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Il Napoli vince a Cagliari, anzi dilaga, proprio mentre arrivava il nuovo premier.

Fin dalle prime ore del mattino di ieri, benchè fosse domenica, la timeline di facebook era piena di gente rammaricata. Si dolevano, i tapini, di non poter seguire la salita di Gentiloni al Quirinale, diretto verso l’incarico di premier, perché alla stessa ora (le 12,30) giocava il Napoli. Ovviamente scherzavano. E ci mancherebbe altro: quando tocca seguire gli azzurri non c’è crisi di governo che tenga, figuriamoci queste dei giorni nostri, decisamente meno ricche di spunti e verve di quelle di qualche decennio fa. E poi non potevano immaginare, i tapini di cui sopra, che al Gentiloni romano avrebbero risposto i lazzaroni partenopei, in trasferta a Cagliari: 5 a 0 ed un punteggio che va persino stretto al Napoli (si poteva arrivare ad 8 senza troppi affanni).

Ricordate la canzone di Pino Daniele? “Simmo lazzari felici  male ‘e rine ma nun se dice”.

Del resto i lazzari, nome quasi mitologico col quale si definisce la cosiddetta plebe partenopea, sono diventati col passare degli anni figure quasi romantiche, per non dire fascinose. Ma non è di storia che si scrive qui. E, a dirla tutta, nemmeno di calcio. Si scrive di sensazioni post-partita e, in questo senso, i lazzaroni milionari che giocano a calcio con la maglia del Napoli hanno lasciato tracce di bel gioco così profonde che ora il problema sarà nuovamente quello di bilanciare gli entusiasmi, restare quieti per quanto possibile. Il campionato è lungo, ma è pure compromesso: uno stato di cose ideale per i lazzari felici.