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Anticamente l’assistenza ai prigionieri e il compito di portare conforto divenne un’onorevole, quanto impegnativa, opera umanitaria. Tantissime associazioni laiche o confraternite si specializzarono in questo compito. I condannati venivano aiutati ad affrontare la prova finale con sicurezza come dei bravi cristiani, con la pura convinzione che un valido pentimento potesse condurre l’anima direttamente in paradiso.

 

Nel 1488 fu fondata da alcuni fiorentini a Roma la fratellanza di San Giovanni Decollato, chiamata anche della Misericordia, che aveva l’ufficio, conservato sino al 1870, di accompagnare all’estremo supplizio i condannati. Il sodalizio si avvaleva del Trattato utilissimo per confortare i condannati per via di giustiziadi Pompeo Serni (sec. XVII), di cui un manoscritto è presente nella Biblioteca apostolica vaticana, Vat. Lat. 13596.

Generalmente la sera avanti dell’esecuzione capitale la Compagnia era avvisata dall’autorità giudiziaria per recarsi nelle carceri a prendere in consegna il condannato, che aveva il dovere di confortaresino all’ultimo momento.

I corpi dei giustiziati, che assistiti dai confratelli morivano in pace con Dio, venivano sepolti nei sotterranei del chiostro adiacente alla Chiesa, mentre gli eretici, impenitenti, erano accompagnati al cimitero dai confratelli imploranti per le loro anime il perdono del Signore.

Famoso è rimasto il grande archivio della Compagnia di San Giovanni Decollato, dove sono documentati i bruciamenti di alcuni eretici tra cui spicca la figura del nostro filosofo nolano Giordano Bruno, il cui atto di morte è contenuto nel volume 15, alla carta 87.

A Napoli, i condannati erano confortati dall’Arciconfraternita dei Bianchi. Il protettore delle “anime de li corpi decollati” fu San Giovanni Battista.

A Somma Vesuviana i condannati venivano assistiti principalmente da due nobili arciconfraternite, che erano insediate nell’Insigne Collegiata ed entrambe aggregate alla Compagnia di S. Giovanni Decollato in Roma.

Il primo storico di Somma, l’abate Domenico Maione, ci riferisce nel 1703 che: In una Cappella dé Morti della quale Chiesa (Collegiata) vi è l’Arciconfraternita… per li morti, aggregata ad altra per detti Morti in Roma, in un’altra Cappella di S. Giovanni Decollato, detto della Misericordia, altra Arciconfraternita, pur aggregata a quella dell’istesso titolo dé Fiorentini in Roma, è per l’afflitti, se giustiziandi, impiccandi ad uso de Bianchi di Napoli, delle quali sono stati molti Cavalieri, come Orazio Pompeo, e Scipione, D. Camillo, il Duca di Salsa Stramboli, altri.

Nell’anno 1669 il Pio Monte della Morte e Pietà di Somma, fondato dai nobili nel 1650, si associò anch’esso all’arciconfraternita di San Giovanni Decollato di Roma. In una iscrizione, che si trova attualmente sulla parete destra della scalinata che mena alla terra santadella confraternita, nel succorpoanteriore della chiesa Collegiata di Somma, vi è una lapide che attesta tale aggregazione.

Sfogliando, poi, le ingiallite pagine dello statuto della fratellanza, riveduto nel 1803, si legge che: Dovendosi qualche reo giustiziare nella città di Somma, e suo tenimento debba il nostro Monte farsi tutti gli uffici di carità. Se viene qui a far Cappella gli otto sacerdoti aggregati Fratelli a due a due secondo il solito debbano assisterlo, e confortarlo, se poi venisse qui a giustiziarsi avendo altrove fatto la Cappella, allora la Compagnia della Morte con gli otto sacerdoti Fratelli uscirà ai confini del territorio di detta città, e vestiti con l’abito del Monte prenderanno essi otto Sacerdoti ad assistere il paziente fino al patibolo, facendogli tutte quelle carità solite in tal caso,senza che alcun altro Sacerdote non Fratello possa inserirsi in tale affare.

Altra confraternita che si occupava prevalentemente dell’opera nelle prigioni era quella di San Giovanni Decollato, legata al titolo del SS. Crocifisso. Dedicata allo stesso Santo vi era anche una cappella nella Chiesa Collegiata. Lo storico Fabrizio Capitello, nel 1705, attesta che: “…quella (confraternita)di S. Giovanni Decollato, detta della Misericordia, per confortare i condannati, precipué, per tutta la diocesi di Nola privative quo ad alias per esserno a parò a quella di Roma….”

Il conforto quindi fu un’opera di misericordia caratteristica di queste compagnie: opera delicata e difficile, data la situazione tutta particolare in cui si trovavano a operare i fratelli che si votavano a tale ingrato compito. Inoltre, il conforto dei condannati non era affidato a dei semplici confratelli, ma a dei Sacerdoti, poiché più dotati rispetto agli altri di una notevole cultura teologica e soprattutto più capaci di una penetrazione psicologica, indispensabile per essere all’altezza del compito.