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domenica, Ottobre 17, 2021

San Vito: vivere come in un forno a microonde

Lo stato del popoloso quartiere di Ercolano, già aggravato da anni di discariche legali e sversamenti abusivi, si arricchisce di un ulteriore elemento che ne aggrava la situazione, quello dell’inquinamento elettromagnetico.

Che San Vito a Ercolano fosse una di quelle zone dimenticate dall’Italia e dal mondo ce n’eravamo già accorti da tempo ma non avevamo ancora tenuto presente che piove sempre sul bagnato. La iattura di quei luoghi continua infatti a non aver fine e, alle discariche di stato, ai siti di stoccaggio e i vari fusti tossici accuratamente custoditi nel giardino di casa, si aggiunge un altro e altrettanto grave macigno che pesa sulle sorti di chi abita quella frazione di Ercolano. Stiamo parlando del cosiddetto elettrosmog che, così come la monnezza, ha le sue letali varianti.

Per saperne un po’ di più abbiamo incontrato Domenico De Crescenzo, detto Mimì, presidente del Comitato Civico di Bonifica, che da anni si batte per la salvaguardia del territorio e contro il traliccio selvaggio nel comune di Ercolano e in particolar modo a San Vito. Il loro impegno è incentrato sull’abbattimento delle antenne abusive e sulla regolamentazione dei campi elettromagnetici per riportare i loro valori al di sotto della soglia di compatibilità.

Mimì è un veterano della politica e dell’attivismo, è una persona affabile e dalla forte simpatia ma non per questo restio alla lotta e alla tutela dei diritti, a seguire la nostra conversazione.

Quando è nato questo comitato e perché?
«È nato a Ercolano nel 1997, col primo decreto Gasparri. Incominciammo a renderci conto dell’insorgenza di tante antenne SRB ovvero Stazioni Radio Base per la telefonia mobile».

Ma non era l’unico problema …
«No, purtroppo ad Ercolano e in particolar modo a San Vito, non era l’unico problema. Ma comunque, visto il proliferare di tali antenne e questo senza una regolamentazione, facemmo degli esposti alla Procura della Repubblica di Napoli ma nonostante ciò, la lentezza della macchina giudiziaria, permetteva alle compagnie telefoniche di installare e mettere in esercizio le antenne che, grazie sempre al decreto Gasparri, non potevano essere rimosse in tempi brevi e che tutt’ora, nel numero di 11, sono ancora in esercizio sul territorio.

Ci fu comunque il rinvio a giudizio dell’allora segretario generale del comune di Ercolano, quello che firmava le autorizzazioni e per le quali non si trovavano mai le tracce. Questo segretario firmava le autorizzazioni senza rispettare il piano regolatore e ogni tipo di norma».

E poi cosa è successo? Ha dato una spiegazione per questo suo comportamento?
«No! Perché sono trascorsi, dal rinvio a giudizio, sette anni e quindi ne è uscito pulito-pulito con la prescrizione, sempre grazie alle leggi del governo Berlusconi. Ma comunque, seguendo quella traccia, mettemmo in atto un servizio di vigilanza civica, dove, in molti casi, i giovani bloccavano fisicamente le istallazioni di quegli impianti; questo accadeva nel 1997. Nel 2003, invece, col giudice Fragliasso, riuscimmo a capire qual era la procedura attuata dall’amministrazione e le società di telefonia mobile; facevano i lavori a voce! Non c’erano documenti di concessione, per evitare di lasciare tracce.

Le uniche tracce che avevamo erano quelle antenne! Quando denunciavamo le istallazioni abusive non interveniva mai nessuno mentre, quando occupavamo il cantiere per evitare la messa in opera delle antenne, intervenivano in massa le forze dell’ordine; Questo non può essere spiegato se non con un tacito e ben lubrificato assenso da parte di impresa e amministrazione».

Addirittura? E il sindaco dell’epoca chi era?
«Il sindaco era Luisa Bossa!».

Anche lei?
«Certo!».

Ma non è stata rinviata a giudizio!
«Lei no! Ma il suo segretario generale sì e anche alcuni assessori, col funzionario che istruiva le pratiche.»

