Emergenza idrica nel Vesuviano, il caso San Giuseppe: cosa è successo davvero

Dalla rottura della condotta Sarno-Boscotrecase al nuovo imprevisto durante la riattivazione. Il sindaco Michele Sepe ha seguito l’emergenza e chiesto a GORI un confronto sugli interventi strutturali

Due giorni senz’acqua possono sembrare un’eternità. Per una famiglia, per un’attività commerciale, per un ristorante o per un anziano che deve organizzare anche le più semplici necessità quotidiane, l’assenza del servizio idrico diventa rapidamente un’emergenza. Ed è esattamente ciò che è accaduto nei giorni scorsi a San Giuseppe Vesuviano e in numerosi altri Comuni del territorio.

Ma, proprio perché il disagio è stato enorme, è importante ricostruire con precisione quanto accaduto, distinguendo la responsabilità della gestione della rete dalle attività svolte dall’amministrazione comunale.

L’origine dell’emergenza è stata una rottura improvvisa della condotta adduttrice DN 1300 Sarno-Boscotrecase, un’infrastruttura strategica del sistema idrico Sarnese-Vesuviano, capace di alimentare la rete con una portata fino a 1.000 litri al secondo. Il guasto ha provocato mancanze d’acqua e forti abbassamenti di pressione in diversi Comuni, tra cui San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Boscoreale, Ercolano, Pompei, San Marzano sul Sarno, Scafati, Striano, Terzigno, Torre del Greco, Trecase e Torre Annunziata. 

Non si è trattato, dunque, di un problema circoscritto alla rete comunale di San Giuseppe Vesuviano.

La stessa GORI aveva inizialmente previsto la ripresa graduale dell’erogazione, ma già durante i lavori aveva comunicato che l’intervento presentava una elevata complessità tecnica e operativa. Il punto della rottura si trovava infatti in corrispondenza della giunzione tra due grosse condotte realizzate con materiali differenti, fibrocemento e acciaio. Per la riparazione sono stati necessari personale specializzato e componenti appositamente progettati. 

A San Giuseppe Vesuviano il Comune ha attivato il supporto alla popolazione attraverso le autobotti. Il sindaco Michele Sepe ha seguito gli aggiornamenti e ha mantenuto un contatto costante con GORI, informando la cittadinanza attraverso comunicazioni successive.

Quando, sabato sera, è arrivata la comunicazione della conclusione della riparazione, sono iniziate le operazioni per la riapertura e il riempimento della condotta. Ma è proprio nella delicata fase di rimessa in esercizio che si è verificato un nuovo problema tecnico, costringendo a prolungare i tempi del ripristino. GORI ha spiegato che il nuovo imprevisto era emerso durante le operazioni di messa in esercizio e che la distribuzione sarebbe ripresa progressivamente, con tempi differenti a seconda delle caratteristiche della rete e delle quote altimetriche. 

È questo il passaggio che rischia di essere frainteso: il fatto che l’acqua non sia tornata immediatamente dopo l’annuncio della riparazione non significa che il primo intervento non fosse stato eseguito. La riparazione della condotta e la successiva rimessa in pressione della rete sono state due fasi distinte, e proprio nella seconda è emersa una nuova criticità.

Il sindaco Sepe, nelle sue comunicazioni, non ha minimizzato i disagi. Al contrario, ha riconosciuto apertamente la rabbia dei cittadini, arrivando a definirsi a sua volta arrabbiato per una situazione protrattasi per oltre 48 ore.

Ma la parte più significativa della posizione del primo cittadino riguarda ciò che dovrà accadere dopo l’emergenza. Sepe ha infatti annunciato l’intenzione di chiedere, insieme agli altri sindaci dei territori coinvolti, un confronto diretto con GORI per comprendere cosa sia accaduto e soprattutto quali interventi strutturali possano essere necessari. Nel suo messaggio ha posto anche il tema dell’eventuale presenza di condotte obsolete o malfunzionanti, precisando però che sarà necessario prima comprendere tecnicamente le cause. 

Nel frattempo, proprio per fronteggiare il protrarsi dell’interruzione, GORI ha potenziato il servizio idrico sostitutivo con ulteriori autobotti nei territori interessati. A San Giuseppe Vesuviano era stata predisposta un’autobotte presso Piazza Garibaldi, all’esterno della Casa Comunale, come confermato anche negli avvisi ufficiali della società. 

La vicenda di questi giorni lascia naturalmente aperta una questione più ampia: quanto è resiliente una rete idrica che serve un territorio così vasto e densamente popolato? È una domanda legittima, soprattutto dopo un’interruzione che ha coinvolto contemporaneamente numerosi Comuni. Ma sarà necessario attendere le valutazioni tecniche di GORI e il confronto annunciato dai sindaci prima di attribuire l’emergenza a eventuali criticità strutturali.

San Giuseppe Vesuviano non è un caso isolato. È uno dei Comuni che hanno pagato il prezzo più alto di un problema che ha interessato una parte significativa del sistema idrico vesuviano. E il confronto annunciato dal sindaco con GORI sarà importante proprio per trasformare la gestione dell’emergenza in una riflessione sulla sicurezza e sull’efficienza della rete per gli anni a venire.