A Ottaviano si è svolta la XIII edizione del Festival della Cultura Europea: al centro del dibattito l’Enciclica “Laudato si’”

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Le parole di verità dell’ Enciclica, destinate a sollecitare la riflessioni di tutti sul tema dell’ambiente e dell’economia, sono servite anche ad alimentare la discussione sugli attentati di Parigi: la Verità è sempre assoluta e universale.

 

Sabato 14 novembre, alle ore 10,00, la Chiesa di San Michele Arcangelo di Ottaviano ha ospitato il Festival della Cultura Europea, promosso dall’Associazione culturale “Prometeo”: è la XIII edizione, patrocinata dal Comune di Ottaviano ed organizzata dall’Assessorato alla cultura. Poche ore prima, i media diffondono la notizia degli attentati che hanno insanguinato Parigi, una delle capitali della civiltà dell’ Occidente.

Il migliaio di partecipanti alla manifestazione: scolaresche del territorio accompagnate dai Dirigenti e dai Docenti, Parroci, Gruppi, Associazioni, cittadini, accolti dal cordiale saluto del Sindaco di Ottaviano, non esitano a levarsi in piedi e a porgere l’omaggio di un minuto di silenzio, richiesto dal Primo Cittadino, a testimonianza della comune sofferenza per le vittime e per gli orribili fatti parigini. Un minuto di profonda riflessione e l’applauso che lo ha concluso hanno indicato quale domanda tormentasse le coscienze: Una simile follia può avere delle ragioni? La risposta è rimasta avvolta nello stesso silenzio, ma il senso, lo scopo della manifestazione, il ritrovarsi insieme per condividere idee, per testimoniare valori culturali in quella dimensione europea che più ci appartiene, hanno rafforzato il desiderio di esserci, di partecipare. Il grazie di tutti va alle forze dell’ordine e ai vigili urbani che hanno garantito la sicurezza alla folla dei partecipanti.

Ai giovani del territorio è rivolto l’invito del Sindaco a coltivare gli ideali della legalità e della passione politica, quella “buona”, indicata dall’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, assieme alla cura della “casa comune”, tema della giornata, illustrato dai prestigiosi relatori.

La vicinanza dell’Assessore alla cultura Marilina Perna, che non ha potuto partecipare alla manifestazione, è stata fortemente sentita nelle parole di saluto espresse in sua vece dal consigliere comunale Vincenzo Caldarelli, e non meno accorate sono state le parole del presidente dell’Associazione culturale promotrice dell’evento, dott. Francesco Manca, che, nell’esprimere la sua soddisfazione per l’interazione tra Istituzioni, Agenzie educative ed Associazioni, ne riassumeva il senso con la formula delle “tre C”: condividere, compartecipare, comunicare, il percorso utile ad uscire dai particolarismi e localismi per aprirsi alla dimensione europea, tema del Festival. Un piacevole intermezzo musicale, il “Cantico delle creature” di Angelo Branduardi, eseguito con voce, organo, tastiera e tromba dagli alunni e dai docenti del Liceo “A. Diaz” di Ottaviano si è collocato sullo stesso livello delle relazioni e del lavoro di “cicerone” svolto da altri allievi dello stesso Liceo, che prima della manifestazione hanno accompagnato i partecipanti alla scoperta delle preziose testimonianze di arte e di storia custodite nella chiesa di S. Michele.

