In tanti, arrivati da diverse località, si sono ritrovati oggi nella chiesa di Sant’Antonio a Sant’Anastasia per rendere omaggio al professor Antonio De Simone, archeologo di fama internazionale, che con le sue ricerche e il suo impegno scientifico ha contribuito a far conoscere il patrimonio storico e archeologico del territorio vesuviano ben oltre i confini nazionali.
Una partecipazione numerosa e commossa ha accompagnato l’ultimo saluto ad Antonio De Simone. Una testimonianza concreta dell’affetto e della stima che il professore aveva saputo conquistare nel corso della sua vita, non soltanto nel mondo accademico, ma anche tra le comunità, i colleghi, gli amici e quanti avevano avuto la fortuna di conoscerlo.
Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Sant’Anastasia, il vicesindaco di Somma Vesuviana e numerosi esponenti del mondo della cultura e dell’archeologia, insieme ad amici e collaboratori che hanno condiviso con lui anni di studi, ricerche e impegno per la valorizzazione del territorio.
Tra i momenti più intensi della celebrazione, la lettura della lettera scritta dal figlio Girolamo De Simone, che ha preferito affidarne la lettura allo zio Luigi, trasformando quelle parole in un momento di profonda commozione per tutti i presenti.
La lettera del figlio: «Vorrei che qualcosa del suo modo di essere continuasse a vivere in noi»
«A nome mio e di tutta la nostra famiglia desidero innanzitutto ringraziare ciascuno di voi per essere oggi qui con noi. La vostra presenza ci ha profondamente commosso.
In questi giorni abbiamo ricevuto un affetto straordinario, che ci ha fatto comprendere ancora di più quanto Antonio abbia significato per tante persone e quanto la sua presenza abbia lasciato un segno nella vita degli altri.
Ognuno conserva un ricordo diverso di lui, ma credo che tutti riconosceremo alcune qualità che lo hanno contraddistinto: la gentilezza, la delicatezza, l’apertura verso gli altri, la capacità di ascoltare e comprendere e, soprattutto, quella saggezza discreta che gli permetteva di trovare un punto d’incontro, senza mai rinunciare ai propri principi.
Da figlio posso dire di avere avuto la fortuna di crescere con un padre straordinario. Una presenza costante nella mia vita, un riferimento sicuro, uno spirito gentile. Un uomo buono, onesto, corretto, profondamente legato ai propri valori.
Aveva una qualità che considero sempre più rara: sapeva essere fermo nei propri principi, senza essere duro con le persone.
Oggi, nel dolore della sua perdita, vorrei che il nostro rapporto non si fermasse alla nostalgia. Mi piacerebbe pensare che qualcosa del suo modo di essere possa continuare a vivere in ognuno di noi.
Mio padre ci ha indicato una strada fatta di rispetto, ascolto e capacità di comprendere. Ci ha insegnato che si può essere persone di principio senza perdere la capacità di dialogare con gli altri.
E se il suo esempio riuscirà anche solo un poco a orientarci verso quella strada, allora una parte importante di ciò che è stato continuerà a vivere.
Grazie ancora per essere qui e per aver fatto parte della sua vita».
Luigi De Simone: «Grazie, Antonio. Eravamo ragazzi, ognuno ha preso la sua strada»
Parole essenziali, ma cariche di significato, quelle pronunciate dal fratello, che ha voluto affidare il proprio saluto alla gratitudine e alla fede.
«Grazie, grazie al Signore. Grazie perché oggi stiamo facendo un esercizio di comunità. Grazie per questa esperienza che ci fa oltrepassare il tempo e ci permette di intravedere Dio, il suo ordine, la sua bellezza, la sua eternità.
Grazie, Antonio. Eravamo ragazzi, ognuno ha preso la sua strada. Tu ci precedi. Aspettami».
Poche parole, capaci di racchiudere il legame profondo di una vita.
Il vicesindaco di Somma Vesuviana: «Se il Vesuviano è conosciuto anche in Giappone, lo dobbiamo ad Antonio De Simone»
Particolarmente sentito l’intervento del vicesindaco di Somma Vesuviana, Ciro Raia, che ha portato il saluto e l’affetto dell’intera comunità sommese.
«È un momento che non avrei mai voluto vivere. Non ho avuto il privilegio di essere stato suo alunno, per ragioni anagrafiche, né quello di essere stato suo compagno di studi. Ho però avuto la fortuna, negli anni, di godere della sua amicizia e della sua sconfinata cortesia.
Se oggi il Vesuviano ha un nome che va molto oltre i suoi confini geografici, se è riuscito a farsi conoscere anche oltre i confini europei, fino ad arrivare in Giappone, questo lo dobbiamo anche a una persona: Antonio De Simone».
Il vicesindaco ha ricordato soprattutto le qualità umane del professore, la sua disponibilità e la sua straordinaria umiltà, nonostante la vastissima cultura.
