Camorra, TAR boccia ricorso: a Pomigliano e Casalnuovo le pompe funebri restano chiuse

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Il tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso delle ditte che si occupano del servizio funerario nelle due popolose città dell’area metropolitana 

 

Mazzata alle ditte di pompe funebri di Pomigliano e Casalnuovo: resteranno chiuse. L’altro giorno il Tribunale Ammnistrativo Regionale ha infatti respinto il ricorso per l’annullamento dell’interdittiva antimafia emanata dalla prefettura di Napoli, interdittiva a seguito della quale fu disposta, nell’agosto dello scorso anno, la chiusura di tutti i negozi di onoranze funebri ubicati nei due popolosi comuni dell’area metropolitana di Napoli. Con queste sentenza rimangono quindi chiuse e inattive le cinque ditte di pompe funebri che operavano fino a otto mesi fa in un territorio di circa 100mila abitanti. Per richiedere il servizio i parenti del caro estinto devono rivolgersi a ditte esterne. Secondo l’antimafia le imprese interdette sono tutte riconducibili al clan Foria. Per gli inquirenti il clan avrebbe deliberatamente creato una serie di società da insediare a Pomigliano e a Casalnuovo con l’obiettivo di operare in regime di monopolio in questo territorio e di aggirare le normative antimafia. Intanto i giudici del Tar, con la sentenza appena emanata, hanno confermato quest’impostazione della prefettura di Napoli, che considera il clan Foria ancora operativo ed egemone nella zona.

                         Le Motivazioni

I legali dei ricorrenti hanno però esibito una sentenza di assoluzione del tribunale penale risalente al 2013, sentenza che dimostrerebbe che il clan di Pomigliano si è estinto. Ma a questo proposito i giudici del Tar hanno eccepito una serie di cose spiegando che « la circostanza non costituisce una prova dell’assenza dei rischi di condizionamento mafioso perché non si può affatto escludere che membri del clan disciolto possano proseguire la propria attività criminale attraverso la partecipazione ad altri sodalizi criminali ». Dunque, secondo i magistrati la pericolosità dei membri di precedenti clan non è venuta meno. « Inoltre – specifica il tribunale amministrativo – i soggetti in questione sono stati coinvolti in procedimenti penali anche dopo la citata sentenza di assoluzione del 2013 » e « il settore delle onoranze funebri rappresenta quello nel quale più frequenti sono i tentativi di infiltrazione criminale ».

                           La Minaccia

Sempre nelle motivazioni della bocciatura del ricorso viene citato l’arresto di colui che viene considerato dagli inquirenti il reggente del clan, arresto messo a segno dai carabinieri di Castello di Cisterna nel novembre del 2015. Secondo gli inquirenti in quell’occasione il reggente rivolse una minaccia mafiosa in napoletano all’acquirente di un bene confiscato dallo Stato, un palazzo venduto all’asta giudiziaria che un tempo apparteneva a suo fratello, boss defunto in carcere nel 2004. « Io sono il costruttore, quello che comanda attualmente Pomigliano – le parole contenute nella denuncia – la proprietà all’asta era di mio fratello e ora è mia. Sai quante cose abbiamo a Pomigliano che non sono intestate a noi ? ». « I clan non si estinguono – conclude Luigi Maiello, comandante della polizia municipale di Pomigliano – ma si evolvono alla stregua delle multinazionali e probabilmente il clan Foria ha avuto un’evoluzione com’è accaduto per altri clan più conosciuti ».