Con un linguaggio immediato e con una collaudata capacità di entrare subito in empatia con l’ascoltatore, don Maurizio Patriciello, persona ormai nota per i suoi interventi a tutela delle persone e delle cose nella martoriata “terra dei fuochi”, conquista l’attenzione del pubblico ed attualizza i temi dell’enciclica papale, esordendo con un “sogno”:un gattino e un riccio si incontrano e, nel tentativo di difendersi l’uno dall’altro, finiscono per essere entrambi uccisi dai mezzi di difesa l’uno dell’altro. E’ un sogno, come dice lui, una fabula antica, una parabola moderna, di certo il significato del “mio” e del “nostro”, rappresentato dagli animali, nel momento in cui si incontrano e si scontrano sono facile metafora di quanto avviene nell’attualità: interessi privati che si sostituiscono al bene comune, guadagno personale a detrimento del progresso sociale, sfruttamento del territorio a scapito di una politica ambientale globale, ecc. Don Patriciello sottolinea la centralità della responsabilità personale in ogni atto della vita. E’ facile dire è colpa della mafia, della camorra – egli sostiene – ma “la monnezza” che ci copre è soprattutto colpa nostra. “Quando sono un imprenditore che deve scaricare rifiuti e lo chiedo illegalmente alla camorra, quando pago mazzette, quando faccio lavorare in nero … sono altrettanto complice”. Don Patriciello ricorda la riflessione di papa Francesco, che l’uomo è capace di degradarsi fino all’estremo, ma è anche in grado, se vuole, di isolare il male, lottando contro di esso. Il monito a non permettere ad alcuno di togliere all’uomo i suoi veri diritti, la vita, la salute, il lavoro, la libertà, conclude l’ intervento di don Patriciello: lo scrosciante applauso degli ascoltatori dimostra che l’oratore ha scosso la mente e il cuore, ha costretto tutti a “sentire” e a pensare.

“L’Enciclica non è un ennesimo manifesto ambientalista” dice monsignor Francesco Iannone, teologo e Direttore dell’ISSR di Nola, che analizza i temi teologici della “Laudato si”. Egli va subito al cuore dell’enciclica: “l’ecologia integrale”, che coniuga la dimensione umana a quella sociale. “La terra è bella perché opera di Dio, non nostra” afferma il monsignore, facendo eco alle parole del Papa. All’uomo ne è affidata la cura. Eppure, “non si può curare il giardino di casa, senza prima aver cura di se stessi”, continua, e della cura di sé non fa parte il “consumare” troppo, quanto il “donare” tanto. “L’ecologia nasce da me”, dice forte Iannone, da ciascuno di noi, dalla consapevolezza che dipendiamo gli uni dagli altri e tutti da Dio e che è possibile realizzare una ecologia integrale solo a patto di uscire dalla mentalità del possesso per entrare in quella del dono.

Interessanti risultano le notizie sulla composizione dell’Enciclica fornite dal dott. Carmine Alboretti, scrittore e giornalista vaticanista. Il Papa, come nei primi secoli della storia del Cristianesimo, si “consulta”, chiede parere ai Vescovi e ad esperti nel mentre scrive i capitoli che compongono il testo: è un particolare significativo nella logica di collegialità tanto auspicata dal Pontefice in ogni momento della vita della Chiesa. Quindi il dott. Alboretti si sofferma sul significato del termine “enciclica” e sulla sua funzione nel mondo contemporaneo. Toccanti sono le sue considerazioni sul degrado fisico e morale del nostro tempo, così come si evince dallo scritto, ma soprattutto nelle scene di quotidianità, ad esempio dei centri di accoglienza o delle mense comuni che ospitano i poveri. Forse, dice il giornalista, la cifra più profonda del degrado attuale è proprio la povertà: egli auspica che le giovani generazioni possano in qualche modo appassionarsi alla risoluzione di questo tragico problema, magari proprio coi mezzi forniti dalla cultura e dalle manifestazioni culturali.

.La Cultura ancora una volta ha seminato i suoi semi in una terra fertile: i semi daranno, in abbondanza, frutti preziosi. Alla fine tutti sappiamo, grazie a don Franco Iannone, che le parole – chiave dell’ Enciclica di Papa Francesco somno: responsabilità, rispetto degli altri, speranza. La lezione vale per l’ambiente e vale per i fatti di Parigi: le parole ispirate dal Bene e dalla Verità hanno un valore universale.

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