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Il Negri (1838- 1902) partecipò alla guerra contro i briganti del Sud ed espresse un duro giudizio contro l’eccidio degli abitanti di Pontelandolfo e di Casalduni compiuto dai bersaglieri dell’esercito italiano. La sua ammirazione per Napoli, la sua attenzione per la miseria e l’avvilimento in cui vivono le comunità della Campania interna. Le riflessioni sulla “resurrezione del Sud” in una lettera a Francesco Saverio Nitti. La biografia di Giuliano l’Apostata e la carriera politica.

Negri scrisse di letteratura (il saggio su George Eliot), di religione e di scienze naturali (era geologo). Ma i suoi libri più importanti sono il saggio su Bismarck e la biografia di Giuliano l’ Apostata, opera notevole per la completezza e la precisione dei riferimenti bibliografici. Negri frequentò la Regia Accademia di Fanteria presso la Scuola militare di Ivrea e partecipò alle operazioni dell’esercito italiano per la repressione del brigantaggio in Italia meridionale. Alla fine di aprile 1861 fu inviato a Napoli con il 6° fanteria e la sera del 26 agosto 1861 partecipò, con i suoi soldati e con quelli della brigata Aosta, all’azione in cui fu ucciso il brigante Vincenzo Barone, che si era nascosto nella casa della vedova “Palamolla”, tra Pollena e Sant’ Anastasia. In quella casa i soldati trovarono anche la compagna del brigante, Luisa Mollo: nelle “Lettere” inviate al padre, in cui descrive la guerra contro i briganti fino all’aprile del 1862, Gaetano Negri racconta che fu proprio Luisa Mollo a indicare, con un cenno del capo, l’armadio in cui era chiuso Barone e in cui venne ucciso, dicono le relazioni ufficiali, a colpi di carabina dal capitano Sartoris. Pare giusto notare che in tutte le schede con la biografia di Negri fornite dai “social” non è registrata la sua presenza nell’ azione finale contro Vincenzo Barone.Napoli lo colpì: in una delle “Lettere” dice che le cose mirabili scritte sulla città, su “questo paradiso”, da Goethe e da Stendhal non erano delle esagerazioni, erano solo verità e confessa di aver trascorso più di una sera tra Toledo e Chiaia non solo per ammirare lo straordinario spettacolo della luce della luna che si riflette nel mare e scintilla sul Vesuvio, ma anche per tentare di capire gli umori e i sentimenti della folla che a prima vista gli appariva bizzarra e pittoresca. Il padre non aveva una buona opinione dei Napoletani, e il tenente in alcune lettere lo esorta a non esagerare, perché nella città e nella sua provincia non c’è solo gente dedita al crimine, ma si nota anche “uno spirito assai migliore di quello che generalmente si creda”. Negri non soggiornò solo a Napoli: il suo reggimento fu inviato a Liveri, a Vallata, a Montesarchio, a Bisaccia, ad Ariano a Calitri, e la popolazione della Campania interna gli parve totalmente diversa dai Napoletani, perché combatteva ogni giorno con una miseria indicibile e portava nei gesti, nelle parole e nelle espressioni i segni dello sconforto e della disperazione. Negri capì, dopo qualche incertezza iniziale, quanto fosse assurdo l’atteggiamento degli ufficiali “piemontesi”, i quali pretendevano che questi “miseri infelici” si opponessero alle tre bande di briganti più potenti, quelle di Chiavone, dei fratelli La Gala e di Crocco Donatelli.E perciò fu assai duro il suo giudizio sui fatti di Pontelandolfo e di Casalduni: anche se gli abitanti di questi due villaggi si erano macchiati di tradimento, “la punizione inflitta dai soldati, il 14 agosto, “non fu per questo meno barbara: un battaglione di bersaglieri entrò in Pontelandolfo “, e poi in Casalduni, “uccise quanti vi erano rimasti, saccheggiò tutte le case”, appiccò il fuoco a tutti gli edifici, e dei due villaggi restarono solo fumanti rovine e mucchi di cadaveri ( vedi immagine). Nella guerra contro i briganti Negri meritò due medaglie d’argento al valore, ma nella primavera del ’62 lasciò la carriera militare e si dedicò alla politica. Fu sindaco di Milano dal 1884 al 1889, poi deputato, e infine senatore: e certe sue riflessioni sul rapporto tra Nord e Sud non piacquero ai liberali moderati lombardi. Scrisse Francesco Saverio Nitti: “Non dimenticherò mai che, poco prima di morire, Gaetano Negri, così lontano da me per idee, mi scriveva che egli, avverso da principio, si era arreso dinanzi alla realtà: qualunque sacrificio per la resurrezione del Sud gli sarebbe parso benefico. Tutte le condizioni per la resurrezione economica esistono: essa non può essere compiuta che da capitali del Nord e sopra tutto da uomini del Nord, che hanno un capitale assai più prezioso, l’esperienza.”. Aggiunge Nitti: “E’ un’opera di persuasione che bisogna compiere, sia pure partendo da una lotta di interessi. Non oseremo noi? Quando a Napoli io vedo questi volti di operai che la povertà ha reso anemici, questa immensa turba che vorrebbe lavorare e non può, io sento che l’anima mi dice di osare: di osare contro l’ignoranza che avvelena e il pregiudizio che uccide”. All’inizio del ‘900 Gaetano Negri riconosceva che la tragica crisi economica e sociale del Sud era stata provocata soprattutto dall’ incompetenza e dalla politica “nordista” dei governi dell’ultimo ventennio dell’Ottocento.