Lo stabilimento aeronautico Avio Aero di Pomigliano ha fatto registrare il primo lavoratore del polo industriale di Pomigliano ufficialmente contagiato dal Coronavirus. Ieri subito dopo la comunicazione ufficiale del fatto è scattato il panico fuori e dentro la fabbrica. A ogni modo l’azienda produttrice di componenti per gli aerei militari e commerciali è corsa ai ripari nel tardo pomeriggio comunicando la chiusura temporanea dell’impianto. I 1100 addetti dello stabilimento da stamattina sono stati messi tutti in ferie forzate. Rientreranno al lavoro martedi 16 marzo. Ora però c’è grande paura. L’Avio Aero è una grande fabbrica in cui ogni giorno oltre ai suoi 1100 addetti lavorano anche altri 700 operatori dell’indotto. Ed è uno stabilimento stretto tra due colossi, la Leonardo, 3000 dipendenti, e la Fiat, 4500 dipendenti, dove si produce la Panda. Fiat che ha chiuso anch’essa, fino a domenica, a causa di una protesta degli operai della catena di montaggio impauriti dalla possibilità concreta di contagiarsi a causa dello stretto contatto tra gli addetti della catena di montaggio. La Fiat di Pomigliano riaprirà lunedi. La Leonardo prosegue invece testardamente a produrre tenendo ben aperti i battenti. Ma sono proprio le grandi fabbriche a rappresentare in questa fase difficile del contagio il pericolo più grande. Sono i luoghi di super affollamento per eccellenza. Al confronto la movida dei baretti di Chiaia, a Napoli, o quella del centro storico di Pomigliano, ritrovo di tutta la provincia orientale di Napoli, rischiano di assomigliare a timide festicciole da oratorio.

