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La popolazione campana vittima di azioni politiche poco lungimiranti, ma adesso cӏ da disinnescare la bomba ecologica delle discariche storiche. Serve un concorso internazionale di idee per eliminare il pericolo e per risanare. Di Luigi Jovino

“Se la camorra non avesse incassato i soldi per sotterrare rifiuti pericolosi, proveniente da tutta l’Italia adesso dovremmo parlare di una semplice banda di criminali a diffusione regionale”. Paolo Chiariello, inviato di Sky è stato molto chiaro nel riportare una opinione corrente, ormai accettata dagli studiosi dei fenomeni della malavita organizzata. Mentre il giornale La Padania titola “Non vogliamo i rifiuti di Napoli”, risulta ben chiaro che le campagne del casertano e del napoletano hanno invece “ingoiato” rifiuti e veleni delle fabbriche del nord Italia, favorendo un surplus di benessere esentasse che poi è stato spalmato nei territori a vocazione industriale.

A loro i soldi e a noi i veleni! E non si riesce neanche ad evitare la beffa. Infatti è difficile far capire all’opinione pubblica internazionale che i campani sono vittime incolpevoli di un sistema illegale che ha avuto come braccio armato la camorra, nata proprio all’interno della sottocultura locale. La classe politica campana ha però grandi responsabilità. Vorrei sapere che cosa hanno fatto per risolvere la situazione rifiuti in Campania anche i “Soloni” che oggi, essendo oramai all’opposizione, pontificano sulle disgrazie del popolo vesuviano e sull’inefficienza del Governo nazionale? Che la camorra stesse puntando sul business del rifiuti è cosa nota da almeno 25 anni.

Ricordo che una sera di tanti anni fa, Enrico Fontana, giornalista dell’Espresso e redattore dei primi rapporti di Legambiente su Ecomafia, mi confidò le sue paure perché era entrato nel mirino del clan dei casalesi. Le parole, i numeri e i grafici davano fastidio ai camorristi prima ancora che ci fosse il clamore letterario di Gomorra. Insomma un caso “Roberto Saviano” ante litteram che nessuno, però si è preoccupato di prendere in considerazione. Bisognerebbe ricordare che Legambiente ed Enrico Fontana, attualmente consigliere regionale del Lazio, sono patrimonio della cultura di sinistra, così come appartengono alla cultura progressista esperienze ambientaliste che proprio a Napoli hanno trovato terreno di elezione.

Viene voglia di chiedere, a questo punto, cosa abbiano fatto le amministrazioni di centro sinistra che hanno governato il 75 per cento dei paesi campani almeno per un quindicennio? Se non si voleva entrare in rotta di collusione con la camorra che alle buone intenzioni, agli studi pianificati e alle carte bollate oppone colpi di fucili e stragi organizzate si poteva pensare di avviare una strategia per rendere vana la loro azione criminosa. Si poteva far partire la raccolta differenziata per tentare di costruire fabbriche e impianti di riciclaggio piuttosto che discariche incontrollate. Bastava inondare le città di campane e contenitori delle frazioni riciclabili per costruire nella gente una nuova coscienza. Una diversa sensibilità.

Non è detto che questa strategia dovesse per forza produrre una situazione diversa da quella vissuta oggi, però almeno avremmo provato a resistere, creando un argine alla diffusione del malcostume in cui (ahimè) la malavita organizzata è abituata a pescare. Alcuni comuni del salernitano e la stessa città di Salerno, ad onor del vero, questo progetto l’hanno realizzato e adesso sono in testa nella graduatoria dei comuni virtuosi e ricicloni. Sono convinto, però, che non serve recriminare e che le accuse valgono solo se finalizzate ad evitare errori del passato. Adesso c’è da disinnescare le bombe ecologiche delle discariche che pullulano in molti terreni della provincia di Napoli e in quella che fu Terra di lavoro. Potrebbero esserci disastri ecologici dalle conseguenze inimmaginabili per le popolazioni residenti.

Credo che la Comunità europea, il Governo, la Regione e i Comuni debbano avviare al più presto un concorso internazionale di idee, finalizzato a smaltire le montagne maleodoranti. Questa deve essere l’emergenza primaria. La scienza, l’ingegno umano dovrebbero essere capaci di trovare alternative di smaltimento diverse da quelle che considerano il trasferimento dei rifiuti in vagoni ferroviari diretti in Germania.

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