall’eredità del passato.

Carmine Cimmino ha ringraziato il Rotary Club Ottaviano per la concreta attenzione che l’associazione presta ai valori della cultura e della storia e ha concluso ricordando l’importante lavoro che i “fratelli” della Confraternita e il priore, Lorenzo Pisanti, stanno svolgendo per riportare all’antico splendore la struttura e il valore della chiesa: “è dunque indispensabile – ha detto Cimmino – fare in modo che, con l’impegno di tutti noi, la tela dell’altare possa mostrare di nuovo i segni dell’arte raffinata del pittore, forse il Mozzillo, che la dipinse.”.