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Michele Montanino, 52 anni, residente a Pomigliano ma da sempre “personaggio” della vicina frazione di Tavernanova di Casalnuovo, è il titolare di una macelleria-braceria di Tavernanova appunto, “La Bottega delle Carni”. Ebbene da queste parti Montanino, in un solo biennio, ha quasi stabilito un record, negativo ovviamente: ha chiesto e ottenuto 45 prestiti, dal 2006 al 2008, per un totale di 750mila euro. Soldi chiesti e ottenuti anche a Ferragosto, durante la vigilia di Capodanno. Anche a Capodanno proprio. Crediti concessi, secondo la magistratura, con tassi usurai variabili tra il 46 % e il 251 %. Dopo che gli è stata pignorata la casa dai creditori Montanino ha quindi deciso di denunciarli all’antimafia. E il gup del tribunale di Napoli ha infine rinviato a giudizio 9 persone per usura, alcune di queste con l’aggravante del metodo mafioso. Il processo si aprirà il 28 maggio al tribunale di Nola. Imputati sono un boss di Casalnuovo, Francesco Rea, 55 anni (attualmente detenuto a Rebibbia per altri reati), sua sorella Antonietta, 48 anni, incensurata, suo cugino Francesco (omonimo), titolare di un pub, di 45 anni, e altre 6 persone, tra le quali il titolare di una società finanziaria di Castellammare, Tommaso Polichetti, di 67 anni, che avrebbe preteso, stando al rinvio a giudizio, un tasso del 251 %. Gli altri imputati sono Antonio Terracciano, 51 anni, un imprenditore edile nato a Casalnuovo ma residente nella vicina Acerra, Salvatore Delle Cave, 62 anni, di Casalnuovo, imprenditore degli impianti elettrici industriali, Antonio Oranio, 74 anni, anche lui di Casalnuovo, e una serie di personaggi di Volla, comune molto vicino a Tavernanova. Si chiamano Vincenzo Mastrogiacomo, 56 anni,  Silvano Fiocca, 42 anni, quest’ultimo possiede una piccola azienda di trasporti. Intanto il processo che sta per iniziare è di quelli che pesano anche sotto il profilo politico. Montanino infatti è il papà di Assia Montanino, la 26enne assunta l’anno scorso a sorpresa dal vicepremier Luigi Di Maio come “super segretaria” dei ministeri di Lavoro e Sviluppo Economico con un contratto di circa 80mila euro all’anno. Una vicenda che ha creato molte polemiche. La ragazza faceva la banconista nella braceria del padre. Poi si è trovata improvvisamente catapultata nel magico mondo della capitale che conta. In quell’occasione la Montanino, per difendere la sua immagine durante le polemiche innescate dal Il Giornale di Sallusti,  tirò in ballo suo padre sostenendo che “lotta con coraggio contro gli usurai”, come del resto ricordò anche Di Maio. Ma i punti interrogativi ci sono. Eccome. Tra i legali degli imputati (gli avvocati Pedicini, Stravino, Piccolo, De Paola, Impratice, Visconti e Iasevoli) c’è chi infatti sostiene che < i debiti di Montanino non derivino direttamente dalle difficoltà finanziarie della sua macelleria ma da altre questioni che saranno avanzate durante il processo >. Inoltre, sempre dal collegio difensivo, si aggiunge che < non ci sia la prova di come la presunta vittima dell’usura abbia utilizzato i tanti soldi dei crediti contestati >. A ogni modo il commerciante, nonché papà della super segretaria a Cinque Stelle, a causa delle sue denunce è da tempo sottoposto a un regime di protezione da parte dello Stato. C’è però un altro episodio che lascia dei dubbi sulla possibilità che lui rappresenti davvero un simbolo della lotta all’usura nel territorio. Ne è la prova un fatto probabilmente cruciale in tutta questa storia. Viene descritto dallo stesso Montanino in una sua denuncia firmata cinque anni fa nel commissariato di Acerra. Nel documento il commerciante racconta che alla fine del 1989, per avviare l’attività, si rivolge senza pensarci troppo a Francesco Rea. < Sapevo bene chi fosse ma mi servivano i soldi rapidamente >, riferisce candidamente Montanino ai poliziotti. Un atteggiamento davvero singolare.  L’esercente non ha fatto tutti gli sforzi possibili per contrarre un debito in modo legale, trasparente. E’ andato dritto nella mani di mamma camorra. E in modo spontaneo, più che consapevole. Ma da allora, da quell’incontro “fatale” col boss, sono state continue le richieste di danaro agli usurai-imprenditori. “Relazioni” davvero pericolose. Alcuni di questi soggetti sono a vario titolo legati al clan Veneruso-Rea, egemone nell’area compresa tra Volla e Casalnuovo ma molto radicato anche nei comuni vicini.