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Appalti, camorra e acqua: il sindaco di Casalnuovo “caccia” la Labgreen. Motivo: “Notizie di stampa”. La ditta: “Inconcepibile”

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E stamane Pelliccia chiama a raccolta sottosegretario all’ambiente, padre Zanotelli e sindaci No Gori. L’opposizione: “Incoerenza pura dopo lo scandalo Savoia”   

 

Appalti e camorra: il Comune di Casalnuovo ha deciso la revoca del contratto con la Labgreen per l’installazione delle casette dell’acqua, le attrezzature stradali di fornitura a pagamento dell’acqua depurata. E il motivo principale del “divorzio” è stato messo nero su bianco dall’ente: “A causa delle notizie di stampa”. Articoli, dunque, parole taglienti come cesoie, evidentemente, capaci di far rescindere un contratto d’appalto. Articoli di giornale scritti a novembre, che hanno raccontato l’indagine della Dda di Napoli sui rapporti tra colui che viene indicato dagli inquirenti quale titolare di fatto della Labgreen, l’imprenditore casertano Carlo Savoia, e il clan dei casalesi. Oltre all’associazione mafiosa a Savoia i magistrati attribuiscono le accuse di traffico illecito di rifiuti verso il nord Italia e turbativa d’asta, cioè per aver sostanzialmente truccato varie gare nel Casertano di centinaia di milioni di euro e la gara indetta dal comune di Casalnuovo per l’istallazione delle casette dell’acqua (ne sono state messe due in città e sono tuttora operative). Si tratta di attrezzature in grado di depurare l’acqua, fornita dall’acquedotto pubblico gestito dalla società Gori, e di offrirla ai cittadini, tramite una fontanella programmata elettronicamente, a un prezzo compreso tra i 7 e i 10 centesimi al litro. L’iniziativa era stata presa nel luglio del 2017 con una proposta di delibera di giunta dell’allora vicesindaco con delega al “bene comune”, Nicoletta Romano (adesso responsabile comunicazione del sindaco Massimo Pelliccia). La gara per l’aggiudicazione del progetto è stata indetta nel settembre successivo, quando il capo dell’ufficio tecnico del Comune era Giuseppe Savoia, fratello maggiore di Carlo. Giuseppe Savoia ha poi lasciato il Comune nel dicembre del 2017 e il 5 gennaio del 2018 la gara è stata aggiudicata alla Labgreen, i cui proprietari sono Gennaro Cardone, anche lui indagato con Carlo Savoia nell’inchiesta Dda, e Lucia Iorio, moglie di Carlo e cognata di Giuseppe. Titolari che però con una lettera contestano la decisione del sindaco. La Labgreen non molla: << E’ giuridicamente inammissibile revocare un contratto per “notizie di stampa”. Tra l’altro non è stata emanata nessuna interdittiva e non esistono sentenze passate in giudicato >>. Il Comune contesta pure alcune inadempienze sanitarie e fiscali. << Abbiamo fatto le analisi della nostra acqua – replica la Labgreen – i risultati sono stati consegnati al Comune. E sull’imposta di suolo pubblico non c’è mai stata scadenza perentoria >>. Non finiscono qui le polemiche sull’acqua. Stamattina Pelliccia convocherà a palazzo Lancillotti i sindaci dei comuni “anti Gori”, aderenti alla rete dell’acqua pubblica. Ci saranno il sottosegretario all’ambiente, il grillino Salvatore Micillo, e padre Zanotelli. L’evento però si è caricato di veleni. << Prima il sindaco fa pagare l’acqua depurata conferendo l’appalto delle casette alla cognata dell’ex capo dell’ufficio tecnico ma poi “sponsorizza” il movimento No Gori: pura incoerenza >>, affermano vari esponenti di opposizione.