Home Generali Il “mistero” della morte di ‘Emile Zola. Fu assassinato dai “nazionalisti”?

Il “mistero” della morte di ‘Emile Zola. Fu assassinato dai “nazionalisti”?

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Durò a lungo il sospetto che Zola fosse stato assassinato dalla Destra reazionaria per il ruolo che egli aveva avuto nell’ “affare Dreyfus”. I molti nemici di uno scrittore che nella sua vita “non tacque” e non fu mai “complice”. La sua amicizia con Manet, che gli fece lo splendido ritratto con cui si apre l’articolo.

 

“Ho soltanto una passione, quella della luce” (‘E. Zola, “J’accuse”).

 

Nel 1894 l’ufficiale di artiglieria dell’esercito francese, Alfred Dreyfus, ebreo, accusato di essere una spia dei tedeschi, venne degradato, processato e condannato al carcere. Alcuni intellettuali sottolinearono subito le stranezze dell’episodio, ma fu Zola con il celebre articolo: “J’accuse –Lettera al Presidente della Repubblica”-, pubblicato sul giornale “L’ Aurore” il 13 gennaio 1898 (vedi immagine in appendice), a parlare di complotto, di documenti d’accusa falsificati, e a fare i nomi degli alti ufficiali dell’esercito che avevano ordito la “congiura” contro Dreyfus: una “congiura” in cui confluivano l’antisemitismo della Destra reazionaria e il “complesso di Sedan” che affliggeva le gerarchie militari francesi dal quel 2 settembre 1870, il giorno in cui l’esercito francese fu costretto ad arrendersi, a Sedan, alle truppe di Von Moltke e la guerra franco- prussiana si concluse con la vittoria della Prussia, con la fine del Secondo Impero di Napoleone III e con la riunificazione della Germania. Zola venne processato per oltraggio alle Forze Armate e condannato a un anno di carcere e a una multa di 3000 franchi, che, con le spese per il processo, venne pagata da Octave Mirbeau. Zola si sottrasse al carcere “esiliandosi” in Inghilterra, ma la precisione delle accuse contenute nella sua lettera al Presidente fece sì che il processo venisse riaperto. Nel 1906 Dreyfus venne definitivamente riabilitato, ma lo scrittore era morto da quattro anni, il 29 settembre 1902, ucciso,  sentenziarono gli investigatori, da avvelenamento accidentale di monossido di carbonio: insomma dalle esalazioni di una stufa, che avevano ridotto in fin di vita anche la moglie Alexandrine, salvata dai soccorritori. Nel 1953 l’anziano farmacista Pierre Hacquin raccontò al giornalista Jan Bedel che era stato il fumista Henri Buronfosse a ostruire deliberatamente il camino di casa Zola: lui, il farmacista, l’aveva saputo direttamente dal fumista. Dunque, si trattava di un assassinio “politico”: il fumista e lo stesso farmacista appartenevano a un gruppo di nazionalisti reazionari e antisemiti, la “Lega dei Patrioti”. Però Buronfosse era morto nel 1928, e non si trovarono prove sufficienti per far riaprire il caso. Ma i dubbi restarono, e restano. Perché Zola costruì la sua vita e la sua arte su un principio: “Non posso tacere, non posso essere complice”. Non tacque, da giovane, quando con i suoi articoli sul “Globe” e sul “Sèmaphore” attaccò aspramente la borghesia francese accusandola di aver sacrificato ogni principio morale all’accumulo del danaro – quale che fosse “l’odore” di questo danaro. Non tacque come critico d’arte: non si limitò a schierarsi dalla parte degli Impressionisti e di Manet, ma irrise i pittori dell’Accademia, dell’“art pompier”, Duval, Baudry, Boulanger, Bouguereau, sottolineando la “retorica” dei loro quadri, in cui sarebbe stato inutile cercare un riferimento qualsiasi al “nostro tempo”: inoltre, gli articoli di Zola suscitarono l’aspra reazione di quei critici e di quei mercanti che nell’” art pompier” avevano scoperto, sotto ogni punto di vista “un grande affare”.  Zola non tacque come scrittore: nei romanzi del ciclo “Rougon- Macquart” descrisse la società francese con lo spietato rigore di un naturalismo che non solo svelava la corruzione e l’immoralità del liberismo feroce e della borghesia reazionaria, ma anche l’ipocrisia di quegli “umili” e di quei proletari che non lottavano per costruire un mondo nuovo, ma solo per diventare anche essi borghesi (il tema è sviluppato soprattutto nel romanzo “L’Assommoir”). Zola non fu tenero con i poeti “simbolisti” e non nascose la sua amarezza a Huysmans che era stato suo amico, e che con il romanzo “’A rebours”, pubblicato nel 1884, rinnegava il Naturalismo e apriva la stagione dell’Estetismo. Anche tra gli scrittori “naturalisti” non ebbe molti amici: non lo consentirono ora l’invidia di alcuni di essi, ora il carattere aspro dello scrittore, ora il radicalismo con cui egli difendeva i principi del determinismo. Ma nonostante qualche incomprensione Anatole France gli restò sempre amico, e al suo funerale tenne un’orazione commovente sottolineando la grandezza dello scrittore e la coerenza del suo impegno politico. Partecipò ai funerali un folto gruppo di minatori che cantarono “Germinal, Germinal” ricordando il romanzo in cui Zola aveva descritto le loro misere condizioni di vita. Negli ultimi anni la solitudine dello scrittore divenne ancora più intensa, perché si erano complicati i rapporti con la moglie,  pesanti erano diventati i problemi finanziari e aveva preso il definitivo sopravvento quel temperamento ombroso che Manet raffigurò in modo splendido nel ritratto dell’amico.