Dall’aeroporto alla Napoli bene, retata nella stamperia dei soldi falsi: 3 arresti

Un sistema organizzato su più sedi, dalla produzione iniziale delle banconote alla rifinitura degli elementi di sicurezza, fino alla preparazione del denaro che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato destinato al circuito legale.

È lo scenario ricostruito dalla Procura di Napoli dopo l’operazione che ha portato all’arresto in flagranza di tre persone e al sequestro di circa 400mila euro in banconote contraffatte.

L’operazione risale al 29 settembre 2026 ed è stata condotta, nell’ambito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, dalla Sezione III Criminalità Economica del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma.I tre indagati, tutti di origine partenopea, sono stati sorpresi durante l’esecuzione di un decreto di perquisizione mentre, secondo gli investigatori, erano intenti a fabbricare valuta contraffatta.

Le successive attività hanno consentito di delineare quello che viene ritenuto un articolato sistema di falsificazione distribuito all’interno di due differenti siti operativi. La prima fase della produzione sarebbe avvenuta all’interno di una tipografia nei pressi dell’aeroporto di Capodichino. Da lì le banconote venivano trasferite, secondo la ricostruzione investigativa, in un laboratorio situato nel quartiere Chiaia, dove sarebbero state effettuate le operazioni di rifinitura e perfezionamento prima della loro immissione in circolazione.

È proprio all’interno di quest’ultimo stabile che le Fiamme Gialle hanno scoperto quella che viene definita una vera e propria stamperia clandestina.Al suo interno sono state sequestrate più di 12mila banconote contraffatte da 20 e 50 euro, per un valore facciale complessivo vicino ai 400mila euro, ritenute pronte per essere illecitamente immesse nel circuito legale.Il livello dell’organizzazione emerge anche dalle apparecchiature recuperate.

Nel laboratorio sono stati sequestrati macchinari professionali utilizzati nelle varie fasi della lavorazione, tra cui stampanti digitali, una plastificatrice, una taglierina e una stampante per etichette. Acquisiti anche computer, supporti informatici e telefoni cellulari. Non solo. Le Fiamme Gialle hanno rinvenuto centinaia di fogli contenenti l’imitazione delle filigrane, migliaia di supporti adesivi per riprodurre gli elementi di sicurezza, strisce olografiche contraffatte, rotoli di foil e ulteriore materiale utilizzato per falsificare i biglietti.

Secondo i primi accertamenti effettuati sui pezzi sequestrati, la tecnica utilizzata sarebbe riconducibile alla filiera del cosiddetto “Napoli Group”, network noto a livello internazionale per l’elevata qualità della manifattura. L’impiego di apparecchiature digitali professionali e l’accurata riproduzione dei principali sistemi di sicurezza avrebbero permesso di realizzare banconote con una significativa somiglianza rispetto agli esemplari autentici.

L’indagine, però, non riguarda soltanto il denaro. Nel corso delle perquisizioni è stato trovato anche materiale apparentemente destinato alla falsificazione di documenti di identità. In particolare, sono state scoperte prove di stampa delle copertine dei passaporti della Repubblica Italiana e riproduzioni degli ologrammi presenti sulle carte d’identità elettroniche.Sotto sequestro sono finite anche fatture relative all’acquisto di strumentazione e prodotti per l’editoria, oltre ad alcuni orologi e monili.I tre arrestati risultano già gravati da precedenti specifici in materia di falsificazione monetaria. Dopo l’operazione sono stati trasferiti nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale e messi a disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, che il 2 ottobre 2026 ha convalidato gli arresti.L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.