Choc ad Acerra, vandalizzata lapide delle vittime della strage nazista: partigiani indignati

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ACERRA. Grande indignazione ha suscitato ad Acerra il raid vandalico avvenuto nella notte in piazzetta Soriano dove ignoti hanno deturpato la lapide dedicata alle vittime dell’eccidio nazista del 1943. Un faro per la città medaglia d’oro per la Resistenza e che ospita una sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Grande lo sgomento dell’Anpi: “È già successo, succederà ancora Era fine aprile quando ad Acerra, nella sala dei conti del Castello Baronale, ci fu l’assemblea costituente della sezione ANPI. Un primo incontro ufficiale in cui fummo lieti di costatare non solo la vicinanza della comunità civile, cosciente di quanto fosse significativa la presenza dell’Anpi nella città medaglia d’oro al valor civile, ma anche dall’amministrazione comunale che in quella sede, davanti ad un’ aula piena si assumeva l’impegno, attraverso le parole del primo cittadino, di una collaborazione costante.
Venne il 2 giugno. La neonata sezione ANPI di Acerra prese parte, pur senza invito, alle celebrazioni istituzionali. Il giorno dopo presso il monumento al milite ignoto, la corona commemorativa venne vandalizzata. Anche allora si parlò di “ignoranza” , di “ragazzate”. A pochi mesi mentre l’Anpi Acerra si prepara a commemorare l’eccidio di ottobre, un altro atto vandalico ad un altro monumento alla resistenza pugnala le nostre coscienze.
Ci colpisce perché ferisce la nostra memoria, il nostro essere cittadini, la nostra storia. Probabilmente chi ha vandalizzato il monumento di piazzetta Soriano è ignorante, almeno di quel che è stata la storia del 900 nella sua città. L’ignoranza però è una colpa. Non di chi ne è vittima, come ad esempio chi ha disegnato simboli fallici sulla stele perché probabile ne ignorano il significato, ma di chi non ha saputo conferire dignità a quel luogo attraverso iniziative culturali e mantenendone il decoro urbano.
Degrado chiama degrado. La non conoscenza genera mostri. Questo episodio ci indigna e ci rattrista ma ci conferisce la forza giusta per reagire, per pretendere attenzione e concretezza dalle Istituzioni, per rispondere a quelli che pochi mesi fa ci chiedevano che bisogno ci fosse di parlare di resistenza e di partigiani. Sì ne parliamo, perché l’ignoranza è una colpa e noi non vogliamo essere un tassello del processo della dimenticanza. Noi vogliamo essere Memoria”.