Don Peppino mandato via e rimasto solo: in chiesa l’addio a Pomigliano

0
4803
L'addio di Don Peppino, a destra, seduto, il sindaco D el Mastro
L'addio di Don Peppino, a destra, seduto, il sindaco D el Mastro

Il sindaco Del Mastro ha partecipato alla messa solenne. Dura accusa del sacerdote al vescovo di Nola: “La mia partenza imposta rifiutando l’ascolto”       

Tristezza, delusione, rabbia. E’ la miscela di brutte sensazioni con cui centinaia di fedeli hanno accolto l’addio di don Peppino Gambardella alla città di Pomigliano. Il “prete operaio”, soprannominato così per le sue innumerevoli battaglie al fianco degli ultimi, ha salutato per sempre la parrocchia e la chiesa madre di San Felice in Pincis non senza lanciare accuse al vescovo di Nola dall’altare della chiesa gremita, durante la lunga messa di addio alla città delle fabbriche.

“La mia partenza da qui è il frutto di una decisione imposta dal vescovo – il commento del sacerdote al trasferimento voluto da monsignor Francesco Marino – lui si è anche è rifiutato di ascoltare l’appello della comunità parrocchiale: è la Chiesa dei codici”. Frasi pronunciate davanti ai fedeli in lacrime. Il prete degli ultimi, da decenni al fianco degli operai, dei cassintegrati, dei disoccupati, dei precari, è stato trasferito per ordine del vescovo di Nola, Francesco Marino, in una piccola chiesa di Faibano, frazione del piccolo comune di Camposano, nel Nolano. Un trasferimento ufficialmente deciso per motivi di anzianità (don Peppino ha 81 anni).

A Faibano di Camposano è stato trasferito anche il braccio destro di don Gambardella, don Mimmo Iervolino, “promosso” parroco della chiesetta della piccola località nolana, dove però don Peppino potrà svolgere solo mansioni di collaboratore nonostante in passato abbia anche ricoperto l’incarico di rettore del seminario vescovile di Nola.

 

Intanto per la chiesa di San Felice il vescovo ha nominato un “amministratore” provvisorio, Salvatore Purcaro, parroco della chiesa della 219 di Brusciano. Don Salvatore si è presentato ai fedeli durante la messa di venerdi. “Che ne sarà dei 200 poveri che aiutiamo ? – si è però chiesto don Peppino – E che ne sarà dei rifugiati che ospitiamo, di Legami di Solidarietà, il fondo di soccorso per i più bisognosi grazie al quale riusciamo almeno a pagare le bollette, e del Laboratorio Sartoriale per le donne in difficoltà, di Abbi Cura di Me, del negozio sociale per i bambini e delle tante altre attività di questa parrocchia, come la distribuzione gratuita dei viveri e il diposcuola nella biblioteca appena realizzata ?”. Ma la storia non potrà essere cancellata. Sono innumerevoli le battaglie condotte dal prete operaio nel polo delle fabbriche. Proprio negli ultimi tempi il sacerdote ha sferrato un’offensiva contro l’arrivo a Pomigliano dell’impianto di compostaggio dei rifiuti organici e contro la cementificazione selvaggia del territorio. “Mi è stato anche imposto di non entrare più nella chiesa di San Felice a partire dal prossimo 27 novembre”, l’amarezza del prete dei poveri. La vicenda non è passata inosservata agli occhi di papa Francesco, che ad agosto ha spedito a don Peppino un messaggio: “Grazie per la mitezza del tuo congedo, prega per me e io lo farò per te. Grazie per essere padre”.

 

“Ho però apprezzato – ha infine dichiarato dall’altare il sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro – il rispetto da parte del don di una decisione venuta dall’alto che tutti noi subiamo negativamente”. Del Mastro, alla richiesta dei fedeli di conferire la cittadinanza onoraria al sacerdote, ha risposto che il “Comune farà di tutto per tributargli i giusti onori”.