Casalnuovo, fabbriche abbandonate: stop alla colata di cemento

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l'area Exide di Casalnuovo
l'area Exide di Casalnuovo

Ma la nuova legge regionale potrà essere lo stesso applicata in tutto il resto della città. Con l’esclusione delle dodici aree industriali dismesse da anni     

 

Case al posto delle fabbriche chiuse: c’è lo stop dell’amministrazione comunale. L’assessore all’urbanistica della giunta retta dal sindaco Massimo Pelliccia ha chiesto un provvedimento per bloccare una possibile colata di cemento nelle aree industriali abbandonate.

La nuova legge regionale sull’edilizia, la numero 13 del 10 agosto scorso, consente infatti di abbattere le industrie dismesse da almeno tre anni e di costruire al loro posto edifici residenziali con un ampliamento fino al 20 % rispetto ai volumi abbattuti. E sono una dozzina, un’immensità, le aree industriali chiuse da tempo immemore a Casalnuovo, una delle città-simbolo del mattone facile nell’hinterland. Intanto sarà discussa stasera, in consiglio comunale, la proposta dell’avvocato Salvatore Esposito, assessore dell’esecutivo Pelliccia.

L’assemblea cittadina si riunirà alle 19 a palazzo Lancellotti per esprimersi sull’esclusione dall’applicazione della nuova legge regionale delle aree industriali abbandonate.

 

“E’ in corso un processo di pianificazione – dichiara Esposito – che si basa sul principio della pura rigenerazione urbana. Nell’ottica della prossima approvazione del Puc – aggiunge l’assessore – ci è sembrato di fondamentale importanza preservare l’attuale assetto della città per evitare che interventi non conformi al processo di pianificazione comportino un ulteriore aggravio del carico urbanistico, visto che si tratta di un territorio già densamente popolato. Pertanto, durante il consiglio comunale sarà approvata l’esclusione dall’applicazione delle nuova legge regionale di tutte le aree dismesse di Casalnuovo”. Exide, Eridania, Colussi, Cartiera, Farvima: sono i nomi di alcuni degli storici stabilimenti che nel corso degli ultimi decenni hanno alzato bandiera bianca. “Qui – specifica l’amministrazione comunale in un documento – grazie alla legge 13 sarebbe possibile realizzare almeno 2mila appartamenti”.

A ogni modo l’esecutivo locale, attraverso la proposta di delibera, ha reso noto che lo stop sarà in vigore fino all’approvazione del nuovo Puc, che Casalnuovo attende da moltissimo tempo. Sarà dunque la politica locale a decidere sul destino di un pezzo rilevante della storia industriale nostrana. C’è però un aspetto non secondario in questa vicenda: lo stop alla colata di cemento riguarda soltanto le zone D, quelle industriali appunto.

 

Ma nelle zone A, B e C, cioè nelle aree residenziali già densamente popolate, la “moratoria” non sarà applicata. “Il restante resta invariato – risponde il Comune – questa nuova legge non modifica niente rispetto a quella che l’ha preceduta, cioè il piano casa”. “Ciò potrebbe comunque comportare un aumento dei volumi esistenti su tutto il territorio – polemizza però Salvatore Errichiello, consigliere comunale di opposizione – sarebbe stato invece necessario approvare un Piano urbanistico comunale in grado di fermare effettivamente la cementificazione di un territorio di soli 7 chilometri quadrati che ha quasi 50mila abitanti”. E’ sorta una discussione tra i pochi ambientalisti del territorio. Tra loro c’è chi fa notare che “la prosecuzione delle attività edilizie con il conseguente aumento di cubature nelle zone residenziali potrebbe vanificare proprio il lavoro del Comune puntato alla redazione del nuovo Piano urbanistico, che si troverà nella condizione di prendere solo atto dell’assetto esistente”.

“Se in base alla legge 13 dovessero essere comunque rilasciati – aggiungono gli ecologisti – molti permessi a costruire per nuove unità abitative nelle zone A, B e C di Casalnuovo, senza peraltro porre paletti e condizioni, la città risulterà più satura di quanto lo sia oggi. A quel punto sarà necessario trovare spazi per infrastrutture e servizi che però già sono carenti”. Ma dal Comune ieri è giunta una rassicurazione: “Non si faranno nuove case”.