Quindi, non poteva non sapere?
«Certo!».

E ad oggi come stiamo combinati?
«Ad oggi abbiamo smantellato nove antenne rispetto alle ventidue installate, poi abbiamo fatto una sorta di piano regolatore per vedere dove era possibile installarle con il cumulo dei campi magnetici, col controllo 24 ore su 24 a carico del gestore, togliendo le antenne dagli edifici privati in modo da permettere i controlli sul suolo pubblico».

Quindi in questo modo si possono controllare meglio in parametri…
«Infatti e ogni anno, entro aprile, per quegli impianti che non riteniamo soddisfacenti, per lo sforamento del tetto previsto per le radiofrequenze, ci devono presentare un nuovo piano di localizzazione, bonificando i vecchi siti».

Questo per quanto riguarda le antenne per la telefonia mobile e per gli elettrodotti? Se non erro proprio per San Vito ne passa uno …
«L’elettrodotto è già stato inserito nel piano di sicurezza, per cui vorrei parlare adesso dei ripetitori che si trovano sul Vesuvio, presso l’Eremo. Lì ci sono 52 tralicci! Sono tutti ripetitori radiotelevisivi a bassa frequenza e per questo più pericolosi per la salute. Anche in questo caso, manco a dirlo sono tutti ascrivibili al gruppo Mediaset. Noi del Comitato Civico di Bonifica, con una serie di note, fatte al sindaco e al comandante dei vigili urbani, abbiamo richiesto la rimozione di quei tralicci che nascevano come funghi sul Vesuvio.

Da questo è scaturita una nota da parte del comandante dei Vigili Urbani alla Polizia Postale per fare degli accertamenti a riguardo. Innanzitutto bisogna tener presente che quei ripetitori possono stare dappertutto tranne che sul Vesuvio, essendo questo in un’area protetta, inoltre non possono essere istallati a un’altezza superiore ai 500 metri sul livello del mare (la posizione delle antenne è sui circa 600 m. ndr.). La legge, per questo stato di cose, non dice altro che rimuoverli! Ma i titolari di questi tralicci cambiano ogni sette, otto mesi; non avendo quindi la certezza della titolarità, il comune, demandato all’abbattimento, deve agire in danno a un proprietario di difficile rintracciabilità, ritardando per questo le operazioni di rimozione. L’unica cosa che si può fare è quella di interrompere il flusso di energia elettrica a quei tralicci, come previsto anche dalle legge 47 sull’abusivismo, e non appena intervengono, andiamo ad abbattere quei tralicci!».

Ma tornando agli elettrodotti come stiamo messi a riguardo? A San Vito ne passa uno anche sulle scuole …
«Stiamo messi male, perché a questi va aggiunto anche l’inquinamento delle linee delle Ferrovie dello Stato e della Circumvesuviana! Alta tensione a bassa frequenza e per ciò dannosissima! La battaglia che andava fatta era per il loro interramento, quello degli elettrodotti e dei cavi delle ferrovie».

E come fanno i treni a muoversi senza pantografo?
«Cambiano tipologia, come fanno le metropolitane, hanno gli agganci a terra!».

Capisco ma qual è la linea elettrica che avete considerato?
«Da via Caprile, dov’è la centrale che trasferisce da 360.000 a 240.000 volt, e da lì arriva fino a San Sebastiano, presso via degli Astronauti. La Terna, una società dell’ENEL, ha un appalto di 100 milioni per la rimozione dell’elettrodotto Caprile-San Sebastiano-Ponticelli e il risanamento del percorso, dove le linee verrebbero tutte interrate e schermate».

E quando la faranno?
«E sa come in Italia vanno le cose? Speriamo che non si mangino i soldi prima di farla!».

E questo è un altro risultato del vostro comitato?
«Certo! Il nostro motto è: Tu vivresti in un forno a microonde? Quando ci rispondono: Ma che sei scemo? Gli dimostriamo che tra elettrodotti, SRB, ferrovie e ripetitori viviamo tutti in un forno a microonde!».
(Fonte foto: Comitato Civico di Bonifica)

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