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E alle Olimpiadi di Anversa la banda suonò come inno italiano “’O sole mio”……

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L’attacco russo a Odessa ha risvegliato la memoria di molti che hanno parlato di Odessa “città napoletana” e hanno ricordato che la musica della più celebre canzone napoletana “ ‘O sole mio” venne composta da Eduardo Di Capua nel1898 in “una Ucraina grigia, anzi plumbea” ( V. Paliotti).Il triste destino di Antonio Capurro e di Di Capua. Quello che avvenne ad Anversa, durante le Olimpiadi del 1920. L’articolo è corredato con l’immagine della “tavola” che E. Matania dedicò al marciatore Ugo Frigerio.

Tra gli eroi delle Olimpiadi che si svolsero ad Anversa nel 1920 ci fu anche un giovane tipografo milanese di19 anni, Ugo Frigerio, che vinse due medaglie d’oro, nei 10 chilometri e nei 3 chilometri di marcia. Al “fanciullo di Anversa” – così lo battezzarono i giornali italiani – Achille Beltrame dedicò una splendida “tavola” sulla “Domenica del Corriere”: nella didascalia il grande disegnatore ricordò che “il marciatore, giunto al termine della sua dura fatica, emulo degli eroi risorgimentali, non poté trattenersi dal gridare: Viva l’Italia”. Durante la premiazione per la vittoria sui 10 chilometri avvenne una cosa straordinaria: mentre la bandiera italiana saliva verso la cima del pennone, il direttore della banda belga incaricata di suonare gli inni ufficiali non trovò, tra le sue carte, lo spartito dell’inno italiano, e a lungo esitò, non sapendo che fare: ma poi, quando vide che tutti erano sconcertati dal silenzio della banda, ordinò ai musicisti di suonare “’O sole mio” . Il pubblico di Anversa, scrisse Vittorio Paliotti, “balza in piedi, è tutta una frenesia di consensi; ora sono decine di migliaia le persone che cantano, con accenti diversi, magari storpiandoli, quei celebri versi”. Bisogna dire che secondo Paliotti questo coro smisurato si esibì non durante la premiazione di Ugo Frigerio, ma nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e che lo spartito che non si trovò era, ovviamente, quello della “Marcia Reale”. Giovanni Capurro, l’autore dei versi di “’O sole mio”, morì il 18 gennaio del 1920, e quindi non poté trovare, in quel trionfale concerto di Anversa, un po’ di consolazione alle sofferenze e alla miseria dei suoi ultimi anni, amarissima conclusione di una vita di stenti e di disagi. Egli aveva composto i versi della celebre canzone nei primi mesi del 1898 e li aveva consegnati a Eduardo Di Capua, posteggiatore figlio di un posteggiatore, che aveva messo in musica anche versi di Di Giacomo. La povertà del musicista era nera quanto quella dei Capurro: “sua moglie Concettina Coppola – scrive Paliotti – in certi giorni non sa nemmeno cosa mettere sul fornello. …e il musicista ogni volta che ha qualche soldarello va a giocarlo al lotto con la speranza di indovinare almeno un ambo, ma quell’ambo non uscirà mai”. Nell’aprile del 1898 i Di Capua padre e figlio si recarono, per ragioni di lavoro, ad Odessa, dove era cospicua e importante la colonia dei napoletani: Eduardo, che era stato chiamato a suonare il violino in un’orchestra, trovò in quella città il tempo e l’ispirazione per comporre la musica che lo avrebbe reso celebre. Tornato a Napoli, il musicista propose a Capurro di inviare la canzone a un concorso che Ferdinando Bideri e il giornale “La tavola rotonda” avevano bandito per la festa di Piedigrotta. Capurro acconsentì e chiese di scrivere sullo spartito una dedica a Nina Arcoleo, moglie del deputato e professore universitario Giorgio Arcoleo: forse il poeta sperava in una raccomandazione. Ma la canzone “ ‘O sole mio” ottenne solo il secondo posto, preceduta da una canzone di Cinquegrana e De Gregorio, “Napule bello”, e Capurro e Di Capua ebbero non le 500 lire del primo premio, ma 200 lire. “’O sole mio” avrebbe portato ricchezza a tutti, editori, cantanti, disegnatori e tipografi di “copielle”, ma non portò una lira ai compositori. Di Capua morì nel 1917: anche lui morì povero, “ anzi poverissimo: si era dovuto vendere il pianoforte per pagarsi il trasporto in quell’ospedale dove trascorrerà i suoi ultimi giorni” ( V. Paliotti).

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