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Anche importanti uomini della Chiesa napoletana accanto al segretario generale dei metalmeccanici Cgil. Alla manifestazione hanno partecipato decine di migliaia di persone.

Stamane a Napoli hanno sfilato in corteo, accanto a Maurizio Landini, don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano, la città delle grandi fabbriche campane, e padre Alex Zanotelli, il noto missionario comboniano che lotta per l’emancipazione delle popolazioni povere e, in particolare, del proletario partenopeo. Una scena, questa, che è subito balzata all’occhio degli osservatori visto che i due religiosi sono molto influenti nelle loro comunità di riferimento.

Una testimonianza di non poco conto nella manifestazione di stamattina indetta nell’ambito dello sciopero generale proclamato, per tutto il centro sud, contro il Jobs Act dai metalmeccanici della Cgil. Intanto i dati ufficiali parlano di ventimila persone al corteo napoletano di stamane. Ma c’è chi è pronto a giurare che fossero molti di più i manifestanti. A ogni modo, numeri a parte, ha fatto scalpore una dichiarazione di Landini, rilasciata nella fase più “calda” della manifestazione.

“Le persone oneste non votano Renzi “, ha detto il sindacalista in piazza. Parole davvero pesantissime quelle del massimo responsabile del sindacato inviso a Marchionne e allo stesso presidente del Consiglio. Una frase che poi lo stesso Landini ha corretto e in qualche modo smentito ma che dà tutta la misura del livello di contrapposizione a cui ormai si è giunti nel Paese, flagellato da una tensione che probabilmente nemmeno ai tempi del Berlusconi più imperante si era mai vista. E’ l’attacco allo Statuto dei Lavoratori in funzione della libertà di licenziamento da parte delle imprese, la neutralizzazione dell’articolo 18, l’aspetto della faccenda che sta avvelenando il clima politico e sociale in questa Italia dilaniata da povertà, precariato, sottosalariato e incertezze di tutti i generi. Intenzioni governative che tanta sinistra politica e sindacale, soprattutto di base, vede come una palese ingiustizia, come “una smaccata prepotenza dei più ricchi sempre più ricchi a danno dei più poveri sempre più poveri”.

Rabbia che oggi è montata ulteriormente negli ambienti della ribellione sociale quando in tv sono andate in onda le immagini di Renzi che saluta col bacetto i leaders di Confindustria, Squinzi e Marcegaglia, e che tuona davanti agli imprenditori contro i sindacati che si oppongono ai suo disegni. Rabbia che diventa odio quando chi protesta pensa ai tanti pericoli che sta attraversando l’industria e l’intera economia nazionale senza che si affronti questa tremenda situazione con un piano politico organico e ad ampio respiro.