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I sindacati firmatari del contratto aziendale FCA hanno comunicato l’apertura del cantiere per la realizzazione della linea di produzione del nuovo suv compatto Alfa Romeo, il “Tonale”. I lavori sono iniziati intorno alle 8 di ieri mattina e al momento stanno riguardando il rifacimento della pavimentazione del capannone in cui dal 2000 al 2010 è stata prodotta la mitica berlinetta a due volumi Alfa Romeo 147, 651mila gli esemplari di questo modello realizzati in dieci anni. Il capannone dove è stato aperto il cantiere si trova a poca distanza da quello in cui dal 2011 si sta producendo la Panda. E’ ubicato lungo la stessa linea di prospetto, a destra guardando dal varco 2, il varco operai, poco dopo il tunnel sopraelevato sul quale la FCA ha installato la scritta propagandistica “noi siamo quello che facciamo”. Il suv Tonale, in base alla voci fatte rimbalzare dai firmatari, dovrebbe essere prodotto a partire dall’autunno del 2021, visto che mediamente per realizzare una nuova linea di produzione automobilistica, sempre secondo quanto fatto trapelare dai sindacati degli accordi con FCA, occorrono dai 15 ai 18 mesi. Per il prossimo inverno del 2020 è invece previsto il varo della produzione della Panda “mild hybrid”, vale a dire con motore ibrido “leggero”, cioè con il sistema elettrico che scatta solo in determinate condizioni di guida e che quindi non è permanente. Un motore in grado di far consumare un dieci per cento in meno di benzina rispetto al motore 1000 firefly. Intanto la Panda tra due anni compirà il decennio di produzione, periodo che mediamente segna la fine delle automobili di questo tipo. Non si sa però quando e dove sarà lanciata la nuova Panda, la quarta versione di questo fortunato modello. E non si sa neanche se questa quarta versione ci farà o meno. “Attendiamo nel frattempo i restyling della Panda attuale, come quello della Panda Trussardi – spiega Aniello Guarino, coordinatore del settore auto di Napoli e provincia per il sindacato Fim Cisl – per quanto riguarda invece il lancio del Tonale l’ipotesi sui tempi è l’autunno del 2021 mentre per la Panda mild Hybrid il prossimo inverno 2020”. Sono 4500 circa gli addetti della FCA di Pomigliano, compresi i 250 che lavorano nel reparto logistico di Nola. Tutti sottoposti, chi più chi meno, a un regime di cassa integrazione che non si stacca da Pomigliano ormai da quasi 14 anni. A questo proposito si concorda sul fatto che, per fare in modo che i numeri degli attuali livelli occupazionali reggano senza la cig, sarebbe necessario produrre due modelli di vettura. Ma non basta. Devono essere due modelli di successo. Il futuro roseo appare dunque ancora piuttosto lontano dalla grande fabbrica partenopea. “Sulla comunicazione dei lavori da parte dei firmatari – scrive Mario di Costanzo, operaio ed esponente della Fiom di stabilimento – non c’è nulla da festeggiare. Con il lancio nel 2011 della Panda e il contratto separato hanno tagliato i diritti e tolto 40mila euro a ogni lavoratore di questa fabbrica. Ora quindi Il nostro compito non è quello di fare feste ma di essere sempre sul pezzo e di verificare che gli investimenti, sempre rivendicati dalla Fiom, possano essere realizzati senza svendere nessun altro diritto”. Ergo: il nuovo cantiere, almeno per il momento, resta si un qualcosa di tangibile ma in ogni caso costituisce ancora un qualcosa di non definito e, soprattutto, di non ancora definitivo. Il contesto è da brividi. Le vendite delle automobili FCA risultano in calo di oltre il 10 % rispetto ai primi nove mesi del 2018. Più drammatico il dato del calo delle vetture prodotte in Italia, che supera il 18 % rispetto all’anno scorso. In venti anni, dal 1999, la produzione italiana di FCA si è dimezzata. Tutte cifre che depongono a sfavore di uno sviluppo deciso delle fabbriche di Pomigliano, Cassino, Melfi e Torino, impianti in cui cassa integrazione e improvvise fermate totali o parziali delle produzioni sono divenute ormai contromisure abituali.