In occasione della festa di ieri, 17 gennaio, dedicata a Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli, si è celebrata anche la giornata mondiale della pizza napoletana, un’arte da cui tutto il mondo è ormai affascinato tanto da diventare Patrimonio dell’Unesco.
Con la pandemia da covid-19, il mondo della ristorazione ha subito un enorme botta d’arresto, soprattutto i ristoranti che offrono un menù a base di carne e pesce ecc.. e che, pertanto non hanno potuto optare per offrire servizi veloci ed economici ai clienti. Per le pizzerie e i servizi di panificazione, invece, le cose sono andate indubbiamente diversamente proprio grazie al diverso modus operandi di approccio al servizio lavorativo. Nonostante non sia trattato di una chiusura o uno stop quasi totalizzante, soprattutto in determinati periodi, un’analisi di Coldiretti ha stabilito che a cause della pandemia le pizzerie italiane hanno subito un crack da circa 2,5 miliardi di euro rispetto al pre-pandemia. Nemmeno con il boom delle consegne a domicilio di questo ultimo periodo si è riusciti a coprire le perdite avuti in due anni di pandemia in Italia. Inoltre i consumi dei cittadini sono stati stravolti: circa 10 milioni di italiani, infatti, erano obbligati a restare in casa perché positivi al covid-19 o per un contatto avuto e, proprio per questo, anche le pizzerie hanno subito un calo di vendite non indifferente, seppure non paragonabile agli altri settori della ristorazione.
L’unico settore in questo senso, dunque, che non ha subito perdite pari anche al 70% in alcuni periodi dell’anno e che è riuscito ad andare avanti in qualche modo nonostante le chiusure, sono proprio le pizzerie e i servizi di panificazione che attraverso la possibilità dell’asporto e della consegna a domicilio, pratiche rapide e assolutamente poco costose che permettono al cliente di gustare le prelibatezze offerte ma ad un prezzo modico, hanno potuto continuare nella creazione del proprio lavoro e a fornire al cliente il servizio richiesto.
Le mille difficoltà a cui la ristorazione è andata incontro a causa del coronavirus, non hanno però spento l’amore degli italiani per la pizza, soprattutto sul territorio napoletano. Tra le pizzerie presenti sul territorio vesuviano e agro-nolano, ad esempio, che hanno contribuito a portare in alto il nome della provincia ce ne sono alcune che sono state riconosciute tra le migliori a livello nazionale. Tra le migliori 50 pizzerie in tutta Italia, infatti, vi è quella de I Fontana a Somma Vesuviana, La Contrada di Aversa, quella di Luigi Cippitelli di San Giuseppe Vesuviano e poi ancora 450° Pizza e Fritti di Gianfranco Iervolino di Pomigliano D’Arco e Foorn di Mariglianella, tutte pizzerie di cui il territorio della provincia di Napoli è estremamente fiera e che ha sempre visto ogni anno tantissimi turisti arrivati sul territorio solo per mangiare almeno una volta nella vita alcune tra le pizze migliori della nazione.

