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A Volla la prima Unione Civile “osteggiata” dall’amministrazione Viscovo

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A Volla, martedì 13 dicembre 2016 nella “Casa Comunale” è stato celebrato il primo matrimonio di una coppia dello stesso sesso.

 

In molti paesi del mondo civilizzato, tra cui l’Italia (Legge Cirinnà: Istituzione delle Unioni Civili tra persone dello stesso sesso, firmata dal Presidente della Repubblica il 20 maggio 2016), è nata l’esigenza di eliminare dalle legislazioni la disparità di trattamento fra unioni eterosessuali e unioni omosessuali, sul presupposto che il rapporto omosessuale sia una espressione della sessualità e che il diritto al matrimonio sia un diritto inalienabile della persona.

Il matrimonio tra XX e YY ha fatto “notizia” soprattutto per l’avversione mostrata dalle principali cariche amministrative della nostra città che hanno manifestato una doppia discriminazione.

L’omosessualità, o “OmoAmore”, esiste da che mondo è mondo, e nei suoi confronti si possono fare solo due cose. Praticarla e Accettarla. Praticarla come una libera scelta di chi prova una forma di amore che non si presta più a negazioni individuali, storiche e culturali. Accettare che altri la pratichino senza se e senza ma. E’ una forma d’amore!

Le resistenze e le contrarietà sono solo il frutto di bigottismi ortodossi e false ideologie religiose che persino Papa Francesco ha criticato. Le discriminazioni non sono più accettabili, soprattutto da parte delle famiglie e delle comunità.

Il contrario, “Omofobia”, racchiude l’odio, il pregiudizio, la paura, l’avversione irrazionale, equiparabile al razzismo e alla xenofobia. L’omofobia genera discriminazione ingiustificata e sofferenza. Farla passare per opinione, è un inganno.
Nelle ultime settimane al comune di Volla si è recata una coppia di ragazzi, per preparare la documentazione necessaria per unirsi in matrimonio civile. E quindi Martedì scorso 13 dicembre 2016 i due ragazzi sono convolati a giuste, libere e consapevoli nozze, così come la legge consente. Seppur non si è venuti meno a quanto previsto e legittimato per la coppia, sembra che il sindaco, Andrea Viscovo, e la sua squadra, di assessori e consiglieri, non siano stati imparziali nel giudizio, nell’opinione e nel trattamento che hanno riservato ai giovani, quasi come se si volesse richiamare alla memoria “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con il famosissimo :“questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”.

Il Sindaco si è rifiutato categoricamente di celebrare il matrimonio, cosa che non è opinabile, visto che la legge non gli vieta di esentarsi dal rito. Però il  primo cittadino, sindaco di tutti, garante dei diritti e  dei doveri dei suoi concittadini, avrebbe potuto con riservatezza e garbo sbrigare la delicata faccenda. Invece, ha disposto addirittura di non fare salire la coppia al secondo piano della “Casa Comunale” dove sempre vengono celebrate le unioni, e di procedere alla funzione in un ufficio qualunque del settore anagrafe e da un’impiegata. L’unica ad essere imparziale e favorevole ad un trattamento di pari livello di un “normale” matrimonio sembra sia stata il vice-sindaco Maria Coppeto, che ha mostrato la sua contrarietà a questa “discriminazione”. Non è stato piacevole per i cittadini, anche perché da un sindaco giovane ci si sarebbe aspettata un’ apertura mentale verso tali realtà, sulle quali il mondo intero ha fatto progressi in termini di diritti ed uguaglianza. Poteva esimersi, senza discriminare. La  politica pronta ad applicare ciò che è consentito ovunque, “Nel rispetto della legge”, questa volta ha delegato e discriminato i suoi concittadini.