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Non sappiamo ancora bene quello che c’è sotto l’ex cava a monte di via Castelluccio ma di certo ci troviamo davanti alla punta di un iceberg e sicuramente, quello che sta lì sotto, non fa bene e non è consono ad un parco nazionale degno di questo nome.

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Ieri mattina, alla spicciolata, verso le 9.45 sono arrivate le prime auto, i carabinieri di Ercolano, i NOE, la polizia municipale e il giudice Fragliasso accompagnato dall’altro PM De Renzis, dopo una mezz’oretta sono arrivati anche Radio Siani e il Mattino, più tardi arriverà il Roma e la RAI; degli amministratori, salvo nostre sviste o interventi tardivi, neanche l’ombra. Lo scenario invece sembrerebbe di quelli idilliaci, stiamo in un parco nazionale e la natura rigogliosa di fine primavera ricopre gran parte delle brutture ma se abbassiamo lo sguardo ci troviamo di fronte ad un contesto apocalittico, pieno di rifiuti e costellato di fossi praticati dalle ruspe del Nucleo Operativo Ecologico per verificare la consistenza dello strato di rifiuti che in certi casi raggiunge i 7 metri dal piano di calpestio.

Ginestre, orchidee, la valeriana rossa, fiore simbolo del parco e poi amianto, fusti con materiale bituminoso, carcasse d’auto, tantissimo pezzame e una gamma infinita di materiale di risulta edilizio. Uno dei vigili urbani scherza e con amara ironia, considerando la bellezza del posto, lo immagina come un campo da golf. Le nostre pretese sarebbero più contenute e ci piacerebbe vederlo come un luogo fruibile da tutti perché sano e bello. Ma sano e bello purtroppo non è, e ci amareggia costatare che, in certi punti della cava, gli strati di lava del 1855 e del 1872 sono sormontati da uno strato di rifiuti pari al triplo del loro spessore se non di più.

I carabinieri del NOE sono molto disponibili e ci concedono un’intervista molto esaustiva, lo stesso Fragliasso dialoga con noi giornalisti e ci rendiamo conto di avere uno dalla nostra parte, dalla parte di chi è capace ancora di scandalizzarsi davanti a tanto scempio e alla violenza perpetrata a danno di un luogo tanto importante. Dal colloquio con il maresciallo Di Serio del NOE veniamo a sapere che i fumi che si sprigionano occasionalmente dal sottosuolo sono anche il frutto di vecchi incendi, che hanno lasciato residui ancora latenti e pronti a divampare in incendio una volta a contatto con l’ossigeno.

La zona delle Lave Novelle, racchiude ormai e da anni numerose discariche, quella di cava Montone, a valle di via Castelluccio, sequestrata nel settembre 2014 per il ritrovamento di quasi un centinaio di fusti contenenti materiale tossico; l’Ammendola & Formisano, a monte della strada, con il sito di stoccaggio “provvisorio” del 2008 (per il quale l’allora sindaco Daniele ha ancora un carico pendente) e con i suoi oltre 30 anni di scarico e sversamento incontrollati; e la stessa via Castelluccio, che poi altro non è che una discarica carrozzabile. Ed ora tocca a cava Fiengo; in verità ce ne sarebbe anche un’altra limitrofa a questa, più sottaciuta ed anch’essa di proprietà dell’influente famiglia ercolanese e sequestrata lo scorso febbraio perché vi furono trovati, senza neanche scavare tanto, dei fusti contenenti sostanze potenzialmente pericolose ed altri rifiuti di diversa natura e pericolosità.

Resta l’amarezza, nostra e degli inquirenti, nel costatare l’esiguità dei fondi a disposizione per proseguire le indagini ed attuare le eventuali bonifiche o messa in sicurezza di quei luoghi ma ci chiediamo ancora, sarà mai possibile bonificare un’area così vasta? Quanta consapevolezza c’è nel fare certe affermazioni? E, alla luce di una realtà immutata negli anni, quanta demagogia?

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