Riceviamo e pubblichiamo
Raddoppiato il numero degli iscritti. la neodirettrice Giuliana Albano: «tante novità per continuare a costruire una comunità di studio in cui studenti e docenti provano a comunicare e custodire bellezza attraverso l’arte e la teologia».
Ha preso il via l’Anno Accademico 2026-2027 della Scuola di Alta formazione di Arte e Teologia (Safat) della Pontificia Facoltà Teologia dell’Italia Meridionale (Pftim) di Napoli-Sezione San Luigi. Ieri 8 ottobre 2026, nell’aula magna virtuale predisposta per il primo appuntamento, la neodirettrice Giuliana Albano ha dato il benvenuto agli allievi e presentato le tante novità del percorso formativo. «Per me è il primo anno alla Direzione della Scuola e lo vivo con grande senso di responsabilità, ma anche con entusiasmo. Sarà un anno questo di continuità e rinnovamento: l’obiettivo non è cambiare l’identità della Safat, che negli anni ha costruito un percorso riconoscibile e apprezzato, ma far crescere e rendere ancora più solido ciò che è stato costruito.
Un passo avanti, quindi, senza perdere ciò che siamo. Sarà un anno di continuità, crescita e apertura. Continuità, perché partiamo da un patrimonio di esperienze e relazioni costruito negli anni; crescita, perché vogliamo rendere il percorso sempre più ricco, strutturato e capace di mettere in dialogo competenze diverse; apertura, perché una Scuola vive davvero quando sa accogliere nuove domande, nuovi linguaggi e nuove occasioni di incontro», spiega la direttrice Albano.
L’EREDITÀ DI SAN FRANCESCO FILO ROSSO TRA NUOVI E VECCHI CORSI
Tra le novità più significative ci saranno, ad esempio, approfondimenti sul rapporto tra neuroscienze e arte sacra, sull’antropologia, sulla storia della Chiesa, ma anche nuovi percorsi dedicati alla musica, alla comunicazione e al turismo culturale e alla tradizione ignaziana.
Ci sarà, inoltre, maggiore apertura interdisciplinare per mettere sempre più in dialogo arte, teologia, cultura e contemporaneità, evitando percorsi troppo separati tra loro e offrendo occasioni per leggere il patrimonio artistico e religioso da prospettive diverse. Filo rosso tra le discipline sarà anche il tema dell’anno, San Francesco, alla cui eredità nel rapporto tra immagine e parola, esperienza spirituale e linguaggio artistico sarà dedicato uno specifico insegnamento: “San Francesco. Teologia dell’immagine e teologia della parola rappresentata”. Da ottobre a giugno il percorso formativo della Safat intreccia le lezioni online con incontri, viaggi, tavole rotonde e laboratori in presenza. «Proprio i laboratori entrano, quest’anno, in modo più strutturato nel percorso formativo con l’obiettivo di affiancare allo studio teorico un momento di applicazione, confronto e progettazione così da interpretare e trasformare i contenuti in un lavoro Mariangela Parisi Cell.3891216434 personale. I laboratori costituiranno, inoltre, un passaggio necessario per accedere alla dissertazione finale», sottolinea la professoressa Albano.
Per gli iscritti alla Scuola c’è anche un’opportunità in più: la possibilità di partecipare al corso “Insegnare la Religione con l’Arte”, promosso in collaborazione con la Fondazione Culturale San Fedele di Milano e con il Patrocinio del Servizio Nazionale della CEI per l’IRC: al termine viene rilasciato il relativo attestato, offrendo così agli studenti un ulteriore riconoscimento formativo.
UNA COMUNITÀ IN CRESCITA CON UN PATRIMONIO DA VALORIZZARE
Le iscrizioni sono ancora in corso «ma possiamo già annunciare che c’è stata una crescita: quasi cento gli iscritti al Diploma, numero che raddoppia con i partecipanti al corso “Insegnare la Religione con l’Arte”. Nelle prossime settimane definiremo poi anche la proposta dedicata agli operatori turistici», sottolinea la direttrice della Safat che mette in evidenza anche la presenza degli ex-alunni: «Nei mesi scorsi li abbiamo incontrati per provare, insieme, a valorizzare le loro competenze e i loro lavori ma soprattutto a valorizzare il patrimonio comunitario che la Scuola ogni anno costruisce. Il nostro obiettivo è quello di essere sempre più una comunità di studio e di confronto, non semplicemente un luogo in cui si seguono delle lezioni. Gli studenti non sono per noi destinatari passivi del percorso formativo ma parte viva della Scuola. Il dialogo con i docenti, la partecipazione agli incontri, il confronto tra esperienze diverse e anche le proposte che possono nascere durante l’anno contribuiscono alla crescita comune. Una Scuola cresce davvero quando cresce la qualità delle relazioni che riesce a costruire».
