Il cognome Sodano tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia (1^ parte)

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La prima parte della ricerca, dedicata a Somma Vesuviana, intende fornire brevi cenni sul cognome Sodano nella città e fornire, oltretutto, alcuni dati storici d’archivio, partendo dalla consultazione sia del Catasto Onciario del 1744, sia dalle approfondite indagini che lo studioso Angelo Di Mauro ha pubblicato nella sua opera Università e Corte di Somma – I Magnifici, Baronissi 1998.

 

 

In ogni comunità gli indicatori antroponimici – nomi di persona, nomi di famiglia ovvero cognomi (etimologicamente nomi aggiunti), soprannomi – costituiscono, secondo il professor Luigi Chiappinelli, oltre che una modalità insostituibile per individuare e designare i suoi componenti, un documento prezioso in cui si è sedimentata la sua identità storica.  Già i Latini accostavano nomen con omen “presagio” e per Cicerone i bona nomina erano bona omina.

Il Settecento è il secolo dell’Illuminismo, quindi delle riforme e, di conseguenza, dei grandi catasti – al nord, ma anche al sud – indispensabili a ripartire con equità il peso fiscale tra i sudditi, spesso senza successo. Se al nord il catasto teresiano implicava la mappatura di tutti i terreni, nel regno di Napoli invece non erano obbligatorie le mappe catastali. Infatti il catasto onciario descriveva soltanto in parole i beni immobili e inoltre, per ogni contribuente, a differenza che nella Lombardia austriaca, anche l’esatta composizione della famiglia, giacché una specifica imposta, il testatico o tassa sulla testa, era dovuta a ciascun capofamiglia, o capofuoco, e quant’altro di sua proprietà potesse concorrere al reddito, perfino capitale di bottega e bestiame.

Il Catasto onciario della Terra di Somma, concluso nel 1744 e pubblicato nel 1751, attesta la presenza di ben quattro fuochi sul territorio: erano umili bracciali che dimoravano in casa d’affitto e non possedevano beni di sorta alcuna. Nell’ elenco dei cittadini, Antonio Sodano era sposato con Anna Reanna, aveva trentasei anni e non aveva figli. La tassa sul mestiere, industria, gravante sul capofamiglia Antonio era di once 12. L’industria, all’epoca, era soggetta a variazioni secondo l’attività esercitata: la maggior parte era fissata in once 12, per altri in once 14. Lo stesso quadro si presentava per gli altri due bracciali: Crescenzo e Francesco Sodano. Crescenzo, di anni ventisei, era sposato con la ventiquattrenne Caterina Nocerino e aveva un figlio di due anni. Francesco Sodano, invece, era sposato con Carmina Iossa e aveva ben cinque figli, di cui tre erano bracciali e quindi tassati con le relative quote in base all’età. Non se la cavava bene, viceversa, tale Carlo Sodano che viveva di elemosina. Il quarantenne era sposato con Agnese Esposito, più piccola di lui di cinque anni, ed aveva due figli minori: Nicola e Domenico. La testa (o testatico) e l’industria non venivano tassate, in quanto il capofamiglia viveva di elemosina e non possedeva beni di sorta alcuna. La credibilità, quindi, del nuovo sistema sostituì non solo quello iniquo delle gabelle che aveva sempre danneggiato i beni a largo consumo a discapito, soprattutto, del ceto sociale più povero, ma attuava una trasformazione completa del vecchio sistema fiscale a vantaggio dei poveri e con un evidente fastidio per ricchi.

A Somma Vesuviana nel 2006 vi erano ben 275 famiglie che portavano il cognome Sodano, che il Dizionario dei cognomi italiani fa derivare da soldano o sultano.  Tale dizionario, pubblicato a Milano nel 1978 da Emidio De Felice, è un’opera di consolidata autorevolezza scientifica che ci illumina sulle numerose categorie onomastiche e sulla diffusione e frequenza a livello nazionale e regionale. Altra opera meritoria è il Dizionario Onomastico della Sicilia di Girolamo Carcausi, Palermo 1993, che prende in considerazione cognomi di varie regioni meridionali in nesso con i toponimi e cognomi della Sicilia.

Il cognome Sodano appare in diverse varianti, per la prima volta, nella storia di Somma nell’anno 1404, quando tale Cubello Napodano vende il primo settembre di quell’anno a Cola (Nicola) Sodano una selva per 24 once (Archivio di Stato di Napoli, Monasteri Soppressi – fs. 2061, pag. 216). Cinque anni dopo, il 13 gennaio 1409, Stefano de Bibo (Vivo) vende allo stesso Nicola (stavolta nominato) Sudano  un terreno nella montagna di Somma ed una terza parte di casa sita al Casamale (quartiere di Somma). Altre acquisti seguiranno il 16 e il 22 maggio di quell’anno, come riferisce Angelo Di Mauro. Nel 1817 troviamo, invece, attestato tale Aniello Sodano, che lavora alle dipendenze dell’Esattore dell’Università di Somma per la cifra di 20 grana al giorno, vigilando sul contrabbando del pane.

Tra le personalità che hanno onorato il cognome Sodano, voglio ricordare il calzolaio e musicista Emanuele Sodano. Nacque a Somma Vesuviana il 21 agosto del 1859 e fu battezzato, lo stesso giorno, nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire. Suo padre, Salvatore era un trainante, trasportatore di merce, mentre la madre, Mariantonia Bruscito, era una donna di casa. La sua professione era calzolaio, ma possedeva una spiccata passione per la musica, che aveva coltivato sin da ragazzo da autodidatta. Fu un valente compositore di canzonette in vernacolo, che furono proposte in occasione delle due uniche edizioni della Piedigrotta a Somma nel 1899 e 1900. Emanuele Sodano sposò, poi,  Maria Divina Piccolo ed ebbe numerosi figli, tra cui Raffaele Emanuele Filiberto che nacque in Somma Vesuviana il 6 luglio 1890. Si spense il 13 novembre 1919.