«Era una persona sempre disponibile, umilissima, sempre pronta a dialogare con tutti. Riusciva a rapportarsi con chiunque, dai colleghi agli alunni delle scuole elementari. Gli uomini di cultura hanno questo grande carattere: l’umiltà. E questo era uno degli aspetti principali di Antonio De Simone».
Un ricordo ancora più toccante quello legato agli ultimi giorni. Il vicesindaco aveva sentito il professore appena tre o quattro giorni prima della sua scomparsa, proponendogli di partecipare a una manifestazione in programma per il prossimo febbraio.
«Era contentissimo, ne aveva parlato con entusiasmo anche il giorno dopo. Quella manifestazione la faremo. Vogliamo farla proprio per ricordare Antonio, con una grande testimonianza di affetto e per riconoscere ciò che ha rappresentato per Somma».
Nel suo intervento è emerso anche il progetto di una fondazione dedicata alla Villa Augustea di Somma Vesuviana, un’idea che si intende portare avanti e che potrebbe essere intitolata proprio ad Antonio De Simone, per custodirne e valorizzarne l’eredità scientifica e culturale.
A conclusione, il richiamo a Sant’Agostino: «Per le persone che sono andate via non servono né le lacrime né i fiori. Le lacrime evaporano, i fiori appassiscono. Servono i pensieri, servono le preghiere».
Il sindaco di Sant’Anastasia: «Il suo nome resterà nei libri di storia»
Il sindaco di Sant’Anastasia ha voluto testimoniare la vicinanza dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità alla famiglia De Simone.
Nel suo intervento ha ricordato il legame con la famiglia e il contributo fondamentale del professore alla valorizzazione del territorio.
«È stato un grande uomo, un grande professionista, un archeologo. Il suo nome resterà nei libri di storia, perché Sant’Anastasia continuerà a essere ricordata anche grazie a lui, alla sua cultura, alla sua professionalità e al suo carattere, che hanno contribuito a far conoscere questa nostra piccola comunità ben oltre i confini locali».
Un ringraziamento a un uomo che ha saputo trasformare la ricerca e la conoscenza in uno strumento per dare valore e visibilità al territorio.
L’ Archeologo Mario Cesarano: «Gli archeologi distruggono quando scavano. Lui, invece, ha costruito»
Tra le testimonianze più personali e coinvolgenti, quella di un amico proveniente da Nola, che ha ricordato il valore umano e professionale di De Simone, sottolineando la sua capacità di creare legami e di far sentire tutti parte di una comunità più grande.
«Antonio aveva la capacità di comprendere che siamo quello che siamo soltanto se riusciamo a sentirci parte di qualcosa. E lui si sentiva parte di tutta questa comunità».
Poi una riflessione sul mestiere dell’archeologo, che si è trasformata in una delle immagini più belle della giornata:
«In un nostro manuale c’è scritto che gli archeologi distruggono quando scavano. Lui, invece, è stato un archeologo che ha costruito. Ha costruito strade per i suoi allievi e ha costruito una famiglia».
L’amico ha raccontato anche un episodio personale, legato al matrimonio, che ha strappato sorrisi e commozione ai presenti.
«Ci teneva a una cosa: che io mi sposassi. Per anni non ha fatto altro che ripetermi: “Quando ti sposi? Devo esserci al tuo matrimonio”. Alla fine mi sono sposato anche perché non volevo deluderlo. E ho avuto la gioia di vederlo vivo alle nostre nozze».
Un ricordo che ha restituito il ritratto di un uomo capace di entrare nella vita degli altri con discrezione, affetto e partecipazione autentica.
«Non è soltanto un giorno triste, perché quello che ci lascia ci accompagna sempre. Oggi ho imparato anche un’altra cosa, grazie a voi: sono meno forte di quello che pensavo. Ciao, Antonio».
Un’eredità che continuerà a vivere
La giornata dell’ultimo saluto ad Antonio De Simone è stata molto più di una cerimonia funebre. È stata la testimonianza di quanto un uomo possa lasciare dietro di sé attraverso la conoscenza, la cultura, l’amicizia e la capacità di costruire relazioni.
Il professore ha contribuito a portare la storia e l’archeologia del territorio vesuviano all’attenzione della comunità scientifica internazionale, ma il ricordo che emerge dalle parole di chi lo ha conosciuto va ben oltre i suoi meriti professionali.
Resta l’immagine di un uomo colto e umile, capace di parlare agli studiosi come ai bambini, di trasmettere conoscenza e di creare occasioni di incontro.
E forse il senso più profondo di questo addio è racchiuso proprio nelle parole del figlio: il modo migliore per ricordare Antonio De Simone sarà continuare a percorrere quella strada di rispetto, ascolto, gentilezza e dialogo che ha saputo indicare con la sua vita.
