CONDIVIDI

Non sempre è possibile ironizzare, così come nello spirito di questa rubrica: a volte è necessario fare i conti con la coscienza, prima che con la “penna”.

 

In punta di coscienza. E’ così che andrebbe intitolato questo mio pezzo, quello di una rubrica nata per ironizzare sui fatti della Regione Campania sugli scandali, sui paradossi, sull’assurdo che è comunemente accettato. Ma non sempre si può, non sempre è l’ironia che ci salverà. Piuttosto è la coscienza che forse potrebbe salvarci, e questo articolo devia dalla natura di questa rubrica perché da ogni dove, da ogni luogo, fisico o anche solo virtuale, bisognerebbe riaccendere le coscienze. C’entra l’anima, perché è solo con l’anima che si può parlare di branchi e vittime, di mostri e agnellini, di carnefici, aguzzini e bambini. Sì, perché quella accaduta a Giugliano è una storia, in fondo, di bambini. Meno di 14 anni, e si è solo dei bambini e nessuna disinibizione, nessun Iphone, nessuna sigaretta o spinello potrà far crescere dei bambini che si atteggiano ad adulti e degli adulti copiano il peggio: si chiama apprendimento per imitazione, imitare per imparare, per modellare il loro modo di fare ed essere. Il loro essere brave o cattive persone. Stare dalla parte dei buoni o dei malvagi. Bambini che abusano di un coetaneo, 13 anni la vittima disabile, meno di 14 tre dei suoi undici aguzzini. Non è un errore: è un orrore. Non si possono esprimere pareri, non si può giudicare, per quello c’è un tribunale che il più delle volte, quando sono così piccoli li riconsegna ai genitori, a coloro che gli hanno dato quel pessimo esempio. Paradossale. Per gli esperti, un carnefice è sempre una vittima o una ex vittima e la violenza subita non sempre è quella fisica delle famiglie disagiate: può essere anche quella psicologica delle famiglie perbene. E allora? Qual è la punizione per chi prima d’essere aguzzino è stato martire? Quale? Come si fa a spiegare qualcosa che non si riesce nemmeno ad immaginare senza provare raccapriccio puro? Di chi è il vero orrore? Di un bimbo che violenta un coetaneo o di un genitore che lo lascia davanti ad una tv, nei casi migliori? Questo non è un pezzo in punta di penna, è un pezzo in punta di coscienza, la nostra, a cui dobbiamo guardare perché colpevoli lo siamo tutti. La nostra coscienza, di quando distruggiamo un’infanzia oggi creando un mostro domani. E non c’è bisogno di esser violenti per essere colpevoli: basta girarsi dall’altro lato, basta farsi gli affari propri, o basta comprare l’ultimo smartphone senza mai ascoltare un figlio o un nipote. In punta di coscienza, perché è la coscienza che l’errore, anzi, l’orrore di un bambino mostro di un altro bambino non può più tollerarlo.