A Fontenovella di Lauro, ospiti “oltre le sbarre”

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“Se è possibile sbagliare, è possibile anche riparare”: la vita di un carcere modello raccontata da chi ne fa quotidiana esperienza “oltre” le sbarre. FOTO

Tra maschere di ceramica, presepi che evocano antichi ricordi, dolcissimi vasetti di miele e fiori di carta profumata, prodotti da giovani detenuti, si incontra una persona davvero speciale, ARB.

Ciò che la rende particolare, tra tante figure indimenticabili presenti alla manifestazione culturale “C’era una volta al borgo” di Fontenovella di Lauro, una ripresentazione di antichi mestieri e sapori, tra folklore e tradizione, è la professione di ARB: guardia carceraria presso la Casa Circondariale di Lauro.
Qualcuno potrebbe chiedersi: “E che ci fa una poliziotta, di moderna professione, tra gli antichi mestieri?”. In realtà, se “nuovo” è il suo lavoro, di certo appartiene alla tradizione lauretana più antica e genuina lo spirito con cui lo esercita e la motivazione che lo sostiene: “se è possibile sbagliare, è possibile anche riparare”.

ARB è minuta, gentile, sorridente, accomodante, ma inflessibile in quanto al rispetto delle regole. La sua vita accanto ai detenuti, giovanissimi, come quelli dell’Istituto minorile di Nisida o giovani, come quelli dell’Istituto penitenziario di Lauro, dice una profonda sensibilità umana ed una grande, professionale abnegazione. AR racconta le sue giornate di lavoro, i luoghi, le persone. Scuotono le sue parole quando dice che le storie di tanti detenuti hanno lasciato tracce profonde nella sua anima – che dono lasciarsi attraversare dalla vita degli altri! – che negli anni ha ricevuto molto da essi, che il suo dialogo continuo è stato più ricco di sguardi e di silenzi che di parole. AR esprime il suo attaccamento alla Legge con la testimonianza della sua vita: semplice, corretta, dignitosa.

Ti parla del suo luogo di lavoro con serenità e una certa soddisfazione, “e sì, a Lauro esiste un carcere modello”: ambienti chiusi, certo, ma non oppressivi, cancelli e sbarre/reti come monito all’errore, ma anche spazi verdi, giardini, panchine per riportare la pace dentro e intorno a chi le occupi. Laboratori per riappropriarsi dell’uso sapiente delle mani, una biblioteca per conoscere e una Cappella per riflettere e pregare.

La cinquantina di detenuti circolano col solo limite della responsabilità nelle aree della Casa e tra le celle poste su due bracci o, forse, “braccia”, tese sempre verso il mondo, da cui si proviene con qualche fardello di troppo, ma a cui si ritorna liberi e liberati per poter ancora dare.
“Ma siamo sicuri che sia un carcere?” viene da pensare, soprattutto quando ogni giorno i media ci informano dei disagi, dei problemi, delle sofferenze patite nelle strutture obsolescenti e cadenti, che costituiscono gli Istituti di rieducazione italiani. Sì, è un carcere, ma strutturato e gestito secondo le esigenze di un’autentica “riabilitazione” civile e “reinserimento” nel tessuto sociale, umano e professionale.

ARB è lieta di contribuire col suo lavoro a questo nobile e costituzionale intento, sentendosi per tanto una fiera cittadina lauretana e italiana.
Accanto alla dignità del lavoro, espressa dalle tante antiche e nuove testimonianze rappresentate alla manifestazione, soprattutto la dignità della persona, per raggiungere la quale ogni sforzo è benedetto.

ARB ringrazia chi acquista i prodotti dei detenuti, a nome di tutti i suoi colleghi, con la consapevolezza che l’eroismo solitario fa notizia, mentre l’azione comune, seppure lenta e silenziosa, non solo costruisce il bene comune, ma fa la storia. Grazie a ARB e alla Polizia Penitenziaria. Ai Detenuti il nostro incoraggiamento.