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giovedì, Ottobre 28, 2021

De Luca a Pomigliano: prove di Principato personale e di partito della Nazione

Un monologo contro i giornalisti che lo criticano. I contestatori: “Basta un si e doje frittur”.  

 

C’erano tanti operai ieri sera nel teatro Gloria di Pomigliano. Tanti dipendenti portati là dai loro padroni, piccoli e medi imprenditori della zona, impresari di ogni specie ed estrazione. C’erano anche tanti pensionati, dipendenti municipali, quasi tutto il comune, i lavoratori delle partecipate locali, 800, forse 900 persone, tutti inquadrati, ben addestrati, mentre fuori la polizia bloccava le strade a causa della protesta di una trentina di studenti di sinistra, alcuni dei quali appena il giorno prima cacciati dalla piazza più centrale di Pomigliano, piazza Primavera, perché avevano messo un tavolinetto che manco si vedeva per propagandare il no al referendum. Ieri sera poi i ragazzi hanno simbolicamente offerto dei panieri di fritture al presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, nel frattempo accolto sul palco del teatro dal sindaco di centrodestra, Raffaele Russo, e dai promotori locali del comitato per il si. Fritture che però non sono state consegnate al destinatario perché tre cordoni di polizia hanno bloccato tutto il perimetro attorno al teatro. “Pastacresciute” e “zeppolelle” portate per ricordare quell’esortazione al sindaco di Agropoli del presidente della giunta regionale, un invito rivolto in una riunione con i sindaci all’hotel Ramada a Napoli: “Portali nello yacht o a mangiare fritture, ma falli votare si”. In teatro però De Luca si è sfogato per un bel po’. Se l’è presa in particolare con il Corriere della Sera, “reo” di aver pubblicato due pagine di primo piano sul presunto voto di scambio che sarebbe stato “ordito” da lui in vista del referendum. “Hanno fatto la crociata delle alici fritte, del totano arrostito”, la stoccata del governatore, che poi si è dilungato in una sorta di monologo contro i giornalisti, come suo solito: “Più che di riforma costituzionale c’è bisogno di una riforma psichiatrica”. Poco prima il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, che ha “confessato” di aver aderito, da socialista,  a Forza Italia e al centrodestra perché quello era l’unico modo di tornare in sella a Pomigliano – dopo 17 anni di assenza determinata da una lunga storia giudiziaria – ha stuzzicato De Luca tentando di fargli strappare qualche frase su Rosy Bindi, il presidente della commissione parlamentare antimafia. Ma il capo dell’esecutivo regionale ha voluto glissare preferendo sostanzialmente affermare che “parlare sempre di camorra e delle cose che non  vanno alimenta la percezione di chi ci osserva che la Campania è una terra impossibile”. Anche qui c’è stato l’attacco ai giornalisti che si pongono costantemente come osservatori critici della realtà. L’impostazione complessiva del discorso è stata comunque quella di uno che vuole trasformare la Campania in una sorta di Principato personale: “Ho un piano sanitario per risolvere i problemi, uno per 200mila posti di lavoro ai giovani, un altro per il polo aeronautico internazionale delle manutenzioni con Alenia e Atitech”. Quindi l’endorsement per il presidente del Consiglio. “Il governo Renzi è stato l’unico che ci ha dato più soldi”. Proprio la questione dei soldi dal governo è stata in qualche modo centrale: “Se vince il si avremo un governo stabile con cui confrontarci, un governo che finora ci ha dato come nessun altro”. E in platea tutti ad annuire: gente di Forza Italia, ex fascisti, ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani. La saga degli ex di ogni cosa, la moltitudine che comporrà il partito della Nazione. “Si” al referendum permettendo. Non sono mancate le frecciate al leader cinque stelle nonché pomiglianese doc Luigi Di Maio, frecciate precedute da quelle di Russo. “Luigino guadagna 13mila euro al mese – ha affermato De Luca – non è certo un monaco frappista”.

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