Domenica 18 ottobre alle ore 18:30 l’evento di commemorazione a Villa Albertini con storici, musica e il volo simbolico di cento palloncini per chiedere la piantumazione di un nuovo albero.
Non era soltanto un albero. Il grande platano di Piazzolla, nei pressi di Villa Albertini, rappresentava per intere generazioni un punto di riferimento, un elemento del paesaggio e, soprattutto, un pezzo della memoria collettiva della comunità. La sua perdita ha lasciato un vuoto che va ben oltre lo spazio fisico occupato per oltre due secoli dalle sue radici e dalla sua imponente chioma. Al centro della vicenda c’è infatti un luogo di particolare importanza storica e architettonica, al confine con il territorio di Ottaviano e legato alla storia di Villa Albertini, antica residenza reale borbonica. Secondo la documentazione storica, il complesso fu interessato nel 1777 da un intervento progettuale dell’architetto Francesco Collecini (1723 – 1804), allievo di Luigi Vanvitelli (1700 – 1773). Il progetto prevedeva un ingresso al palazzo attraverso una piazza antistante di forma semicircolare, con al centro proprio il grande platano. Un albero monumentale, dunque, ma anche parte integrante della storia del luogo. Il platano orientale, un esemplare di oltre 200 anni, superava i 25 metri di altezza e presentava un fusto di dimensioni straordinarie. Per generazioni ha accompagnato la vita quotidiana degli abitanti e dei visitatori, offrendo ombra e frescura anche ai fedeli che, soprattutto la domenica, raggiungevano la vicina Cappella della Madonna delle Grazie. Sotto quei rami sono passate generazioni di cittadini. Il suo valore, inoltre, non si limitava alla comunità di Piazzolla: il platano era considerato un punto di riferimento per un territorio più ampio, capace di coinvolgere anche le comunità di Ottaviano, Somma Vesuviana, Saviano e San Gennaro Vesuviano. Il sito, infatti, snodo strategico di fondamentale importanza per le rotte commerciali, garantiva ai mercanti in transito una zona di sosta e refrigerio durante la stagione estiva.
Dopo l’abbattimento, la discussione si sposta ora sul futuro dell’area. La richiesta avanzata dai cittadini del posto è quella di non lasciare che la scomparsa dell’albero rappresenti anche la cancellazione di una parte della storia del luogo. La proposta è chiara: aprire un tavolo di concertazione tra l’Amministrazione comunale di Nola e un comitato rappresentativo dei cittadini, con l’obiettivo di verificare tecnicamente la possibilità di ripristinare lo stato dei luoghi attraverso la piantumazione di un nuovo platano e il rifacimento della rotonda e della piazzetta antistante la chiesa e Palazzo Albertini. Non si tratta, quindi, soltanto di sostituire un albero con un altro. L’idea è quella di restituire identità a uno spazio che, nel tempo, è diventato un simbolo riconoscibile della comunità. Il tema sollevato dai cittadini è più ampio della semplice vicenda del platano. È il rapporto tra una comunità e i luoghi che ne raccontano la storia. Un albero può diventare un monumento senza essere stato costruito dall’uomo: attraverso la sua longevità, la sua presenza nel paesaggio e i ricordi che riesce a custodire. È questo il significato attribuito al grande platano di Piazzolla, definito un vero e proprio custode naturale della comunità. La sfida, adesso, è trasformare il dolore per una perdita in un progetto per il futuro. Un nuovo platano non potrebbe naturalmente essere uguale a quello che per più di duecento anni ha segnato il paesaggio, ma potrebbe rappresentare il punto di partenza di una nuova storia. Il percorso proposto dalla comunità prevede anche un momento pubblico dedicato al ricordo. Sono previsti interventi informali di storici locali e rappresentanti delle amministrazioni del territorio, insieme a testimonianze e ricordi personali legati al grande albero.
La serata sarà accompagnata dalla musica e si concluderà con il volo di cento palloncini, pensati come gesto simbolico in memoria del platano e, allo stesso tempo, come auspicio per quello che potrebbe essere piantato al suo posto. Piazzolla si trova così davanti a una scelta che riguarda il futuro, ma che nasce dal passato: lasciare che quel vuoto rimanga soltanto il segno di una perdita oppure provare a trasformarlo in un’occasione di recupero e valorizzazione.




